La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di traffico di stupefacenti, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente, incaricato dal cugino, aveva consegnato un chilogrammo di cocaina a un complice. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, evidenziando lo stato di incensuratezza e la precedente condotta collaborativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno evidenziato lo stabile e ramificato inserimento dell'indagato in una rete di narcotraffico, provato dal possesso di armi e messaggi cifrati. In questo contesto, il pericolo di reiterazione del reato è stato giudicato concreto e attuale, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a prevenire la ripresa dei contatti criminali.
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