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Graduatoria

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29 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Stabilizzazione lavoratore: non è un diritto assoluto
Un lavoratore ha richiesto la stabilizzazione del proprio rapporto di lavoro a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la normativa sulla stabilizzazione lavoratore non conferisce un diritto incondizionato all'assunzione. È necessaria l'inclusione in una graduatoria e, soprattutto, la dimostrazione di trovarsi in una posizione utile per essere assunti nel periodo di riferimento, onere che il ricorrente non ha soddisfatto.
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Decadenza graduatoria: rinuncia e limiti del bando
Un ente pubblico ha dichiarato una lavoratrice decaduta da una graduatoria nazionale dopo il suo rifiuto di un posto da una graduatoria regionale. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che la clausola di decadenza graduatoria, prevista dal bando di selezione, si applicava esclusivamente alla graduatoria regionale e non poteva essere estesa a quella nazionale, in quanto atto distinto e successivo.
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Progressione economica: esclusione per pensionamento
Un ex dipendente pubblico, andato in pensione prima dell'approvazione di una graduatoria, ha impugnato l'esclusione dalla progressione economica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4677/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su motivi procedurali: il ricorrente aveva introdotto in Cassazione una ricostruzione dei fatti diversa da quella dei precedenti gradi di giudizio, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Fusione scolastica e graduatorie: la Cassazione
Un docente ricorre in Cassazione dopo aver perso la cattedra a seguito di una fusione scolastica, poi annullata per un vizio di competenza. L'amministrazione, tuttavia, aveva riconfermato la fusione, mantenendo le graduatorie unificate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'annullamento per vizi formali non comporta la cancellazione automatica di tutti gli atti conseguenti. L'amministrazione può legittimamente sanare il vizio e confermare gli effetti prodotti, come la graduatoria unica, precludendo al docente la possibilità di essere reintegrato sulla base delle vecchie liste separate.
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Dichiarazione mendace: quando scatta la decadenza?
Una lavoratrice del settore scolastico è stata esclusa da una graduatoria per aver dichiarato un servizio a tempo pieno anziché part-time. La Corte di Cassazione ha annullato l'esclusione, stabilendo che una dichiarazione mendace causa la decadenza solo se la falsità è determinante per ottenere il beneficio. Poiché, nel caso specifico, il punteggio per il servizio part-time e full-time era identico, la dichiarazione, sebbene non veritiera, era irrilevante ai fini del posizionamento in graduatoria (c.d. 'falso innocuo') e non poteva giustificare l'esclusione.
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Rimborso spese RSA: no se non si rispetta la lista
La Corte di Cassazione ha negato il rimborso spese RSA a una cittadina che aveva ricoverato la madre in una struttura privata senza attendere lo scorrimento della graduatoria pubblica. La decisione sottolinea che, in assenza di una formale contestazione della valutazione sanitaria iniziale o di una richiesta di rivalutazione per l'aggravarsi delle condizioni, non è possibile scavalcare la lista d'attesa e pretendere il rimborso. Il diritto alla salute deve essere bilanciato con le risorse pubbliche.
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Rimborso spese sanitarie: no senza posto in lista
Due familiari chiedevano il rimborso spese sanitarie per la degenza della loro congiunta in una RSA, sostenendo che l'ASL dovesse coprire i costi. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il diritto al contributo è subordinato al raggiungimento di una posizione utile nella graduatoria pubblica, bilanciando il diritto alla salute con le risorse finanziarie disponibili.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Un candidato in un concorso pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione per presunte irregolarità nell'assunzione di personale, che aveva scavalcato la graduatoria. Dopo essere stato sconfitto nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito e senza pronunciarsi sulle spese legali.
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Diritto all’assunzione: quando la P.A. può negarlo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'assunzione di un candidato vincitore di un concorso pubblico non è assoluto. Se una nuova legge (ius superveniens) modifica l'organizzazione dell'amministrazione, eliminando la necessità del posto messo a concorso, la P.A. ha il potere-dovere di non procedere all'assunzione. Nel caso specifico, il trasferimento delle funzioni sanitarie dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale ha legittimamente impedito l'assunzione di un'infermiera vincitrice di concorso, senza che ciò comporti un risarcimento del danno.
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