L'Imputato deteneva nella propria abitazione circa cinquanta grammi di sostanza illecita, suddivisa in due involucri e frazionata in dodici dosi singole. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come reato di detenzione di stupefacenti per spaccio, escludendo la tesi difensiva della scorta per consumo personale. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che l'accusa non avesse provato la destinazione a terzi della droga. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo e le modalità di confezionamento frazionato dimostrano la cessione a terzi. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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