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Fideiussore

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313 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estinzione del giudizio: rinuncia in Cassazione
Un complesso contenzioso bancario, giunto fino alla Corte di Cassazione, si è concluso con una declaratoria di estinzione del giudizio. I ricorrenti hanno presentato un atto di rinuncia al ricorso, che è stato accettato dalla banca controricorrente. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il processo estinto, compensando le spese legali tra le parti e rendendo definitiva la sentenza della Corte d'Appello.
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Privilegio su crediti: esteso al garante? La Cassazione
Una banca in liquidazione ha contestato l'estensione di un privilegio su crediti a sé stessa, in qualità di garante di un finanziamento pubblico. La Corte d'Appello aveva dato ragione al creditore, affermando la natura oggettiva del privilegio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio di 30 giorni previsto dalle norme speciali sulla liquidazione coatta amministrativa degli istituti di credito, senza entrare nel merito della questione.
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Errore di fatto: i limiti alla revoca della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14094/2024, chiarisce la distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. Ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che una valutazione errata delle prove processuali non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, e pertanto non può essere motivo di revocazione della sentenza.
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Versamento conto terzo: illegittimo se per errore
Una fideiussore contesta la vendita coattiva delle proprie azioni da parte di una banca, il cui ricavato è stato accreditato sul conto del debitore principale. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale versamento conto terzo non costituisce un valido pagamento nei confronti della fideiussore, la quale ha diritto alla restituzione diretta della somma. La richiesta della banca di stornare l'importo dal conto del debitore è stata respinta, in quanto necessita di un'azione legale specifica non intrapresa in questo giudizio.
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Motivazione apparente: quando è valida la sentenza?
Una società e i suoi fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo per un debito su conto corrente, contestando addebiti e l'applicazione di tassi usurari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello e cogliendo l'occasione per definire i confini del vizio di 'motivazione apparente'. La Corte ha stabilito che la motivazione, seppur sintetica, è valida se permette di comprendere il percorso logico-giuridico seguito dal giudice, respingendo l'idea che la contestazione degli addebiti fosse rilevante dato che il debito pregresso superava già l'importo richiesto.
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Foro convenzionale: quando è davvero esclusivo?
Una società finanziaria agiva per il recupero di un credito contro un'azienda e i suoi fideiussori. Il tribunale adito si dichiarava incompetente, ritenendo esclusiva una clausola sul foro convenzionale presente nel contratto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che un foro convenzionale è esclusivo solo se la clausola manifesta una volontà chiara e inequivocabile di escludere tutti gli altri fori previsti dalla legge. In assenza di tale pattuizione espressa, il foro indicato si aggiunge a quelli legali, senza sostituirli.
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Azione di regresso fideiussore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9317/2024, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la distinzione tra azione di surroga e azione di regresso del fideiussore. La Corte ha stabilito che l'azione di regresso è un diritto autonomo del garante e, pertanto, le clausole di competenza territoriale esclusiva presenti nel contratto principale tra debitore e creditore non si applicano al fideiussore che agisce per il recupero di quanto pagato.
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Revocatoria pagamento terzo garante: la Cassazione
Una società creditrice riceve pagamenti da un fideiussore per un debito di una società poi fallita. Il fideiussore si rivale sulla società, depauperandone il patrimonio. La Cassazione, confermando la decisione di merito, ha chiarito che tale operazione rientra nell'ambito della revocatoria pagamento terzo garante, rendendo il pagamento inefficace nei confronti del fallimento. Il ricorso della creditrice è stato dichiarato inammissibile perché, pur con una errata classificazione giuridica da parte della Corte d'Appello, la sostanza della decisione era corretta: la creditrice era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore.
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Eccezione ex art. 1957 c.c.: i termini perentori
Un fideiussore si oppone a un precetto di pagamento, sollevando però tardivamente l'eccezione relativa alla decadenza della banca dal suo diritto per inosservanza del termine previsto dall'art. 1957 c.c. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando tale difesa come un'eccezione in senso proprio che deve essere proposta 'in limine', ovvero nel primo atto difensivo utile. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato, con condanna del ricorrente per lite temeraria.
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Estinzione del giudizio: guida alla rinuncia al ricorso
Una società agricola e il suo fideiussore, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa contro un istituto di credito per presunte anomalie bancarie, hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto una transazione, portando alla rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, data l'accettazione della rinuncia da parte della controparte, le spese legali non vengono regolate.
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Eccezione incompetenza territoriale: guida alla validità
Una società creditrice ottiene un decreto ingiuntivo contro una società debitrice e il suo garante. Il garante si oppone sollevando un'eccezione di incompetenza territoriale basata su una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione è inammissibile. La clausola sul foro competente non era esclusiva e il garante, nell'opporsi, aveva l'onere di contestare tutti i possibili fori alternativi previsti dalla legge, incluso quello della sede della società debitrice. Non avendolo fatto, la sua eccezione è stata respinta e la competenza del tribunale originariamente adito è stata confermata.
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Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inefficacia di una vendita immobiliare tramite azione revocatoria. Il caso riguarda dei fideiussori che avevano alienato i propri beni a una società di nuova costituzione per sottrarli alla garanzia del creditore, un istituto di credito. La Corte ha stabilito che la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente (scientia damni) può essere provata anche tramite presunzioni, come la stretta vicinanza temporale tra la vendita e le difficoltà economiche del debitore e i legami tra le parti coinvolte. Il ricorso della società acquirente è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Prescrizione fideiussione: stop alla decorrenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo del creditore nella liquidazione coatta amministrativa del debitore principale interrompe la prescrizione fideiussione. Tale interruzione ha un effetto permanente, che si estende al garante (fideiussore) e dura fino alla chiusura della procedura concorsuale. La Corte ha rigettato il ricorso del fideiussore, il quale sosteneva che il credito fosse prescritto, confermando la validità della richiesta di pagamento della banca.
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Azione revocatoria: solvibilità coobbligati irrilevante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8542/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria. Anche se esistono altri debitori solidali solvibili, l'atto con cui uno di essi diminuisce la propria garanzia patrimoniale, ad esempio costituendo un fondo patrimoniale, può essere revocato. La valutazione del danno per il creditore (eventus damni) va fatta esclusivamente sul patrimonio del debitore che ha compiuto l'atto, senza considerare la capacità economica degli altri coobbligati.
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Errore di calcolo del saldo: Cassazione e CTU
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello a causa di un grave errore di calcolo del saldo di diversi conti bancari. La corte di secondo grado aveva erroneamente determinato un credito a favore del cliente, mentre la perizia tecnica (CTU) dimostrava in realtà un debito. La Cassazione ha evidenziato il mancato esame dei fatti decisivi emersi dalla CTU, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Motivo di appello aspecifico: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito. La banca non aveva contestato la ragione procedurale della decisione d'appello (un motivo di appello aspecifico), ma aveva insistito sui meriti del caso relativo a un mutuo di scopo. La Suprema Corte ha ribadito che l'impugnazione deve colpire la specifica 'ratio decidendi' della sentenza precedente per essere ammissibile.
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Pagamento del fideiussore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6536/2024, ha stabilito che il pagamento del fideiussore a favore del creditore è legittimo e dà diritto al rimborso, anche se il pagamento viene effettuato a una società succeduta al creditore originario. L'elemento cruciale è l'effettiva estinzione del debito principale. Il debitore che si oppone al rimborso deve dimostrare quali eccezioni concrete avrebbe potuto sollevare contro il creditore.
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Contratti bancari accessori: la validità della forma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un istituto di credito, confermando la validità dei contratti bancari accessori (come gli anticipi su fatture) le cui condizioni economiche sono stabilite nel contratto principale di conto corrente. Secondo la Corte, il requisito della forma scritta è soddisfatto quando il "contratto madre" regola in modo completo anche i "contratti figli" ad esso collegati, creando un unico rapporto negoziale complesso.
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Interessi usurari extra-fido: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pattuizione di interessi usurari extra-fido in un contratto di conto corrente non comporta la nullità degli interessi, pattuiti a un tasso legittimo, per gli importi utilizzati entro il limite del fido. Il caso riguardava un fideiussore che contestava un debito bancario. La Corte ha chiarito che la nullità colpisce solo la singola disposizione usuraria, senza estendersi alle altre pattuizioni sugli interessi, preservando così la validità del resto dell'accordo.
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Surrogazione fideiussore: obbligo dell’importatore
Una compagnia assicuratrice, in qualità di fideiussore di uno spedizioniere doganale, paga i dazi non versati da quest'ultimo. Successivamente, agisce in surrogazione contro l'importatore della merce per recuperare la somma. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, stabilisce che l'importatore è tenuto a rimborsare il fideiussore. Questo perché l'importatore è il soggetto passivo principale dell'obbligazione tributaria verso l'amministrazione doganale. L'eventuale inadempimento nei rapporti interni tra l'importatore e i suoi spedizionieri (mandatari o sub-mandatari) non è opponibile al fideiussore che ha saldato il debito e che, tramite la surrogazione fideiussore, subentra nei diritti del creditore originario.
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