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Frazionamento Del Credito

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128 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione d’azienda: vecchi contratti e nuove responsabilità
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie parcelle professionali tramite cinque decreti ingiuntivi contro un imprenditore e la sua società. I clienti si sono opposti lamentando negligenze, tariffe eccessive e un abuso del processo per il frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei clienti. In particolare, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda i contratti di opera professionale non ancora conclusi passano automaticamente alla società acquirente ai sensi dell'articolo 2558 del Codice Civile. Pertanto, il vecchio titolare non risponde dei compensi maturati dopo il trasferimento. Inoltre, la Corte ha chiarito che i compensi del legale devono essere calcolati sulla base di quanto effettivamente ottenuto in causa (decisum) e non sulla base della domanda iniziale (deductum), se vi è una sproporzione manifesta.
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Frazionamento del credito: scontro tra risarcimento e abuso
Un lavoratore, vittima di tentata violenza privata da parte dei dirigenti dell'azienda per cui lavorava, ottiene il risarcimento per danno esistenziale in sede di lavoro. Successivamente, promuove una nuova causa civile contro i singoli dirigenti per ottenere ulteriori danni morali e patrimoniali. Gli eredi di uno dei dirigenti eccepiscono il divieto di frazionamento del credito, sostenendo che il lavoratore non potesse parcellizzare le richieste risarcitorie derivanti dallo stesso fatto. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione sul frazionamento del credito e sui suoi riflessi nei rapporti di solidarietà tra coobbligati, non decide immediatamente ma rimette la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Frazionamento del credito: l’avvocato perde contro il condòmino
Un avvocato ha richiesto tre diversi decreti ingiuntivi contro un condominio per riscuotere i compensi di tre incarichi professionali simili svolti in un breve arco temporale. Un singolo condòmino ha proposto opposizione, contestando l'illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che parcellizzare le richieste di pagamento relative a prestazioni analoghe e collegate costituisce un abuso del diritto. La Corte ha inoltre stabilito che il singolo condòmino è pienamente legittimato ad agire per opporsi al decreto ingiuntivo notificato al condominio, poiché l'obbligazione si riflette pro quota sul suo patrimonio personale. L'avvocato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Frazionamento del credito: quando chiedere i soldi diventa abuso
Una clinica privata ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di prestazioni mediche. La clinica aveva già avviato altre due cause simili per lo stesso rapporto contrattuale. I giudici hanno dichiarato la domanda improponibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il frazionamento del credito in più azioni giudiziarie senza un valido motivo costituisce un abuso del processo. Questa condotta viola i principi di correttezza e buona fede contrattuale, poiché aggrava ingiustamente la posizione del debitore e sovraccarica il sistema giudiziario. La clinica ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Compenso degli avvocati: la banca perde contro il legale
Un avvocato ha chiesto al Tribunale il pagamento delle proprie spettanze per l'attività svolta a favore di una banca. L'istituto di credito si è opposto, sostenendo che il legale fosse vincolato a una convenzione tariffaria siglata da un altro professionista dello studio e che avesse frazionato abusivamente il credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'accordo sul compenso degli avvocati richiede tassativamente la forma scritta a pena di nullità e non può vincolare chi non lo ha firmato. Inoltre, ha escluso il frazionamento abusivo poiché le cause pendevano davanti a tribunali diversi per ragioni di competenza territoriale. La Corte ha quindi accolto parzialmente i ricorsi, cassando la decisione e rinviando la causa al Tribunale di Milano per ricalcolare la corretta somma spettante al professionista.
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Multa penitenziale e recesso: la Cassazione condanna chi contesta
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Società Subappaltante contro il Socio Successore della Società Subappatrice per il pagamento di somme dovute in base a due scritture private. La prima scrittura riguardava il saldo di un appalto eseguito, mentre la seconda prevedeva una somma di quarantamila euro a titolo di multa penitenziale per il recesso da un subappalto mai iniziato. La Corte ha chiarito che il riconoscimento di debito esonera il creditore dal provare il rapporto sottostante. Inoltre, ha escluso l'abusivo frazionamento del credito, poiché il creditore aveva un interesse oggettivo ad agire separatamente per la parte di credito certa e documentata da un assegno insoluto. Infine, la clausola arbitrale del contratto originario non si applica all'accordo di scioglimento successivo.
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Riscatto della previdenza complementare: sì dopo l’accordo
Un ex dipendente bancario, dopo aver firmato un accordo transattivo con l'azienda per la risoluzione del rapporto di lavoro, si è visto negare la pensione integrativa per mancanza di requisiti. Ha quindi richiesto il riscatto della previdenza complementare, ossia la restituzione dei contributi accumulati. L'azienda e il fondo pensione si sono opposti, sostenendo che l'accordo iniziale avesse natura tombale e precludesse ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione al lavoratore, stabilendo che la transazione sul rapporto di lavoro non si estende ai diritti previdenziali integrativi, a meno di una rinuncia esplicita. Inoltre, il riscatto della previdenza complementare spetta anche nei fondi a prestazione definita al momento della cessazione del rapporto, rappresentando un diritto autonomo e inderogabile rispetto alla pensione stessa.
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Equa riparazione: no all’abuso se il processo continua
Un gruppo di lavoratori ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa previdenziale davanti al TAR. Dopo aver ottenuto un primo indennizzo mentre il processo era ancora in corso, i lavoratori hanno presentato una seconda domanda autonoma per il ritardo accumulato successivamente, fino alla sentenza definitiva. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, accusandoli di aver frazionato il credito in violazione della buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori, stabilendo che chiedere un secondo indennizzo per un ritardo maturato in un momento successivo non costituisce un abuso del processo. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Disconoscimento di copie fotostatiche generico: il perito perde
Un professionista ha chiesto a una compagnia assicurativa il saldo di prestazioni peritali per un sinistro stradale. Il Tribunale ha respinto la domanda, rilevando che il compenso pattuito era già stato interamente versato e che il disconoscimento di copie fotostatiche dei contratti prodotto dal professionista era generico e inefficace. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha ribadito che il disconoscimento di copie fotostatiche non può avvenire con formule di stile, ma richiede l'indicazione specifica delle difformità rispetto all'originale. Il professionista perde definitivamente la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
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Abusivo frazionamento del credito: stop a cause multiple
Un perito assicurativo ha promosso numerose cause separate contro una compagnia assicurativa per ottenere differenze di compenso relative a singoli sinistri gestiti. Il rapporto di collaborazione tra le parti era continuativo e durava da oltre venticinque anni. I giudici di merito hanno dichiarato le domande improponibili per abusivo frazionamento del credito, ritenendo che le pretese derivassero da un unico accordo quadro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la parcellizzazione delle azioni giudiziarie, in assenza di un interesse oggettivo e specifico, viola i doveri di correttezza e buona fede e sovraccarica ingiustamente il sistema giudiziario.
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Frazionamento abusivo del credito: no alle cause seriali
Un perito assicurativo ha avviato centinaia di cause individuali contro una compagnia di assicurazioni per riscuotere singoli compensi professionali legati a sinistri stradali, derivanti da un unico rapporto di collaborazione. Il Tribunale ha dichiarato improponibile la domanda per frazionamento abusivo del credito, ritenendo la condotta contraria ai doveri di correttezza e buona fede. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che crediti analoghi derivanti da un unico rapporto di durata non possono essere frazionati in giudizi diversi senza un interesse oggettivo, poiché ciò aggrava ingiustamente la posizione del debitore e intasa il sistema giudiziario. Il professionista è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Frazionamento del credito: stop alle cause seriali dei periti
Un perito assicurativo ha avviato centinaia di cause separate contro una compagnia di assicurazioni per chiedere il pagamento dei compensi professionali legati alla gestione di vari sinistri stradali. Il Tribunale ha dichiarato le domande improponibili per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che parcellizzare un credito derivante da un unico rapporto di durata, senza un interesse oggettivo e meritevole, costituisce un abuso del processo. Questa condotta danneggia il debitore, costretto a subire inutili spese legali moltiplicate, e sovraccarica la giustizia. Di conseguenza, la compagnia assicurativa vince la causa e il professionista perde, venendo anche condannato a pagare le spese processuali.
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Frazionamento del credito: troppe cause e si perde tutto
Un perito assicurativo ha avviato centinaia di cause separate contro una compagnia di assicurazioni per ottenere il pagamento dei compensi professionali legati alla gestione di vari sinistri. Il Tribunale ha dichiarato le domande improponibili per abuso del processo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del professionista. I giudici hanno ribadito che il frazionamento del credito in una pluralità di giudizi è vietato se non esiste un interesse oggettivo e meritevole di tutela. Questa condotta aggrava ingiustamente la posizione del debitore e danneggia il funzionamento della giustizia. La compagnia di assicurazioni vince la causa e il professionista deve pagare le spese legali.
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Frazionamento del credito: quando troppe cause costano la sconfitta
Un perito assicurativo ha avviato centinaia di cause contro una compagnia assicurativa per ottenere il pagamento dei compensi legati alla gestione di sinistri stradali. Il Tribunale ha dichiarato le domande improponibili per abusivo frazionamento del credito, non essendoci motivi validi per dividere le richieste. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che parcellizzare un unico rapporto di credito in molteplici cause costituisce un abuso del processo. Questa condotta danneggia ingiustamente il debitore, costringendolo a maggiori spese, e rallenta il sistema giudiziario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso del professionista, condannandolo anche al pagamento delle spese legali.
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Frazionamento del credito: quando parcellizzare costa la causa
Un perito assicurativo ha avviato centinaia di cause contro una compagnia di assicurazioni per chiedere il pagamento dei compensi professionali legati a vari sinistri stradali. Il Tribunale ha dichiarato le domande improponibili per abuso del processo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che il frazionamento del credito, ossia la parcellizzazione di richieste derivanti da un unico rapporto in molteplici giudizi senza un valido motivo, costituisce un comportamento scorretto. Questo abuso danneggia il debitore, costretto a subire maggiori spese legali, e sovraccarica inutilmente il sistema giudiziario. Di conseguenza, la parcellizzazione ingiustificata comporta l'immediata improcedibilità della domanda, senza che il giudice debba nemmeno verificare l'effettiva esistenza del credito.
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Frazionamento del credito: sì alle doppie parcelle ai coniugi
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie competenze professionali tramite due distinti decreti ingiuntivi nei confronti di due coniugi, assistiti per un risarcimento danni da sinistro stradale. La cliente ha proposto opposizione, lamentando l'inadempimento del professionista e l'illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cliente, confermando che non sussiste un abusivo frazionamento del credito quando le posizioni giuridiche dei debitori sono distinte e autonome, anche se originate dallo stesso evento. La Corte ha inoltre ritenuto provate le prestazioni professionali tramite la documentazione prodotta (mandato, e-mail e lettera di messa in mora) e ha confermato la liquidazione equitativa delle spese vive.
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Frazionamento del credito: fare due cause costa il risarcimento
Un motociclista ha perso il controllo del suo scooter a causa di brecciolino e cemento su una strada comunale, finendo contro un palo. Per ottenere il risarcimento, il danneggiato ha avviato due cause separate: la prima davanti al Giudice di Pace per i danni al veicolo, la seconda davanti al Tribunale per le lesioni fisiche. I giudici di merito hanno dichiarato improcedibile la seconda domanda per illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del conducente. I giudici hanno chiarito che, se i danni derivano dallo stesso incidente e sono già quantificabili, non si possono fare due cause diverse. Il primo giudizio definitivo copre anche quello che si poteva chiedere in quella sede. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Frazionamento del credito: dividere il debito costa la causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un centro medico privato contro un'azienda sanitaria pubblica. Il centro medico richiedeva il pagamento di prestazioni sanitarie, ma la Corte d'Appello aveva già ritenuto improcedibile la domanda a causa del frazionamento del credito. La società aveva infatti diviso un unico debito complessivo, già scaduto ed esigibile, in diverse e separate azioni giudiziarie tramite decreti ingiuntivi. La Cassazione ha confermato che questa condotta costituisce un abuso del processo, in quanto sovraccarica ingiustificatamente il sistema giudiziario e danneggia il debitore. Di conseguenza, il ricorso del centro medico è stato rigettato, confermando la perdita del diritto di agire in quel modo frazionato.
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Frazionamento del credito: quando dividere la parcella è lecito
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un'azienda cliente per il pagamento di competenze professionali legate ad attività legali svolte in suo favore. L'azienda si è opposta, lamentando un indebito frazionamento del credito, poiché l'avvocato aveva avviato azioni separate per diverse prestazioni. Il Tribunale ha confermato il decreto, ma la Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che non vi è frazionamento del credito se le prestazioni derivano da incarichi autonomi e distinti. Tuttavia, ha annullato la sentenza perché il giudice d'appello non ha motivato adeguatamente il calcolo delle somme dovute. La causa torna quindi al Tribunale per ricalcolare correttamente il compenso.
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Equa riparazione: no all’abuso se il ritardo continua
Un gruppo di dipendenti pubblici ha richiesto l'equa riparazione per l'eccessiva durata di una causa davanti al TAR. Dopo aver ottenuto un primo indennizzo per il periodo fino al 2019, i lavoratori hanno presentato una seconda domanda per i mesi successivi di ritardo. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, considerandola un abuso del processo per frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che richiedere un secondo indennizzo per un nuovo periodo di ritardo non costituisce un abuso, poiché il diritto al risarcimento matura progressivamente con il prolungarsi del processo. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio.
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