L'erede di un debitore ha impugnato un decreto ingiuntivo sostenendo che il debito originasse da interessi usurari pari al 10% mensile. A supporto della tesi, ha presentato una sentenza di patteggiamento penale emessa contro il creditore e vari assegni. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto l'opposizione, ritenendo insufficienti le prove fornite. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che la sentenza di patteggiamento non costituisce prova automatica nel processo civile e che il giudice di merito gode di piena autonomia nella valutazione delle prove. Inoltre, il ricorso è stato censurato per difetto di specificità, non avendo il ricorrente indicato con precisione la collocazione dei documenti citati nel fascicolo processuale. La decisione ribadisce il confine netto tra accertamento penale e civile in materia di interessi usurari.
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