La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di assegni bancari falsificati. Due clienti avevano subito l'addebito di 954.000 euro a causa di firme false su otto assegni. Questi fondi erano stati accreditati sul conto di un terzo soggetto, il Beneficiario. La Banca, dopo aver risarcito i clienti danneggiati, ha agito per la **ripetizione di indebito** contro il Beneficiario. Nonostante il Beneficiario avesse negato le sottoscrizioni e sostenuto l'acquisto in buona fede, la Cassazione ha confermato il diritto della Banca a recuperare la somma. La falsità della firma non crea un obbligo cartolare, permettendo alla Banca, in qualità di 'solvens', di chiedere la restituzione all''accipiens' dei fondi indebitamente ricevuti.
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