Un cittadino straniero ha commesso un omicidio in Italia nel 2006. Rifugiatosi nel suo Paese d'origine, ha scontato all'estero oltre quindici anni di carcere a seguito della trasmissione degli atti investigativi da parte dei magistrati italiani. Terminato il periodo di detenzione, la giustizia italiana ha riattivato il processo, condannando l'autore a venticinque anni di reclusione e ordinando l'espiazione della pena residua. La difesa ha contestato l'ordine di arresto invocando il ne bis in idem internazionale e chiedendo l'annullamento della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sentenza straniera per delitti commessi sul territorio italiano non blocca il giudizio nazionale in mancanza di specifici accordi bilaterali tra Stati, fermo restando il calcolo del carcere già espiato all'estero.
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