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Esenzione Ici

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64 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione ICI abitazione principale: no se non si dimora
Una contribuente, proprietaria di un unico immobile ma con residenza anagrafica in un altro comune per lavoro, si è vista negare l'esenzione ICI per l'abitazione principale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per ottenere il beneficio fiscale non è sufficiente possedere una sola casa, ma è indispensabile dimostrare di viverci abitualmente. La residenza anagrafica, pur essendo una presunzione, ha prevalso in assenza di prove contrarie che attestassero la dimora effettiva nell'immobile oggetto di tassazione.
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Esenzione ICI fabbricati: Catasto decisivo
Un Comune ha impugnato la decisione di una commissione tributaria che concedeva l'esenzione ICI a due contribuenti per fabbricati con categorie catastali urbane (A/3, C/2, C/6) ma di fatto utilizzati per attività agricola. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che, ai fini dell'esenzione ICI, il dato determinante è l'oggettiva classificazione catastale dell'immobile. Se un fabbricato non è accatastato nelle categorie rurali (A/6 o D/10), è soggetto a imposta, e spetta al contribuente l'onere di impugnare il classamento per ottenerne la modifica.
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Esenzione ICI per dighe: la Cassazione fa il punto
Un Comune richiede il pagamento dell'ICI a un Consorzio di bonifica per una diga. Le corti di merito riconoscono l'esenzione ICI, classificando l'immobile come di interesse pubblico. Il Comune ricorre in Cassazione, sostenendo la natura commerciale dell'attività. La Suprema Corte, rilevando la pendenza di un altro giudizio sulla corretta categoria catastale della diga, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la decisione a un'udienza pubblica, in attesa di chiarimenti sull'attribuzione della rendita catastale, elemento fondamentale per definire la base imponibile.
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Esenzione ICI: no se l’attività è commerciale
Un consorzio che gestisce case vacanza ha richiesto l'esenzione ICI sostenendo la finalità istituzionale della sua attività. La Corte di Cassazione ha negato il beneficio, stabilendo che la richiesta di un corrispettivo non simbolico per i soggiorni qualifica l'attività come commerciale, anche se marginale, facendo così venire meno il requisito di esclusività necessario per l'esenzione. L'onere di provare la natura non commerciale spetta al contribuente.
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