La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina a carico di due persone, basata principalmente su intercettazioni telefoniche. La difesa sosteneva che i messaggi, tra cui uno con la sigla '5 k', si riferissero alla compravendita di auto e non di droga. La Corte ha respinto questa tesi, ritenendo la ricostruzione dei giudici precedenti logica e coerente. Viene così riaffermato il principio della 'droga parlata', secondo cui una condanna per spaccio è legittima anche senza il sequestro della sostanza, se il contenuto delle conversazioni e il contesto generale forniscono una prova certa del reato.
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