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Indizi Gravi, Precisi E Concordanti

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69 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Plusvalenza cessione terreno: Cassazione chiarisce
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a una plusvalenza derivante dalla cessione di un terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva calcolato l'imposta basandosi esclusivamente sul valore del bene accertato ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4865/2024, ha accolto il ricorso della contribuente, affermando che il valore accertato per l'imposta di registro non è di per sé sufficiente a determinare la plusvalenza ai fini IRPEF. L'Amministrazione finanziaria ha l'onere di fornire ulteriori prove, gravi, precise e concordanti, per dimostrare un corrispettivo superiore a quello dichiarato.
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Furto di energia elettrica: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia elettrica. La decisione si basa sulla genericità del motivo di ricorso, che non criticava specificamente la sentenza d'appello e mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna e il pagamento di una sanzione sono stati confermati.
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Fatture inesistenti: la prova per indizi è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per l'amministratrice di una società per l'utilizzo di fatture inesistenti per oltre 5 milioni di euro. La sentenza stabilisce che la prova del reato può basarsi su un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti, superando la tesi difensiva secondo cui si trattava di mere presunzioni tributarie. Il ricorso è stato rigettato in quanto gli elementi raccolti, come l'assenza di contratti e le anomalie nelle transazioni, costituivano una prova logica e coerente della frode.
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Azione revocatoria: un solo indizio è prova sufficiente?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria intentata da una società finanziaria contro un garante che, prima del sorgere del debito, aveva trasferito un immobile a una società da lui amministrata. La Corte ha stabilito che la prova della dolosa preordinazione, necessaria in questi casi, può basarsi anche su un singolo indizio, purché grave e preciso. Il fatto che il garante fosse anche amministratore della società debitrice è stato ritenuto un indizio sufficiente a presumere l'intento di sottrarre il bene alla garanzia del futuro creditore, rigettando così il ricorso.
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Fatture per operazioni inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle fatture per operazioni inesistenti, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova tra Fisco e contribuente. L'Agenzia delle Entrate deve fornire indizi gravi, precisi e concordanti sull'inesistenza delle operazioni. Spetta poi al contribuente dimostrare l'effettività delle prestazioni. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva valutato gli indizi in modo atomistico e non complessivo, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prelievo di DNA da reperti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per rapina. La difesa contestava la legittimità del prelievo di DNA da un mozzicone di sigaretta, ma la Corte ha ribadito che tale pratica è legale poiché il materiale biologico è separato dalla persona. L'ordinanza sottolinea che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma deve limitarsi a questioni di legittimità.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per truffa, ribadendo il proprio ruolo di giudice di legittimità. L'ordinanza chiarisce che non è possibile chiedere alla Suprema Corte una rivalutazione delle prove già adeguatamente motivate nei gradi di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto aggravato. La Corte chiarisce che il ricorso era generico e che il calcolo della prescrizione, in presenza di più aggravanti, non era corretto, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Onere della prova e frodi IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19140/2025, ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato un avviso di accertamento per IVA. Il caso riguardava operazioni soggettivamente inesistenti con una società 'cartiera'. La Corte ha ribadito che, una volta forniti dall'Amministrazione finanziaria indizi gravi, precisi e concordanti sulla natura fittizia del fornitore, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza, non essendo sufficiente la prova della mera ricezione della merce.
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