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Emendatio Libelli

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Domanda nuova in condominio: limiti e conseguenze
Alcuni condomini impugnano una delibera per l'installazione di un dissuasore di sosta. Durante la causa, chiedono anche l'accertamento di una servitù sull'area. La Cassazione conferma che si tratta di una domanda nuova inammissibile, poiché introduce un tema di giudizio diverso, con parti e presupposti differenti, rispetto all'impugnazione della delibera. La Corte chiarisce inoltre che installare un dissuasore per regolamentare l'uso di un'area comune non costituisce un'innovazione e non richiede maggioranze qualificate.
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Onere della prova estratti conto: chi prova il debito?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un rapporto di conto corrente durato decenni, lamentando l'applicazione di interessi anatocistici e ultralegali. Tuttavia, non ha prodotto la serie completa degli estratti conto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. Ha ribadito che l'onere della prova degli estratti conto spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito. La mancanza di documentazione completa impedisce la ricostruzione del rapporto dare/avere e, di conseguenza, la verifica della fondatezza della domanda, rendendo impossibile accogliere la richiesta del correntista.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Domanda di falsità: limiti nel giudizio civile
La Cassazione ha chiarito che, in un giudizio di rinvio dal penale al civile, non è possibile abbandonare la richiesta di risarcimento per presentare una autonoma domanda di falsità di un documento. Tale domanda è inammissibile perché il giudizio di rinvio è limitato alle sole pretese risarcitorie originarie. Il caso riguardava la falsificazione di una cambiale.
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Mutatio libelli: quando cambiare domanda in giudizio
Un lavoratore, assunto nel corso di una causa per il riconoscimento del rapporto di lavoro, ha modificato la sua domanda chiedendo il risarcimento per il ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tale modifica, qualificandola come una "mutatio libelli", ovvero un'alterazione inammissibile degli elementi essenziali della domanda iniziale. Il ricorso è stato rigettato anche per la presenza di una "doppia conforme" sui fatti di causa.
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Donazione indiretta immobile: quando è valida?
La Corte d'Appello di Firenze conferma che non si ha donazione indiretta immobile se il padre paga solo una parte del prezzo per l'acquisto della casa della figlia. La donazione riguarda solo il denaro e le attrici, madre e sorella della beneficiaria, non hanno provato l'intento liberale (animus donandi). La domanda di donazione di denaro è stata inoltre ritenuta inammissibile perché tardiva.
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Mutatio libelli: no a nuove domande in corso di causa
Una società correntista ha impugnato una sentenza di primo grado, chiedendo in appello la rettifica del proprio saldo debitorio per addebiti non contestati tempestivamente. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione, qualificando la nuova richiesta come una inammissibile *mutatio libelli*, ovvero una modifica non consentita della domanda iniziale. La decisione sottolinea che le pretese devono essere definite all'inizio del processo, non potendo essere introdotte nuove questioni in una fase avanzata della causa.
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Danni da infiltrazioni: chi paga in condominio?
Il Tribunale di Torino ha esaminato un caso di danni da infiltrazioni in un condominio. Due proprietarie hanno citato in giudizio il condominio, il quale ha chiamato in causa la propria assicurazione e il proprietario dell'appartamento sovrastante. La sentenza ha rigettato le domande delle attrici, ritenendo che gli indennizzi già versati dall'assicurazione fossero sufficienti a coprire i danni materiali quantificati dalla Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU). È stata inoltre respinta la richiesta di danno morale per mancanza di prova di una lesione grave e dichiarata inammissibile una nuova domanda, formulata nel corso del processo, volta a ottenere l'esecuzione di lavori di riparazione.
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