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Messa A Disposizione

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione mafiosa: la messa a disposizione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato accusato di associazione mafiosa. La decisione si basa sulla prova della sua stabile messa a disposizione della cosca, manifestata attraverso ruoli di vedetta, supporto logistico al boss e partecipazione a spedizioni armate. La Corte ha ribadito che, per le mafie storiche, la partecipazione si desume da condotte oggettive che testimoniano l'inserimento organico nel gruppo, rendendo legittima la presunzione di pericolosità sociale.
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Associazione di stampo mafioso: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di associazione di stampo mafioso legato a storiche consorterie criminali. La sentenza conferma le condanne per la maggior parte degli imputati, ribadendo che la partecipazione si prova attraverso la messa a disposizione e il legame organico con il clan. Sono stati inoltre definiti i confini del concorso esterno e l'applicazione dell'aggravante dell'associazione armata basata sulla notorietà della dotazione di armi delle mafie storiche.
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Partecipazione associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione associazione mafiosa e tentata estorsione. La sentenza chiarisce che la 'messa a disposizione' al clan, dimostrata da episodi specifici come la partecipazione a sopralluoghi per un'estorsione, è sufficiente a configurare la gravità indiziaria, anche senza un coinvolgimento continuo in tutte le attività del sodalizio.
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Associazione mafiosa: quando la ‘messa a disposizione’ basta
Un soggetto ricorre in Cassazione contro la custodia cautelare per associazione mafiosa, sostenendo di non aver compiuto atti concreti. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la stabile 'messa a disposizione' al clan è sufficiente per configurare la partecipazione al sodalizio, anche in assenza di coinvolgimento in specifici reati-fine.
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Partecipazione mafiosa: prova e ruolo apicale
La Cassazione conferma la condanna per partecipazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. La sentenza chiarisce che per provare il reato associativo non basta il legame di parentela, ma serve dimostrare l'inserimento stabile e funzionale nel clan, anche attraverso un ruolo apicale vicario. La prova della partecipazione mafiosa può basarsi su un complesso di indizi, incluse le dichiarazioni dei collaboratori e le intercettazioni, che dimostrino la 'messa a disposizione' dell'imputato per gli scopi del sodalizio.
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Contrasto tra giudicati: quando non c’è revisione
La Cassazione ha rigettato un ricorso per revisione basato su un presunto contrasto tra giudicati. Un uomo, condannato per associazione mafiosa come mediatore in una faida, sosteneva che l'assoluzione di altri soggetti in un diverso processo creasse un conflitto. La Corte ha chiarito che il contrasto sussiste solo per fatti storici inconciliabili, non per diverse valutazioni giuridiche degli stessi fatti, confermando la condanna.
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Partecipazione mafiosa: quando la vicinanza è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione mafiosa, confermando la misura cautelare. La Corte ha stabilito che i numerosi indizi, valutati globalmente, dimostrano un'integrazione stabile nel sodalizio criminale, superando la mera 'contiguità compiacente'.
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Partecipazione mafiosa: quando la vicinanza è reato
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un individuo accusato di partecipazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce la distinzione tra la 'contiguità compiacente', non punibile, e la partecipazione attiva, che si concretizza quando un soggetto si mette a disposizione dell'organizzazione criminale con condotte concrete e funzionali al suo rafforzamento, come partecipare a colloqui in carcere con i boss o collaborare alla 'bonifica' di auto da microspie.
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Associazione di tipo mafioso: la ‘messa a disposizione’
La Corte di Cassazione conferma una misura di custodia cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso, chiarendo che la 'messa a disposizione' al sodalizio criminale è sufficiente per integrare la partecipazione. La prova può derivare da un complesso di elementi indiziari, come conversazioni intercettate, frequentazioni e pubblicazioni sui social media, anche in assenza di dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La sentenza sottolinea l'autonomia del giudice del rinvio nel rivalutare le stesse fonti di prova per colmare le lacune motivazionali indicate in un precedente annullamento.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando è stabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte conferma che la 'messa a disposizione' e l'agire come 'longa manus' di un capo clan in episodi estorsivi strategici dimostrano un inserimento stabile e organico nel sodalizio, superando la tesi di una partecipazione meramente sporadica.
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Partecipazione mafiosa: prova e ‘messa a disposizione’
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per un architetto accusato di partecipazione mafiosa. La Corte ha ritenuto insufficientemente provata la sua stabile e continuativa 'messa a disposizione' a favore del sodalizio criminale, distinguendo il ruolo di professionista, seppur strumentale, dalla piena e organica appartenenza all'associazione.
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Partecipazione ad associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la stabile e seria 'messa a disposizione' nei confronti del clan è sufficiente a configurare il reato, anche in assenza di specifici atti criminali commessi. Le vanterie e la cortigianeria dell'indagato, emerse dalle intercettazioni, sono state interpretate dai giudici come prova di un inserimento organico nel sodalizio, finalizzato al perseguimento degli scopi illeciti del gruppo.
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