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Liquidazione Equitativa Del Danno

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71 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione equitativa: quando il giudice può decidere?
Un'impresa individuale ha citato in giudizio una compagnia telefonica per inadempimento contrattuale, ma la sua richiesta di risarcimento è stata respinta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che la liquidazione equitativa del danno è possibile solo dopo aver dimostrato con certezza l'esistenza del danno stesso ('an debeatur'), non potendo supplire a una totale assenza di prova.
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Liquidazione equitativa danno: la Cassazione decide
In un caso di inadempimento contrattuale protratto nel tempo, la Corte di Cassazione ha stabilito che, una volta accertata l'esistenza di un danno, il giudice non può rigettare la domanda risarcitoria solo perché la vittima non riesce a provarne l'esatto ammontare. In tali circostanze, scatta l'obbligo di procedere a una liquidazione equitativa del danno, basandosi sugli elementi disponibili. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento a una società casearia per la sistematica adulterazione del latte da parte di un fornitore, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Liquidazione equitativa: quando il danno va provato
In un caso di appalto pubblico per la ristrutturazione di una scuola, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla liquidazione equitativa del danno. Non è sufficiente che vi sia un inadempimento contrattuale da parte dell'appaltatore per ottenere un risarcimento. Il committente deve prima dimostrare l'esistenza effettiva di un pregiudizio economico ('an debeatur'). Solo dopo aver assolto a tale onere probatorio, il giudice può procedere alla quantificazione del danno in via equitativa, qualora il suo preciso ammontare sia di difficile determinazione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva 'semplicemente supposto' il danno, ribadendo che il potere equitativo del giudice non può surrogare la prova dell'esistenza del danno stesso.
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Liquidazione equitativa danno: il ruolo del perito
Un proprietario di un appartamento subisce un incendio ma l'assicurazione non paga perché l'amministratore non ha versato il premio. La Cassazione conferma la condanna dell'amministratore al risarcimento, basando la quantificazione del danno su una valutazione equitativa. L'ordinanza chiarisce che, una volta accertata la responsabilità, il giudice può procedere alla liquidazione equitativa del danno utilizzando come base una perizia, anche se non formalmente ratificata.
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Liquidazione equitativa danno: limiti al sindacato
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per un risarcimento danni dovuto a mancate assegnazioni di incarichi. I giudici di merito hanno riconosciuto un risarcimento parziale attraverso una liquidazione equitativa del danno. Il medico ha impugnato la decisione in Cassazione, contestando la quantificazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione equitativa del giudice non è sindacabile se logicamente motivata. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato dichiarato inefficace.
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Revoca amministratori srl: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione esamina un caso di mala gestio e discute l'ammissibilità dell'azione di revoca amministratori srl al di fuori della fase cautelare. A causa di contrasti giurisprudenziali, l'ordinanza interlocutoria rinvia la causa a pubblica udienza per un approfondimento sul tema, cruciale per la tutela dei soci.
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Liquidazione equitativa danno: limiti del giudice
Una società finanziaria ha citato in giudizio un'azienda di telecomunicazioni per l'interruzione della linea telefonica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7622/2025, ha confermato la legittimità della liquidazione equitativa del danno per la perdita di utili, sottolineando l'ampia discrezionalità del giudice di merito. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello nella parte in cui riduceva le spese di primo grado senza uno specifico motivo di impugnazione, riaffermando il divieto di reformatio in pejus.
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Liquidazione equitativa danno: onere della prova
Due società immobiliari subiscono l'occupazione abusiva dei loro appartamenti. A causa dell'inerzia dello Stato nell'eseguire lo sgombero, chiedono il risarcimento. La Cassazione chiarisce i limiti della liquidazione equitativa del danno, affermando che non può essere usata per sopperire alla mancata prova dell'esistenza stessa del danno da parte del danneggiato.
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Liquidazione equitativa del danno: la Cassazione
Un utente, agente di commercio, subisce l'interruzione della linea telefonica per 12 giorni. Il Giudice di Pace liquida un danno di 400 euro. Il Tribunale, in appello, nega il risarcimento per carenza di prova sul quantum. La Cassazione cassa la sentenza d'appello, affermando che la difficoltà di provare l'esatto ammontare del danno non impedisce la liquidazione equitativa del danno, una volta accertata la sua esistenza (l'an).
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Liquidazione equitativa del danno: il caso dell’ex-amm.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore di condominio al risarcimento del danno, stabilito tramite liquidazione equitativa, per non aver restituito la documentazione condominiale. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di prove di appropriazione indebita, la condotta omissiva che rende estremamente difficile la gestione successiva costituisce un danno risarcibile. L'ordinanza sottolinea i presupposti per la liquidazione equitativa del danno e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Liquidazione equitativa del danno: obbligo di motivazione
In una controversia su un diritto di passaggio, la Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione equitativa del danno da occupazione illegittima deve essere adeguatamente motivata. Non è sufficiente il mero riferimento alla "prolungata occupazione" per giustificare l'importo risarcitorio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, sottolineando la necessità per il giudice di esplicitare i criteri logici e i parametri valutativi seguiti, pena la nullità della decisione per motivazione apparente. La sentenza ha invece confermato la non prescrizione del diritto di passaggio.
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