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Factotum

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine usato in senso figurato per indicare una persona che svolge ogni tipo di mansione per un datore di lavoro. In ambito legale, può descrivere il ruolo di un soggetto che agisce come braccio operativo nell'esecuzione di un piano illecito ideato da altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affectio Societatis: l’amicizia con il boss non salva dal carcere
Un individuo, arrestato per partecipazione a un'associazione mafiosa come uomo di fiducia del capo, si è difeso sostenendo che il loro fosse solo un rapporto di amicizia. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: eseguire ordini e agire come intermediario per attività illecite, come le estorsioni, dimostra una chiara volontà di appartenenza al clan. Questa condotta integra la cosiddetta 'affectio societatis', un legame che va ben oltre la semplice amicizia e configura la partecipazione al sodalizio criminale. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché non contestava efficacemente tutte le prove a carico.
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Società Schermo: Tasse Evase? Paga l’Amministratore di Fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un avviso di accertamento notificato direttamente a una persona fisica, ritenuta il vero gestore di un consorzio di cooperative fittizie. Queste società, usate come meri schermi, avevano omesso il versamento delle ritenute fiscali. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla responsabilità dell'amministratore di fatto: in caso di evasione tramite 'società cartiere', si presume che sia stato lui a intascare i proventi illeciti. Spetta quindi all'amministratore stesso, e non al Fisco, fornire la prova contraria per liberarsi dalla responsabilità personale per i debiti tributari della società.
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Responsabilità Amministratore di Fatto: Schermo Societario Inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un avviso di accertamento notificato personalmente a un soggetto ritenuto il vero gestore di un consorzio di cooperative. Queste società, considerate meri schermi fittizi ('cartiere'), avevano omesso il versamento delle ritenute fiscali. La sentenza stabilisce un principio chiave sulla responsabilità dell'amministratore di fatto: quando le prove indicano che una persona è il dominus effettivo di società schermo, spetta a lui dimostrare di non aver incassato i proventi dell'evasione. Si inverte quindi l'onere della prova, non essendo più il Fisco a dover provare la colpa del gestore occulto. L'amministratore di fatto risponde quindi personalmente dei debiti tributari.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo la attenua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura di custodia cautelare. La sentenza stabilisce che la presunzione di esigenze cautelari per reati di tipo mafioso non è assoluta e si attenua con il passare del tempo. Un notevole lasso temporale tra i fatti e l'applicazione della misura, unito a una condotta di vita regolare dell'indagato, impone al giudice una motivazione rafforzata sulla concreta e attuale pericolosità sociale del soggetto.
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Custodia cautelare: annullata per motivazione carente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di partecipazione a un'associazione di tipo camorristico. La decisione si fonda sulla carente motivazione del Tribunale del riesame riguardo alle concrete ed attuali esigenze cautelari, non potendo la gravità del reato da sola giustificare la misura detentiva, specialmente a fronte di un ruolo marginale dell'indagato e del notevole tempo trascorso dai fatti.
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Motivazione apparente: condanna annullata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un dipendente di una farmacia accusato di ricettazione e truffa per l'uso di ricette rubate. La decisione si fonda sul vizio di motivazione apparente, poiché la Corte d'Appello aveva confermato la sua colpevolezza pur avendo assolto il suo datore di lavoro, il farmacista titolare, che sarebbe stato il principale beneficiario del reato. Secondo la Suprema Corte, l'assoluzione del capo imponeva una rivalutazione completa e non contraddittoria della posizione del dipendente, cosa che non è avvenuta.
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