LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Mala Fede

Pagina 3 di 3

60 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tardività ricorso cassazione: le conseguenze
Una società radiofonica ha impugnato una sentenza che confermava la sua liquidazione controllata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della tardività del ricorso per cassazione, presentato sei mesi dopo la notifica invece che entro il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha inoltre condannato la società e il suo legale rappresentante in solido per lite temeraria, ravvisando la mala fede nella proposizione di un ricorso tardivo e palesemente infondato.
Continua »
Responsabilità aggravata: quando la sanzione è illegittima
Una socia di una cooperativa edilizia viene esclusa per morosità e perde l'immobile. Dopo aver perso in primo e secondo grado, dove viene anche condannata per responsabilità aggravata (lite temeraria), ricorre in Cassazione. La Suprema Corte rigetta il motivo sulla presunta inadempienza della cooperativa, ma accoglie quello sulla sanzione. Stabilisce che la condanna per responsabilità aggravata non può essere automatica, ma richiede una motivazione specifica del giudice sulla sussistenza di mala fede o colpa grave, elementi non dimostrati nel caso di specie. La sentenza viene quindi cassata con rinvio su questo punto.
Continua »
Responsabilità aggravata: no se la domanda è parziale
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per responsabilità aggravata a carico di un professionista. Nonostante un comportamento processuale discutibile durante le trattative, la Corte ha stabilito che la sanzione non è applicabile se la parte non è totalmente soccombente, avendo ottenuto un accoglimento solo parziale della richiesta risarcitoria originaria.
Continua »
Acquisto da titolare apparente: la prova della buona fede
Una società acquista un immobile da un venditore il cui titolo di proprietà proveniva da un precedente atto di vendita dichiarato simulato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13883/2024, ha stabilito che la presunzione di buona fede del terzo acquirente può essere vinta. La mancata prova del pagamento del prezzo costituisce un elemento cruciale per dimostrare la mala fede dell'acquirente e rendere inefficace il suo acquisto nei confronti dei creditori del venditore originario. La sentenza d'appello è stata parzialmente cassata solo per un vizio procedurale, ovvero l'omessa pronuncia sulla domanda di manleva dell'acquirente verso il suo venditore.
Continua »
Legittimazione creditore liquidazione: il caso Cass.
La Corte di Cassazione conferma che la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale sussiste anche in presenza di un credito contestato. Per avviare la procedura, è sufficiente un accertamento sommario da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La sentenza analizza anche la validità di un contratto di factoring non sottoscritto dalla società cessionaria e sanziona per mala fede il ricorso basato su argomentazioni palesemente smentite dalle prove documentali.
Continua »
Fatture false: onere della prova a carico del Fisco
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema delle fatture false per operazioni soggettivamente inesistenti. Viene stabilito che spetta all'Agenzia delle Entrate dimostrare, con prove oggettive, non solo la fittizietà del fornitore ma anche la consapevolezza del contribuente di partecipare a una frode fiscale. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato per mancata prova della malafede del contribuente.
Continua »
Confisca urbanistica: società schermo e mala fede
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca urbanistica di un complesso immobiliare, respingendo il ricorso di una società che ne rivendicava la proprietà. La Corte ha stabilito che la società non poteva essere considerata terza in buona fede, bensì una 'società schermo' creata dai familiari condannati per lottizzazione abusiva. Anche se la socia accomandataria è stata assolta, i legami familiari e la consapevolezza dell'illecito hanno escluso la buona fede, rendendo legittima la confisca.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è solo una rilettura?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di bancarotta. L'imputato, condannato per aver distratto beni aziendali, ha tentato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, ma la Suprema Corte ha ribadito che il suo compito non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito, confermando la condanna e l'inammissibilità del ricorso.
Continua »
Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
Continua »
Clausola visto e piaciuto: non vale con vizi occulti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola 'visto e piaciuto' non esonera il venditore dalla garanzia per i vizi della cosa venduta se questi sono stati occultati in mala fede. Nel caso specifico, l'acquisto di un autocarro usato con difetti strutturali nascosti da una riverniciatura ha portato alla risoluzione del contratto. La Corte ha ritenuto che la deliberata dissimulazione dei vizi rende inefficace la clausola, confermando la condanna del venditore alla restituzione del prezzo.
Continua »
Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un risparmiatore che aveva acquistato obbligazioni argentine. A causa della violazione degli obblighi informativi dell'intermediario, i giudici di merito avevano dichiarato la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato che tale violazione è grave e giustifica la risoluzione, ma ha cassato la sentenza per due aspetti: ha stabilito che l'investitore deve restituire i titoli e le cedole percepite e che gli interessi sulla somma rimborsata dalla banca decorrono dalla domanda giudiziale, non dall'investimento, salvo prova della malafede.
Continua »
Obblighi informativi intermediario: la Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli obblighi informativi dell'intermediario nella vendita di prodotti finanziari rischiosi, come le obbligazioni argentine. La Corte conferma la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, ma corregge la decisione d'appello su un punto cruciale: la decorrenza degli interessi sulla somma da restituire all'investitore. Viene stabilito che gli interessi decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dall'investimento, salvo prova della mala fede dell'intermediario. Questo principio chiarisce la gestione delle conseguenze restitutorie derivanti dalla violazione degli obblighi informativi.
Continua »
Azione revocatoria: la prova della malafede basta
Il curatore fallimentare ha esercitato un'azione revocatoria contro la cessione di un ramo d'azienda. L'azione è stata estesa agli acquirenti successivi degli immobili compresi nel ramo. La Corte di Cassazione ha confermato che, per rendere inefficace l'acquisto dei subacquirenti, è sufficiente che il curatore provi la loro malafede (la consapevolezza delle difficoltà finanziarie del venditore originario), senza dover dimostrare tutti i presupposti di un'autonoma azione revocatoria ordinaria nei loro confronti.
Continua »
Onere di allegazione e possesso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che, pur non invertendo l'onere della prova, la mancata o non attendibile spiegazione sulla provenienza di beni in proprio possesso costituisce un valido elemento per il giudice. Questo adempie a un onere di allegazione che, se disatteso, può essere interpretato come un indicatore di mala fede e della volontà di occultamento, portando alla conferma della responsabilità penale.
Continua »
Provenienza illecita: come si prova la malafede?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che la mancata o non attendibile indicazione dell'origine di un bene di provenienza illecita costituisce prova sufficiente della conoscenza della sua natura criminale (malafede) da parte di chi lo possiede. La decisione si basa sia su elementi oggettivi, come la testimonianza, sia sull'elemento psicologico desunto dal comportamento dell'imputato.
Continua »
Patrocinio a spese dello Stato: revoca e poteri officiosi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di revoca del patrocinio a spese dello Stato concesso a un richiedente protezione internazionale. La revoca era stata disposta per presunta mala fede del richiedente. La Corte ha chiarito importanti principi procedurali: ha accolto il motivo di ricorso relativo al difetto di legittimazione passiva dell'Agenzia delle Entrate, condannata alle spese in primo grado nonostante l'eccezione sollevata. Ha invece respinto il motivo sull'omesso esercizio dei poteri istruttori officiosi del giudice, specificando che il ricorrente deve indicare concretamente quali prove decisive il giudice avrebbe dovuto acquisire d'ufficio. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Revoca gratuito patrocinio: non basta il rigetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la revoca del gratuito patrocinio non può derivare automaticamente dal semplice rigetto della domanda. Il giudice deve condurre una valutazione separata per accertare se la parte ha agito con mala fede o colpa grave. L'ordinanza distingue tra la disciplina generale, che richiede questa prova, e la normativa speciale per le cause di protezione internazionale, introdotta nel 2017, che prevede la revoca in caso di 'manifesta infondatezza' della domanda. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
Continua »
Registrazione marchio mala fede: il consenso la esclude
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste una registrazione di marchio in mala fede se avviene con il consenso, anche presunto, del titolare del segno preusato, specialmente in un contesto di società collegate. Il caso riguardava una società che aveva registrato un marchio di fatto utilizzato da un'altra società dello stesso gruppo, poi fallita. La Corte ha ritenuto legittima la registrazione, finalizzata a conservare il valore di beni dati in pegno, escludendo l'intento anticoncorrenziale o distrattivo ai danni della massa fallimentare.
Continua »
Indebito oggettivo: che fare se ricevi un bonifico?
Un'agenzia di assicurazioni ha versato per errore una cospicua somma a un imprenditore agricolo, il quale, pur riconoscendo l'errore, ne ha restituito solo una parte. Il Tribunale ha condannato l'imprenditore a restituire la somma residua, applicando il principio dell'indebito oggettivo. La sentenza chiarisce che chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto alla restituzione, e se agisce in mala fede, deve corrispondere anche gli interessi dal giorno del pagamento e non dalla domanda giudiziale.
Continua »
Liquidazione giudiziale: quando la crisi è insolvenza
Una società in liquidazione giudiziale ha impugnato la sentenza, sostenendo di trovarsi in una crisi temporanea e non in uno stato di insolvenza, a causa di ritardi nell'incasso di crediti fiscali. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando l'insolvenza irreversibile sulla base di prove schiaccianti: debiti ingenti, patrimonio netto negativo, paralisi operativa e l'impossibilità di liquidare gli asset vantati. La Corte ha sottolineato che l'insolvenza consiste nell'incapacità di adempiere regolarmente alle obbligazioni, un dato che va oltre il semplice confronto contabile tra attivi e passivi.
Continua »