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Intercettazioni Telefoniche

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88 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prove spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti di un uomo accusato di aver ricevuto ingenti quantitativi di cocaina dal Centro America. La difesa sosteneva che le prove, basate su intercettazioni e la testimonianza di un complice, fossero ambigue. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che l'interpretazione delle prove spaccio stupefacenti è di competenza del giudice di merito e non può essere rivalutata in sede di legittimità se la motivazione è logica. È stata inoltre esclusa l'ipotesi di reato di lieve entità a causa delle notevoli quantità e della provenienza internazionale della droga.
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Prova spaccio stupefacenti: come si dimostra il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 10 kg di cocaina. La sentenza stabilisce che la prova spaccio stupefacenti può essere desunta da fonti probatorie alternative al sequestro, come le intercettazioni telefoniche. Viene inoltre confermata la legittimità del diniego delle attenuanti generiche in ragione del profondo inserimento del soggetto nel contesto del narcotraffico.
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Intercettazioni telefoniche: prova nel narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico e per singoli episodi di spaccio. La sentenza ribadisce che le intercettazioni telefoniche costituiscono piena prova, anche in assenza del sequestro dello stupefacente. La Corte ha sottolineato che, in presenza di una 'doppia conforme' (sentenze uguali in primo e secondo grado), la valutazione dei fatti è preclusa al giudice di legittimità, salvo vizi logici manifesti, qui non riscontrati.
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Intercettazioni telefoniche: prova di reato associativo
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due familiari accusati di associazione per spaccio, basata su intercettazioni telefoniche. La Corte ha ribadito che l'interpretazione del contenuto delle conversazioni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se non per manifesta illogicità della motivazione, confermando così la validità della misura cautelare.
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Intercettazioni telefoniche: obblighi del PM
Un individuo in custodia cautelare per traffico di stupefacenti ricorre in Cassazione lamentando vizi procedurali legati alle intercettazioni telefoniche. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che l'omesso deposito dei file audio da parte del PM non comporta automaticamente l'inutilizzabilità della prova, se la difesa non li ha richiesti specificamente né ha contestato le trascrizioni. La Corte ribadisce inoltre i limiti del proprio sindacato, che non può estendersi a una nuova valutazione dei fatti.
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Agevolazione mafiosa: la prova nel narcotraffico
La Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di narcotraffico con l'aggravante di agevolazione mafiosa. Decisive le intercettazioni che dimostrano la consapevolezza di operare a vantaggio di un sodalizio mafioso, rendendo irrilevante il tempo trascorso e la detenzione per altra causa.
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Intercettazioni telefoniche: quando sono valide?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per narcotraffico. La sentenza conferma che vizi formali nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, come l'omissione del nome del traduttore, non le rendono inutilizzabili. Viene inoltre ribadito che la cosiddetta 'droga parlata', se supportata da altri elementi investigativi, costituisce prova sufficiente, e che il ruolo di fornitore internazionale esclude la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha rigettato le eccezioni procedurali sulle intercettazioni e ha confermato la solidità degli indizi che delineavano una struttura criminale organizzata, ritenendo quindi legittima la misura detentiva.
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