Un amministratore societario, condannato per reati fiscali legati all'uso di fatture false, ricorre in Cassazione contestando la validità del giudizio immediato e l'acquisizione tardiva di documenti probatori. La Suprema Corte rigetta i motivi procedurali, confermando la legittimità dell'integrazione probatoria d'ufficio disposta dal giudice a fine dibattimento per garantire la ricerca della verità. Tuttavia, i giudici di legittimità accolgono i motivi relativi al decorso del tempo per alcune condotte contestate. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza limitatamente ai reati ormai estinti per prescrizione, riducendo la pena complessiva inflitta all'imputato a un anno e sei mesi di reclusione.
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