In un caso di inadempimento contrattuale protratto nel tempo, la Corte di Cassazione ha stabilito che, una volta accertata l'esistenza di un danno, il giudice non può rigettare la domanda risarcitoria solo perché la vittima non riesce a provarne l'esatto ammontare. In tali circostanze, scatta l'obbligo di procedere a una liquidazione equitativa del danno, basandosi sugli elementi disponibili. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento a una società casearia per la sistematica adulterazione del latte da parte di un fornitore, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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