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Incarico Dirigenziale

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Incarico dirigenziale: la retribuzione si adegua
Una dirigente medico ha ottenuto il riconoscimento di una retribuzione superiore per aver di fatto diretto una 'struttura semplice' all'interno di un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. La Corte ha stabilito che la qualificazione di un incarico dirigenziale si basa sulle concrete responsabilità e autonomie gestionali, una valutazione di fatto che non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Incarico dirigenziale: la durata minima non si applica
Una dipendente pubblica ha contestato la durata semestrale del suo incarico dirigenziale, chiedendo l'applicazione della durata minima triennale prevista per i dirigenti interni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per gli incarichi dirigenziali conferiti a soggetti esterni ai sensi dell'art. 19, comma 6, D.Lgs. 165/2001, la legge non prevede una durata minima, ma solo una massima. La Corte ha distinto nettamente tra la disciplina per i dirigenti di ruolo e quella per gli esperti esterni a tempo determinato.
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Incarico dirigenziale: no durata minima per i temporanei
Una funzionaria pubblica, titolare di un incarico dirigenziale temporaneo, ha citato in giudizio l'ente regionale per ottenere il riconoscimento della durata minima triennale prevista per i dirigenti di ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito una chiara distinzione tra l'incarico dirigenziale conferito a dirigenti di ruolo (art. 19, co. 2, D.Lgs. 165/2001), che prevede una durata minima, e quello eccezionale e temporaneo conferito a soggetti esterni o non di ruolo (co. 6), per il quale la legge stabilisce solo un limite massimo di durata, non uno minimo.
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Retribuzione dirigente: no all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente pubblico non ha diritto a mantenere un assegno ad personam, concesso per conservare una precedente e più alta retribuzione, al momento del rinnovo di un nuovo incarico di valore economico inferiore. Tale assegno, legato al precedente ruolo poi soppresso, non può essere considerato parte integrante della retribuzione del nuovo incarico. La decisione riforma le sentenze dei giudici di merito che avevano dato ragione al dirigente, affermando un principio di coerenza tra incarico e retribuzione dirigente nel pubblico impiego, specialmente nel contesto di riorganizzazioni aziendali.
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Incarico dirigenziale ente locale: quando è lavoro?
Un comune ha revocato un incarico dirigenziale conferito a un professionista esterno, sostenendo si trattasse di una collaborazione autonoma da cui poteva recedere liberamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un incarico per la direzione di un ufficio istituzionale, come l'ufficio tecnico, costituisce un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato. Di conseguenza, la revoca senza una giusta causa, come esigenze organizzative o risultati negativi, è illegittima. La sentenza chiarisce la distinzione cruciale tra l'incarico dirigenziale ente locale, che implica l'inserimento nell'organizzazione, e le collaborazioni esterne, destinate a specifici progetti.
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Incarico dirigenziale medico: la scelta è fiduciaria
Un dirigente medico ha impugnato la sua esclusione dalla selezione per un incarico dirigenziale medico di vertice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura non è un concorso pubblico, bensì un processo che si conclude con una scelta fiduciaria del direttore generale da una rosa di candidati idonei. Una violazione dei principi di buona fede non invalida l'atto, ma può al massimo fondare una richiesta di risarcimento per perdita di chance.
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Incarico dirigenziale sanità: no all’automatismo
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per non aver ricevuto un incarico professionale dopo cinque anni di servizio. Sebbene i tribunali di merito gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'ottenimento di un incarico dirigenziale sanità non è un diritto automatico, ma è subordinato a tre condizioni essenziali: la reale disponibilità di posti, la copertura finanziaria e il superamento di una procedura di selezione. Poiché il medico non ha dimostrato la sussistenza di tali presupposti, la sua richiesta di risarcimento è stata respinta.
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