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Memoria Istruttoria

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto scritto depositato in un processo civile attraverso il quale le parti specificano le prove che intendono utilizzare per sostenere le proprie ragioni (es. testimoni, documenti).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissibilità della prova testimoniale senza rigidi formalismi
Un artigiano chiede il pagamento del saldo per riparazioni auto eseguite su incarico di una società. Il Tribunale rigetta la domanda ritenendo generica la collocazione temporale dei fatti e inammissibili le prove orali. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione. La Cassazione accoglie il ricorso dell'artigiano, cassando la decisione. La Suprema Corte chiarisce che l'ammissibilità della prova testimoniale non richiede un rigido formalismo nell'indicazione dei fatti: se l'attività è complessa e frazionata, basta specificarne la natura essenziale, spettando poi al giudice e ai difensori approfondire i dettagli durante l'audizione dei testimoni. La causa viene rinviata per un nuovo esame istruttorio.
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Inoperatività della polizza assicurativa: vince la catena
Un proprietario chiede l'indennizzo per il furto della propria imbarcazione, ma la compagnia assicurativa eccepisce l'inoperatività della polizza assicurativa per via di presunte misure di protezione insufficienti. Il natante era custodito in un cortile condominiale, legato con catena e lucchetto a un anello nel muro. La Corte d'Appello accoglie la domanda del proprietario, ritenendo le misure idonee e condannando l'assicuratrice al pagamento di oltre 22.000 euro. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso della compagnia. I giudici chiariscono che spetta all'assicuratore provare l'inoperatività della copertura e che l'assicurato può dimostrare l'efficacia dei sistemi di sicurezza tramite testimoni, senza l'obbligo di descriverli preventivamente nella denuncia di furto.
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Responsabilità professionale: la prova del danno fiscale
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di risarcimento per responsabilità professionale promossa da un cliente contro il proprio commercialista. Il ricorrente lamentava sanzioni fiscali derivanti da errori del professionista, ma non ha fornito prova documentale certa degli avvenuti pagamenti all'Erario. La Suprema Corte ha ribadito che, in assenza di prova del danno, l'accertamento della colpa professionale diventa superfluo secondo il principio della ragione più liquida. Inoltre, sono state dichiarate tardive le allegazioni relative a presunti accordi per compensi ridotti, poiché presentate solo nelle memorie istruttorie finali e non negli atti introduttivi.
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Domanda nuova nel processo: quando è ammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19763/2024, affronta il tema della domanda nuova nel processo civile. Un professionista, non riuscendo a far valere una scrittura privata per il trasferimento di un immobile come pagamento di compensi, aveva proposto in corso di causa una domanda per ottenere il pagamento in denaro. I giudici di merito l'avevano ritenuta tardiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la domanda nuova, se è conseguenza delle difese della controparte, può essere legittimamente proposta nella prima memoria istruttoria, e non necessariamente alla prima udienza.
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Danno biologico iure proprio: quando allegare i fatti?
In un caso di responsabilità medica, la Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per danno biologico iure proprio, subìto dai familiari di una vittima, è valida se formulata nell'atto di citazione. Le specifiche patologie, quali fatti secondari a sostegno della prova, possono essere introdotte successivamente, nei termini previsti per le memorie istruttorie. La Corte ha cassato la decisione d'appello che le aveva erroneamente ritenute tardive, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Provvigione mediazione: quando la prova è tempestiva
Una società immobiliare si è vista negare la provvigione mediazione perché i giudici di merito avevano ritenuto tardiva la specificazione dei nominativi degli agenti che avevano effettivamente svolto l'attività. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che indicare i nomi degli agenti non è una modifica della domanda, ma un elemento di prova (thema probandum) che può essere introdotto nei termini previsti per le istanze istruttorie. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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