Una commerciante è stata condannata per il commercio di prodotti nocivi, tra cui cosmetici dannosi e medicinali scaduti o privi di autorizzazione. In sua difesa, sosteneva di essere solo formalmente la titolare dell'attività, ma di fatto una semplice dipendente senza potere decisionale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la titolarità formale (come la partita IVA a suo nome) e il suo comportamento durante un'ispezione dimostravano la sua responsabilità. La sua colpevolezza è stata affermata sulla base del 'dolo eventuale': pur non volendo direttamente il reato, ne aveva accettato il rischio, omettendo i dovuti controlli sulla merce.
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