L'Autore del furto ha sottratto il cassetto del registratore di cassa da un ristorante e, dopo essersi allontanato di circa 140 metri, ha tentato di forzarlo con un cacciavite tra le auto parcheggiate, dove è stato arrestato in flagranza. La difesa ha contestato l'aggravante della violenza sulle cose, sostenendo che l'impossessamento fosse già avvenuto prima dell'uso del cacciavite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la violenza sulle cose sussiste se esercitata in immediata successione temporale e spaziale rispetto alla sottrazione, poiché forzare il cassetto era un'azione funzionale all'apprensione del denaro contenuto all'interno, vero obiettivo del reato.
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