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Esibizione

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumento processuale con cui il giudice ordina a una parte o a un terzo di mostrare un documento in loro possesso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Copia privata: legittimazione delle associazioni
Un'associazione di categoria ha richiesto il pagamento dei compensi per la Copia privata relativi agli anni 2010-2011. Dopo i rigetti nei primi gradi di giudizio per presunta mancanza di mandato individuale, la Cassazione ha accolto il ricorso. La Corte ha stabilito che lo statuto associativo è fonte idonea di mandato e che la produzione delle schede di adesione è sufficiente per identificare i rappresentati, superando inutili formalismi processuali.
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Articolo 119 TUB: documenti bancari e ricorso
Una società ha impugnato la sentenza d'appello che rigettava le sue pretese contro un istituto bancario per anatocismo e usura. La Corte d'Appello aveva basato il rigetto su due ragioni autonome: il mancato assolvimento dell'onere probatorio e la tardività della richiesta di esibizione documentale non rinnovata. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la ricorrente non ha impugnato entrambe le motivazioni indipendenti, confermando che l'Articolo 119 TUB non esime dalla corretta gestione processuale delle istanze istruttorie.
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Ordine di esibizione e prove contabili in tribunale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al pagamento di una fornitura di bestiame, focalizzandosi sulla validità dell'**ordine di esibizione** dei registri IVA. Il giudice di merito aveva richiesto tali documenti per verificare l'effettiva consegna dei capi bovini. La mancata produzione dei registri da parte dell'azienda acquirente è stata legittimamente valutata come prova a suo carico. La Suprema Corte ha ribadito che il potere del giudice di ordinare l'esibizione delle scritture contabili è discrezionale e finalizzato a integrare il materiale probatorio quando la parte non può procurarselo autonomamente.
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Disconoscimento conformità copie: regole Cassazione
Un investitore ha agito contro un istituto bancario per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da operazioni finanziarie in perdita, eccependo la nullità dei contratti. Il punto focale della controversia riguarda il disconoscimento conformità copie operato dalla banca su documenti prodotti dall'attore per provare i versamenti effettuati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione della banca era troppo generica. Secondo i giudici, il disconoscimento non può limitarsi a clausole di stile, ma deve indicare specificamente gli aspetti per i quali la copia differisce dall'originale, pena l'inefficacia della contestazione stessa.
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Onere della prova: stop a rimborsi senza estratti conto
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di una società che chiedeva la restituzione di somme per interessi anatocistici. Il cuore della decisione riguarda l'**onere della prova**: il correntista che agisce in ripetizione ha il dovere di produrre il contratto e gli estratti conto integrali. Nel caso di specie, la documentazione era frammentaria e incompleta, rendendo impossibile la ricostruzione dei rapporti di dare-avere. La Corte ha inoltre ribadito che l'ordine di esibizione non può supplire all'inerzia probatoria della parte.
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Estratti conto: come richiederli correttamente
Gli eredi di un correntista hanno agito contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme versate indebitamente, contestando la nullità di clausole su interessi e capitalizzazione. Il cuore della controversia riguarda la produzione degli estratti conto necessari per la ricostruzione del saldo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. non può sostituire l'onere della parte di richiedere preventivamente i documenti alla banca ai sensi dell'art. 119 T.U.B. Poiché i ricorrenti non avevano dimostrato di aver richiesto gli estratti conto prima del giudizio, né li avevano prodotti tempestivamente in primo grado, il ricorso è stato respinto.
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Anatocismo bancario: la prova della nullità
Una società ha agito contro un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme addebitate illegittimamente su un conto corrente. La contestazione riguardava l'anatocismo bancario, gli interessi ultra-legali e le commissioni di massimo scoperto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda per mancata produzione dei contratti. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che per il periodo anteriore al 2000, la nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale è automatica, poiché basata su usi negoziali illegittimi, esonerando il correntista dall'onere di produrre il contratto per tale specifico profilo.
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Provvigioni indirette: il diritto dell’agente alla prova
Una società operante come agente di commercio ha citato in giudizio il proprio preponente per ottenere il pagamento di provvigioni indirette relative ad affari conclusi direttamente dalla mandante nella zona di esclusiva. Dopo il rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio per presunta mancanza di prove specifiche, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agente. La Suprema Corte ha stabilito che, qualora il preponente non fornisca le informazioni necessarie, il giudice deve ordinare l'esibizione delle scritture contabili. Il diritto dell'agente a percepire le provvigioni indirette è tutelato dal principio di lealtà e buona fede, che impone al preponente obblighi informativi rigorosi.
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Quietanza di pagamento: come contestarla per errore
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un decreto ingiuntivo basato su un contratto di mutuo, stabilendo che la quietanza di pagamento può essere invalidata se rilasciata per errore di fatto. Nel caso analizzato, il debitore aveva firmato la ricevuta senza aver effettivamente ricevuto la somma, indotto in errore da pregressi e complessi rapporti commerciali con il creditore. La Suprema Corte ha ribadito che, sebbene la quietanza abbia valore di confessione stragiudiziale, essa può essere impugnata dimostrando che la dichiarazione non corrisponde al vero a causa di un errore oggettivo o soggettivo, rendendo nullo l'obbligo di restituzione se il denaro non è mai stato consegnato.
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