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Luci

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

I fanali sono dispositivi atti a generare un fascio luminoso di segnalazione o per l'illuminazione sui veicoli di trasporto, generalmente conosciuti anche come fari, proiettori o gruppi ottici.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze legali tra edifici: finestra contesa e ricorso inammissibile
Due proprietari hanno contestato la sopraelevazione di un edificio confinante, ritenendo violasse le distanze legali tra edifici e chiudesse le loro finestre. Il Tribunale aveva dato loro ragione, qualificando le aperture come "vedute". La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, considerandole semplici "luci", per le quali le norme sulle distanze erano meno restrittive. I proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo principale è stato un errore nella notifica del ricorso a una delle parti, che non è andata a buon fine e non è stata correttamente riattivata dai ricorrenti.
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Innalzamento di luci irregolari: il condomino perde in Cassazione
Un condomino trasforma una veranda in appartamento, modificando le finestre sul muro comune. Il Condominio e alcuni proprietari chiedono la rimessione in pristino e la regolarizzazione delle aperture. Il Tribunale ordina l'innalzamento di luci irregolari fino a 2,50 metri. La Corte d'Appello conferma la decisione. Il condomino ricorre in Cassazione, lamentando che la sentenza sia stata decisa prima dei termini difensivi e che l'ordine di innalzamento costituisca un vizio di ultrapetizione (decisione oltre le richieste). La Suprema Corte rigetta il ricorso: la data di deliberazione anteriore è un mero errore materiale se la pubblicazione avviene dopo la scadenza dei termini. Inoltre, la richiesta di regolarizzazione delle luci include implicitamente l'innalzamento all'altezza minima di legge. Il condomino perde la causa e deve pagare le spese.
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Luci irregolari: il vetrocemento è muro ma le spese si compensano
I comproprietari di un immobile hanno contestato la modifica di tre aperture sul muro di confine da parte dell'azienda conduttrice del fondo vicino. Un vecchio accordo transattivo prevedeva la presenza di vetrocemento nella parte inferiore delle aperture. L'azienda ha invece installato un infisso in vetro retinato liscio, creando di fatto delle luci irregolari. La Corte di Cassazione ha confermato che il vetrocemento equivale a un muro e non può essere sostituito con un comune infisso, anche se fisso. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dell'azienda sulla ripartizione delle spese legali di primo grado. La Corte d'appello non poteva modificare d'ufficio la compensazione delle spese decisa in primo grado senza un appello specifico dei vicini. L'azienda ottiene così l'annullamento della condanna alle spese del primo giudizio.
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Costruzione in aderenza: vince il vicino se le luci non sono vedute
Una proprietaria si oppone alla nuova opera del vicino, sostenendo che viola le distanze legali. Il conflitto si concentra sulla possibilità del vicino di realizzare una **costruzione in aderenza** al muro della donna, muro dotato di semplici 'luci' (aperture per aria e luce). Una precedente sentenza aveva dato alla proprietaria la facoltà di trasformare quelle luci in 'vedute' (finestre per affacciarsi), ma lei non l'aveva mai fatto. La Cassazione stabilisce un principio chiaro: le valutazioni si fanno sullo stato attuale e non su quello potenziale. Poiché le aperture sono rimaste 'luci', il vicino ha il pieno diritto di costruire in aderenza, anche chiudendole. La sola possibilità teorica di una modifica non esercitata non può limitare il diritto del vicino.
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Soccombenza virtuale e spese: chi paga?
In una controversia riguardante il rispetto delle distanze legali per le vedute, il vicino ha modificato le aperture in corso di causa, portando alla cessazione della materia del contendere. La Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese, ma la Cassazione ha annullato tale statuizione. Secondo la Suprema Corte, l'adempimento spontaneo tardivo non esclude la soccombenza virtuale della parte che ha inizialmente resistito alla domanda, obbligandola quindi a rifondere le spese legali all'attore che è stato costretto a rivolgersi alla giustizia.
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Litisconsorzio necessario luci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8133/2024, ha chiarito che in una causa per la regolarizzazione di aperture (luci) su un muro perimetrale condominiale, non sussiste litisconsorzio necessario con tutti i condomini. L'azione va proposta unicamente nei confronti del proprietario dell'unità immobiliare a cui le aperture servono. La Corte ha rigettato il ricorso principale che sosteneva la necessità di coinvolgere l'intero condominio, ribadendo che le luci, a differenza del muro, non costituiscono bene comune.
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Distanze legali vedute: la via pubblica non esonera
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 444/2024, ha stabilito che l'eccezione alle distanze legali vedute, prevista in presenza di una via pubblica, non si applica ai fondi contigui e allineati sullo stesso lato. La Corte ha rigettato il ricorso su questo punto, affermando che la contiguità tra le proprietà mantiene l'esigenza di tutela della riservatezza. Ha invece accolto il motivo relativo all'eccessiva liquidazione delle spese legali, ricalcolandole in base al reale valore della controversia, notevolmente inferiore a quanto stabilito in appello.
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Regolarizzazione luci: la Cassazione decide sul caso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari di un immobile le cui luci non erano conformi alla legge. La Corte ha chiarito che la richiesta di regolarizzazione luci non implica lo spostamento di un muro e ha ribadito che la domanda di accesso al fondo del vicino per manutenzione deve essere supportata da prove specifiche di necessità. La sentenza ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Tolleranze costruttive: irrilevanti tra vicini
Una complessa disputa tra proprietari confinanti su confini, sopraelevazioni e aperture nei muri giunge in Cassazione. La Corte stabilisce due principi fondamentali: le cosiddette 'tolleranze costruttive' del 2%, previste dalla normativa edilizia, sono irrilevanti nei rapporti tra privati per il rispetto delle distanze legali. Inoltre, le aperture qualificabili come 'luci', se non conformi ai requisiti del codice civile, devono essere regolarizzate, non potendo il giudice ignorare la violazione. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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