Una donna è stata condannata per il reato di rapina aggravata ai danni di una farmacia. Gli indizi a suo carico erano solidi: corrispondenza fisica con le descrizioni dei testimoni, il ritrovamento di pantaloni sporchi di vernice identici a quelli usati durante il colpo, un coltello compatibile e i video di sorveglianza. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti di causa, ma solo verificare la logica della decisione. Inoltre, il bilanciamento delle attenuanti in regime di equivalenza è una scelta discrezionale del giudice di merito, ampiamente giustificata dalla gravità della condotta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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