Un doganalista impugna le sanzioni per oltre due milioni di euro inflittegli a seguito di una frode doganale sulle importazioni di biciclette elettriche smontate dalla Cina. L'Agenzia delle Dogane lo ritiene responsabile in solido con l'importatore sia per i dazi doganali che per l'IVA all'importazione. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso del professionista. I giudici confermano la sua responsabilità per i dazi doganali, data la sua consapevolezza della frode. Tuttavia, escludono qualsiasi sanzione legata all'IVA all'importazione. La Corte stabilisce infatti che, in base al diritto europeo e nazionale, il rappresentante doganale non risponde in solido per l'IVA all'importazione, mancando una norma interna specifica che lo preveda. Di conseguenza, la sentenza d'appello viene cassata senza rinvio sul punto dell'imposta sul valore aggiunto.
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