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Licenziamento Verbale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Licenziamento comunicato a voce e non per iscritto, che la legge considera nullo e privo di qualsiasi effetto giuridico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento Verbale: Socio Senza Poteri, Cassazione Annulla
Un lavoratore ha contestato un licenziamento verbale, sostenendo di aver lavorato per anni per un ristorante gestito da una società, nonostante alcuni contratti fossero stati stipulati con un'altra società collegata. I giudici di primo e secondo grado hanno riconosciuto il licenziamento verbale come inefficace, condannando la società a riassumere il lavoratore e a pagare un'indennità. La società ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il socio che aveva comunicato il licenziamento non aveva poteri datoriali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente verificato i poteri del socio, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Rinuncia implicita alla domanda: niente risarcimento ma TFR dovuto
Un lavoratore agricolo ha chiesto il riconoscimento del rapporto subordinato, il pagamento del TFR, delle retribuzioni arretrate e il risarcimento del danno pensionistico per omessa contribuzione. I giudici di merito hanno accolto le domande. L'erede del datore di lavoro ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, rilevando che si era verificata una rinuncia implicita alla domanda di risarcimento pensionistico, poiché il lavoratore, in primo grado, aveva limitato le sue conclusioni scritte alle sole differenze retributive. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il risarcimento pensionistico, ma ha confermato la subordinazione, il TFR e le retribuzioni dovute per l'inefficacia del licenziamento verbale.
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Licenziamento verbale: finta collaborazione costa cara alla TV
Una collaboratrice di una società televisiva, formalmente inquadrata con contratti autonomi, viene allontanata a voce dal posto di lavoro. La Corte d'Appello accerta la natura subordinata del rapporto e dichiara inefficace il licenziamento verbale, ordinando la reintegrazione e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, respingendo il ricorso della società. I giudici di legittimità ribadiscono che la lavoratrice ha pienamente dimostrato che l'interruzione del rapporto è dipesa da una precisa volontà datoriale di estrometterla, comunicata oralmente dalla responsabile del programma. L'azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Licenziamento verbale nullo: l’azienda rinuncia al ricorso finale
Un lavoratore impugna una serie di contratti a termine e il successivo licenziamento verbale. I giudici dichiarano i contratti illegittimi e il licenziamento nullo, ordinando la reintegra. Dal risarcimento del danno viene però detratto l'aliunde perceptum, cioè quanto guadagnato dal lavoratore con altri impieghi, ma non le indennità di disoccupazione. L'Azienda presenta ricorso in Cassazione ma poi vi rinuncia. La Corte Suprema dichiara quindi l'estinzione del processo, rendendo la condanna precedente definitiva. Il lavoratore vince la causa sul licenziamento verbale, consolidando il suo diritto alla reintegra e al risarcimento, seppur ridotto.
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Licenziamento verbale: il ritardo non è rinuncia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, condannata a risarcire un ex dipendente per licenziamento verbale. La Corte ha stabilito che il semplice ritardo del lavoratore nell'agire legalmente non costituisce una rinuncia tacita al diritto al risarcimento. Inoltre, l'obbligo di reintegrazione e pagamento sussiste finché l'azienda è legalmente iscritta al registro delle imprese, anche se inattiva. Infine, i diritti sanciti da una sentenza definitiva si prescrivono in dieci anni.
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Licenziamento verbale: chi ha il potere di licenziare?
Un dipendente impugna un licenziamento verbale ricevuto dal figlio del legale rappresentante della società. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Viene stabilito che il licenziamento è inefficace poiché proferito da un soggetto privo del potere datoriale, che spettava esclusivamente al legale rappresentante. La Corte sottolinea l'importanza di provare l'effettiva titolarità del potere di recesso in capo a chi lo esercita, respingendo le prove indirette fornite dal lavoratore come insufficienti.
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