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Interposizione

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50 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Interposizione illecita: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un'ipotesi di interposizione illecita di manodopera tra una nota società di telecomunicazioni e un gruppo di lavoratori formalmente assunti da una società appaltatrice. I giudici hanno stabilito che il rapporto di lavoro deve intendersi instaurato direttamente con la società committente, poiché l'appalto era privo di una reale autonomia organizzativa. La Corte ha inoltre chiarito che il termine di decadenza per agire contro l'utilizzatore non decorre dal licenziamento intimato dall'appaltatore, ma richiederebbe una formale negazione del rapporto da parte del committente stesso, nel caso di specie mai avvenuta.
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Appalto illecito: guida alla subordinazione diretta
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato diretto tra due addetti ai servizi e una grande società finanziaria, configurando un caso di appalto illecito. Sebbene i lavoratori fossero formalmente assunti da una cooperativa esterna, l'assenza di un contratto d'appalto documentato e l'esercizio del potere direttivo da parte della società utilizzatrice hanno reso nulla l'interposizione di manodopera. La Corte ha stabilito che, in mancanza di prove sulla genuinità dell'appalto, il rapporto di lavoro deve considerarsi instaurato sin dall'origine con il beneficiario effettivo delle prestazioni.
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Interposizione fittizia e accertamento tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali un'operazione immobiliare complessa finalizzata a occultare una plusvalenza milionaria attraverso un'**interposizione fittizia**. Una società 'veicolo', priva di struttura operativa, ha acquistato e rivenduto un immobile nello stesso giorno, trasferendo il profitto alla società beneficiaria finale tramite flussi finanziari circolari. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di merito favorevole al contribuente, stabilendo che ai fini fiscali rileva il possesso effettivo del reddito indipendentemente dalla forma giuridica. La prova dell'interposizione può essere fornita tramite presunzioni gravi e precise, quali l'inattività della società interposta e l'assenza di valide ragioni economiche.
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Giudicato esterno e accertamento tributario
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava avvisi di accertamento IRPEF e IVAFE emessi contro gli eredi di un contribuente per un presunto credito milionario verso una società estera. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso applicando il principio del giudicato esterno. Poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già accertato l'inesistenza di tale credito ai fini dell'imposta di successione, tale accertamento è diventato vincolante anche per il presente giudizio sulle imposte dirette, rendendo nullo il presupposto impositivo.
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Termine impugnazione: quando scade il ricorso?
Una contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato sulla presunta attività di compravendita di opere d'arte, sostenendo di aver solo prestato denaro alla figlia titolare di una galleria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, poiché notificato oltre il termine impugnazione di sei mesi dal deposito della sentenza. La Corte ha ribadito che il termine decorre dal deposito ufficiale in cancelleria e non dalla successiva comunicazione telematica, condannando la ricorrente anche per abuso del processo.
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Delega conti terzi: quando scatta l’accertamento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2577/2026, ha stabilito un importante principio in materia di accertamenti fiscali. Se un contribuente possiede una delega conti terzi, in particolare di familiari, e vi sono altri indizi gravi, precisi e concordanti, l'Agenzia delle Entrate può presumere che le somme depositate su tali conti siano reddito non dichiarato del delegato. In questo caso, spetta al contribuente dimostrare la provenienza non imponibile dei fondi, invertendo l'onere della prova.
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Concorso del professionista: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33994/2024, ha stabilito che un professionista, come un commercialista, può essere ritenuto responsabile in concorso per gli illeciti fiscali di una società cliente. La Corte ha chiarito che la responsabilità esclusiva della persona giuridica non esclude quella dei terzi concorrenti. Inoltre, per configurare il concorso del professionista non è necessario che questi abbia conseguito un vantaggio economico personale, essendo sufficiente il suo contributo materiale o psicologico alla realizzazione dell'illecito. La sentenza di merito è stata cassata per non aver valutato correttamente l'insieme degli indizi a carico del professionista.
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Responsabilità commercialista: concorso in illeciti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del commercialista può essere affermata in caso di concorso negli illeciti fiscali commessi da una società cliente. La sentenza chiarisce che la norma che concentra le sanzioni sull'ente non protegge il consulente esterno (extraneus) che partecipa all'illecito. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità del professionista, criticando anche la valutazione frammentaria delle prove e ribadendo la necessità di un'analisi globale degli indizi.
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Interposizione società estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8479/2025, si è pronunciata su un caso di redditi esteri non dichiarati, derivanti dalla cessione di quote societarie di un noto club calcistico tramite una interposizione di società estera. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente principale, confermando che l'amministrazione finanziaria può imputare i redditi al soggetto effettivo possessore, indipendentemente dalla natura reale o fittizia dell'interposizione. Ha invece parzialmente accolto il ricorso dell'ex coniuge, cassando la precedente decisione per omessa pronuncia sulle sue specifiche censure, relative al suo ruolo di mera intestataria formale delle quote.
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Giudicato esterno tributario: limiti e autonomia anni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16246/2025, ha stabilito che l'efficacia del giudicato esterno tributario non si estende a un diverso periodo d'imposta se la precedente decisione, pur tra le stesse parti e su questioni analoghe, è priva di una specifica 'ratio decidendi'. Nel caso di specie, relativo a ritenute omesse su interessi passivi corrisposti a una holding estera, la Corte ha annullato la decisione di merito che si era basata acriticamente su una sentenza relativa a un'annualità precedente, senza che questa avesse adeguatamente motivato perché la holding fosse da considerarsi 'beneficiario effettivo'. La causa è stata rinviata per un nuovo esame nel merito.
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