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Efficacia Endoconcorsuale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica che gli effetti di un atto o di una decisione sono limitati esclusivamente all'ambito della procedura concorsuale (es. fallimento, concordato) in cui sono stati emessi, senza incidere sui diritti in modo definitivo al di fuori di essa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca del Fallimento: Causa Estinta e Credito Sospeso
Una società di produzione si era opposta all'esclusione del suo credito di 700.000 euro dal passivo del fallimento di un casinò. La controversia è arrivata fino in Cassazione. Tuttavia, nel frattempo, la sentenza che dichiarava il fallimento del casinò è stata annullata. La Corte di Cassazione ha quindi stabilito un principio chiave: la revoca del fallimento rende l'opposizione allo stato passivo improcedibile, cioè non più perseguibile. Questo perché la procedura fallimentare, unico contesto in cui tale azione aveva senso, non esiste più. Di conseguenza, la causa è stata chiusa definitivamente.
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Efficacia endoconcorsuale e decreto ingiuntivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10777/2024, ha stabilito che la sentenza che accerta un credito in sede fallimentare ha un'efficacia endoconcorsuale, cioè limitata alla procedura stessa. Tale decisione non annulla un decreto ingiuntivo precedentemente emesso, che può diventare definitivo e pienamente esecutivo nei confronti del debitore una volta che questo torna 'in bonis', se il giudizio di opposizione non viene riassunto. Non si configura un conflitto di giudicati, poiché i due provvedimenti operano su piani diversi: uno regola la partecipazione al riparto fallimentare, l'altro il rapporto obbligatorio tra le parti al di fuori del fallimento.
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Ricorso straordinario cassazione: quando è inammissibile
Una società in concordato preventivo ha impugnato un decreto che imponeva l'autorizzazione giudiziale per operazioni superiori a una certa soglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso straordinario cassazione inammissibile, poiché il provvedimento era meramente organizzativo e privo dei caratteri di decisorietà e definitività necessari per l'impugnazione.
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Revoca del fallimento: improcedibile l’opposizione
Un Ente Pubblico si opponeva allo stato passivo di una società fallita per un credito da risarcimento danni. La Corte di Cassazione, rilevando che la sentenza di fallimento era stata revocata con decisione passata in giudicato, ha dichiarato l'improcedibilità del giudizio di opposizione. La revoca del fallimento, infatti, fa venir meno il presupposto stesso del procedimento di accertamento del passivo, che ha efficacia solo all'interno della procedura concorsuale.
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Mutuo solutorio: non è nullo ma solo revocabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2779/2024, ha stabilito che un contratto di mutuo ipotecario finalizzato a estinguere un debito preesistente (c.d. mutuo solutorio) non è nullo per violazione della par condicio creditorum. Tale operazione, sebbene potenzialmente lesiva per gli altri creditori, non integra un'ipotesi di nullità per illiceità della causa, ma può essere soggetta all'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha inoltre ribadito che le decisioni sull'ammissione dei crediti al passivo fallimentare hanno efficacia limitata al solo procedimento concorsuale (efficacia endoconcorsuale) e non costituiscono giudicato in cause esterne.
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Accertamento del credito: basta la verifica del passivo
Una società in liquidazione, dichiarata fallita su istanza dell'Agente della Riscossione, ha impugnato la decisione sostenendo la mancanza di un accertamento del credito definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la dichiarazione di fallimento è sufficiente un accertamento incidentale del credito. La Corte ha inoltre precisato che le risultanze della verifica dello stato passivo costituiscono un valido elemento probatorio per dimostrare la legittimazione del creditore istante.
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