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Esenzione Iva

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90 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza albo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18359/2024, ha stabilito che le prestazioni sanitarie svolte da un chiropratico beneficiano dell'esenzione IVA anche in assenza di un albo professionale e dei decreti attuativi. La Corte, allineandosi alla giurisprudenza europea, ha chiarito che l'esenzione non dipende dalla formale regolamentazione della professione, ma dalla natura della prestazione come cura alla persona e dalla comprovata qualifica professionale del prestatore. Di conseguenza, è stato accolto il ricorso di una società di chiropratica contro l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il giudice di merito deve valutare la sussistenza di un adeguato livello di formazione e qualità del servizio per concedere l'esenzione IVA chiropratico.
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Servizi assicurativi IVA: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29886/2025, ha stabilito che l'attività di una banca che promuove polizze di una compagnia assicurativa tramite un link sul proprio sito web non rientra nell'esenzione per i servizi assicurativi IVA, configurandosi come prestazione pubblicitaria. La Corte ha inoltre affrontato il tema delle sanzioni, negando l'applicazione retroattiva di una nuova legge più favorevole (lex mitior) in quanto parte di una riforma sistemica e non isolata.
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Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza registro
Un chiropratico si vede negare il rimborso IVA per assenza di un registro professionale. La Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, stabilisce che l'esenzione IVA chiropratico spetta se la prestazione è di natura sanitaria e il professionista qualificato, a prescindere dall'attuazione del registro.
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Esenzione IVA chiropratico: sì senza decreto attuativo
Un professionista chiropratico si è visto negare un rimborso IVA per il 2016 poiché mancava il decreto attuativo che disciplina la professione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13230/2024, ha ribaltato la decisione. Per ottenere l'esenzione IVA chiropratico non è decisiva la presenza di un regolamento formale, ma la natura sostanziale della prestazione sanitaria e l'adeguata formazione del professionista, in linea con i principi del diritto europeo.
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Esenzione IVA fisioterapista: la Cassazione decide
Un fisioterapista si è visto negare l'esenzione IVA in quanto non iscritto a un albo professionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per l'esenzione IVA fisioterapista è sufficiente il possesso di un valido titolo abilitante che certifichi la competenza professionale. L'iscrizione a un albo, secondo la Corte, non è un requisito necessario per beneficiare dell'agevolazione fiscale prevista per le prestazioni sanitarie.
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Esenzione IVA San Marino: la prova conta più della forma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3711/2025, affronta il tema dell'esenzione IVA per le esportazioni verso San Marino. Pur confermando che la prova dell'effettiva esportazione (requisito sostanziale) prevale su eventuali vizi formali, la Corte ha cassato la sentenza di merito per motivazione apparente. I giudici non avevano specificato le prove che dimostravano l'esportazione e l'inerenza di alcuni costi dedotti, riaffermando che l'onere della prova grava sul contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Esenzione IVA parchi: no per attività commerciali
Una società cooperativa che offre tour fluviali in un parco naturale ha contestato un accertamento fiscale che negava l'esenzione IVA. La società sosteneva che i suoi servizi rientrassero nell'esenzione IVA parchi prevista dall'art. 10, n. 22, del D.P.R. 633/72. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tale agevolazione fiscale è riservata esclusivamente a enti senza scopo di lucro che svolgono attività educative e culturali, e non si estende alle imprese commerciali, indipendentemente dalla natura del luogo in cui operano.
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Esenzione IVA attività turistiche: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione IVA a una società cooperativa che organizza escursioni fluviali a scopo turistico. La Corte ha stabilito che tale servizio non rientra né nel "trasporto urbano" né nelle "visite a parchi" ai fini dell'esenzione IVA attività turistiche, poiché quest'ultima è riservata a enti senza scopo di lucro che perseguono finalità culturali e non a imprese commerciali.
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Esenzione IVA: diligenza del cedente e frodi fiscali
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per beneficiare dell'esenzione IVA, il venditore non può limitarsi a un controllo formale dei registri pubblici. In presenza di indizi di irregolarità da parte del cliente (esportatore abituale), è tenuto ad adottare tutte le ragionevoli misure per evitare di partecipare a una frode. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto sufficienti i controlli formali, sottolineando che l'assoluzione penale dell'amministratore non è automaticamente vincolante per il giudice tributario, il quale deve valutare autonomamente tutte le prove, incluse quelle presuntive.
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Autofatturazione IVA: quando si ha diritto al rimborso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34612/2019, stabilisce un principio fondamentale in materia di autofatturazione IVA. Se un committente versa l'IVA tramite autofatturazione per una prestazione che si rivela essere esente, tale versamento è considerato un pagamento non dovuto. Di conseguenza, il rapporto che si instaura con l'Agenzia delle Entrate non è di natura tributaria, ma privatistica. Per questo motivo, la richiesta di rimborso non è soggetta al termine di decadenza biennale tipico delle istanze fiscali, ma al più lungo termine di prescrizione ordinaria di dieci anni previsto dal Codice Civile.
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