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Giudicato Cautelare — Anno 2022

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119 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giudicato Cautelare

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per omicidio
L'Imputato, accusato di un grave omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'assenza di un pericolo attuale di recidiva, presentando una perizia tecnica per ridimensionare il fatto a omicidio colposo e contestando i precedenti contatti compulsivi dell'uomo con donne vulnerabili. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere evidenziando l'inadeguatezza di misure meno afflittive, la pericolosità sociale del soggetto e l'impossibilità di rivalutare il quadro probatorio complessivo in sede di appello cautelare.
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Revoca degli arresti domiciliari: respinto il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il ripristino della custodia cautelare a carico di un indagato per associazione a delinquere, riciclaggio e scommesse clandestine. Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso la revoca degli arresti domiciliari, valorizzando relazioni di polizia pregresse e il rigetto di una misura di prevenzione. Su appello del Pubblico Ministero, il Tribunale del Riesame ha ripristinato la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che i documenti difensivi riguardavano fatti antecedenti e risultavano inidonei a cancellare la pericolosità sociale emersa nelle indagini più recenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, ribadendo il principio del giudicato cautelare in assenza di fatti nuovi.
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Giudicato cautelare: stop alla revoca dei domiciliari
Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva revocato la misura degli arresti domiciliari disposta nei confronti di un indagato per associazione a delinquere. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione davanti al Tribunale del Riesame, contestando l'insussistenza di fatti nuovi idonei a modificare il quadro delle esigenze di cautela. I giudici dell'appello hanno accolto il ricorso dell'accusa e ripristinato la custodia domestica. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il ripristino della misura, sancendo che opera il principio del giudicato cautelare: le questioni già esaminate e respinte in una precedente fase di riesame non possono essere riproposte senza elementi realmente sopravvenuti.
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Sequestro preventivo per equivalente: il rigetto della Cassazione
Due soggetti indagati per emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa aggravata hanno chiesto la revoca del sequestro preventivo per equivalente sui loro immobili. I ricorrenti contestavano il calcolo del profitto illecito e la valutazione dei beni basata sui parametri catastali anziché sulle perizie private. I giudici di merito hanno confermato il sequestro rilevando la preclusione da giudicato cautelare, poiché gli stessi motivi erano già stati respinti nei precedenti gradi di riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, convalidando il blocco cautelare e condannando gli imputati al pagamento delle spese e alla sanzione per la Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione respinge la revoca
L'Indagato, accusato di tentata e consumata estorsione e illecita concorrenza aggravate dal metodo mafioso, ha impugnato il diniego di revoca della misura restrittiva. La difesa ha sostenuto che le nuove audizioni difensive e il tempo trascorso dai fatti avessero cancellato le esigenze di sicurezza, chiedendo la fine della custodia cautelare in carcere. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo irrilevanti gli atti prodotti e preclusa ogni rivalutazione già decisa. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. Il trascorrere del tempo rileva come novità soltanto se successivo all'applicazione iniziale della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso cautelare: libertà e inammissibilità
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per presunti reati di associazione a delinquere e falso, ha richiesto la revoca o la sostituzione della misura restrittiva. Il Tribunale del Riesame ha respinto la domanda, ritenendo che il semplice passare del tempo non attenuasse il pericolo e che non vi fossero elementi nuovi rispetto a una precedente decisione. I difensori hanno quindi presentato ricorso in sede di legittimità, lamentando la mancata valutazione di fatti sopravvenuti come le dimissioni societarie e il pensionamento. Prima dell'udienza, la difesa ha depositato un atto formale con cui ha manifestato la rinuncia al ricorso cautelare per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo la condanna alle spese per il ricorrente.
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Custodia cautelare in carcere confermata: no ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di narcotraffico e associazione a delinquere. Il Tribunale ordinario aveva concesso gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha ripristinato il carcere su ricorso del Pubblico Ministero. L'indagato ha presentato ricorso sostenendo l'attenuazione del pericolo per il tempo trascorso e l'assenza di nuove condotte criminali. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso. La Suprema Corte ha accertato che l'indagato manteneva un ruolo di vertice nel gruppo criminale e continuava a impartire ordini anche durante precedenti arresti domiciliari. Il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze cautelari in presenza di un legame associativo stabile e attivo.
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Custodia cautelare in carcere: il sequestro esclude il pericolo
Un indagato, ritenuto gestore effettivo di una cooperativa coinvolta in delitti contro la pubblica amministrazione ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso, ha contestato il mantenimento della custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto l'assenza del rischio di reiterazione, evidenziando il sequestro dell'ente e la gestione tramite amministrazione giudiziaria. I giudici di merito hanno respinto la richiesta di revoca o concessione dei domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: l'avvenuto sequestro dell'impresa muta il contesto operativo e impone una specifica rivalutazione delle esigenze cautelari.
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Sostituzione della misura cautelare negata: resta il carcere
Un imputato, condannato in primo grado a oltre dieci anni per reati di spaccio, richiede la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa invoca l'esclusione del ruolo apicale nella sentenza di merito, l'assoluzione per singoli episodi e la recente nascita di una figlia. Il Tribunale del riesame respinge l'istanza e la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la nascita della figlia e la rideterminazione dei ruoli non attenuano il pericolo attuale di reiterazione del reato, data l'intensità del traffico illecito. La Suprema Corte conferma quindi la permanenza in carcere e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Revoca della misura cautelare e frode: carcere confermato
Un indagato per frode fiscale aggravata da legami con la criminalità organizzata ha richiesto la revoca della misura cautelare in carcere per ottenere gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari a causa del sequestro delle aziende coinvolte e della fine di una relazione sentimentale con un familiare dei coindagati. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando inammissibile il ricorso. La revoca della misura cautelare esige elementi nuovi e concreti capaci di modificare il quadro indiziario. Il sequestro societario non esclude la creazione di nuovi schermi giuridici per delinquere e i legami stabili con ambienti criminali mantengono intatto il pericolo di recidiva.
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Misura cautelare carceraria: sequestro e reati mafiosi
Un imprenditore, accusato di associazione mafiosa per aver messo le proprie aziende al servizio della criminalità organizzata, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare carceraria. La difesa ha sostenuto che l'attività criminale fosse cessata a una specifica data indicata nell'imputazione e che il sequestro di tutti i beni societari impedisse la reiterazione del reato. Il Tribunale del riesame ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il verdetto. I giudici hanno chiarito che una data finale nella contestazione non dimostra l'interruzione dei legami con il clan mafioso. Inoltre, il sequestro aziendale non basta ad annullare la pericolosità sociale senza la prova del recesso individuale o dello scioglimento dell'intera organizzazione.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: stop alle proroghe
Il gestore di uno stabilimento balneare ha impugnato il ripristino del sequestro preventivo della sua struttura, sostenendo che la sua concessione fosse valida grazie alle proroghe nazionali e alla sentenza dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la concessione del gestore, scaduta nel 2009, non ha beneficiato di alcuna proroga automatica, in quanto queste ultime si applicano solo ai titoli nuovi o validi. Di conseguenza, l'utilizzo dello spazio costiero senza un titolo valido integra il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha confermato il sequestro, rigettando anche la tesi della buona fede basata sulla semplice tolleranza del Comune.
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Giudicato cautelare: perché l’esito del coimputato non basta
L'Imputato ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere o la concessione degli arresti domiciliari. La difesa ha lamentato un'errata applicazione del giudicato cautelare e una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri coimputati dello stesso procedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità dei motivi. I giudici hanno stabilito che, per superare il giudicato cautelare, occorre indicare elementi nuovi e specifici sul quadro probatorio. Inoltre, la posizione di ogni coimputato è autonoma e la valutazione favorevole ottenuta da un altro soggetto non costituisce un fatto nuovo idoneo a far scarcerare l'indagato. Di conseguenza, L'Imputato rimane in carcere con condanna al pagamento delle spese del procedimento e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mandato di arresto europeo: valida la consegna in Germania
Una cittadina straniera, bloccata in Italia con un carico di droga nascosto in auto, è stata raggiunta da un mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per dodici episodi di traffico di stupefacenti. La difesa ha impugnato la decisione della Corte di Appello che disponeva la consegna, lamentando la carenza di dettagli nel mandato, la pendenza di un processo penale in Italia per lo stesso fatto e l'illegittima applicazione del carcere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la consegna. I giudici hanno chiarito che l'accordo tra le procure italiana e tedesca per concentrare il processo all'estero rende obbligatoria l'improcedibilità del giudizio interno e costituisce un fatto nuovo idoneo a giustificare la misura cautelare per evitare la fuga dell'indagata.
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Sequestro preventivo: la salute batte i vizi di forma
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di un ristorante. Il titolare era accusato di somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, poiché i cibi venivano trasportati con mezzi non idonei e conservati a temperature inadeguate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione del divieto di ripetere la misura cautelare, dato che un precedente sequestro era stato annullato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento di un precedente sequestro per soli vizi formali non impedisce l'emissione di un nuovo provvedimento basato sugli stessi elementi. Il giudicato cautelare opera infatti solo se vi è stata una valutazione nel merito del materiale probatorio, e non per semplici difetti procedurali. Di conseguenza, il sequestro del locale rimane confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Sostituzione misura cautelare negata: anziani truffati e arresti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita alle estorsioni ai danni di anziani. Il Tribunale del Riesame aveva ripristinato gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, annullando la decisione del G.I.P. che aveva concesso l'obbligo di dimora. L'indagato chiedeva la sostituzione misura cautelare basandosi sul tempo trascorso dal reato ("tempo silente") e sulla propria condotta collaborativa. La Suprema Corte ha chiarito che il tempo trascorso dal reato deve essere valutato solo al momento dell'emissione della prima misura e non per la sua successiva modifica. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso, deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende, rimanendo agli arresti domiciliari.
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Sequestro preventivo: la Cassazione frena il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso contro il provvedimento di sequestro preventivo dei beni di alcuni soggetti accusati di falsificazione di monete. Gli indagati contestavano la mancanza di motivazione sul pericolo nel ritardo. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede sempre una specifica motivazione sul pericolo derivante dal lasciare i beni nella disponibilità del proprietario. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare in carcere: sì al riesame se cambiano le prove
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato contro il diniego di revoca della custodia cautelare in carcere. L'indagato, accusato di associazione mafiosa, aveva presentato nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia che dimostravano la mancanza di attualità della sua partecipazione al clan, risalente a molti anni prima. Il Tribunale del Riesame aveva ignorato o travisato tali elementi, ritenendoli irrilevanti senza un reale confronto. La Suprema Corte ha chiarito che i nuovi elementi possono incidere sia sulla gravità indiziaria sia sulle esigenze cautelari. Per questo motivo, ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo e corretto esame della situazione.
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Sequestro preventivo: no al doppio ricorso se il primo è pendente
L'Amministratrice di una società ha impugnato il diniego di revoca di un sequestro preventivo sui propri beni, disposto per reati tributari. Tuttavia, al momento della nuova richiesta, era ancora pendente un precedente giudizio di rinvio riguardante la riduzione dello stesso blocco dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che, in base al principio del ne bis in idem e della litispendenza, non è possibile presentare una nuova istanza di revoca se è ancora in corso un procedimento di impugnazione sullo stesso provvedimento, a meno che non sopravvengano fatti del tutto nuovi. L'Amministratrice perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sostituzione misura cautelare: nullo il no senza motivi
L'Indagato, detenuto in carcere per rapina e ricettazione, ha richiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari dopo aver trovato una struttura idonea ad ospitarlo in Italia. Il Tribunale di Roma ha rigettato l'appello senza valutare i motivi presentati dalla difesa, tra cui il decorso del tempo e l'incensuratezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un caso di omessa motivazione. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale del Riesame per un nuovo esame, stabilendo che il giudice deve sempre motivare su tutti i punti sollevati dalla difesa e disporre accertamenti d'ufficio sulla struttura proposta invece di rigettare la richiesta direttamente.
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