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Doppia Presunzione

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143 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che sostituiva la custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un imputato accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza ribadisce che la forte presunzione esigenze cautelari prevista per reati di particolare gravità non può essere superata solo sulla base del tempo trascorso o dell'incensuratezza, richiedendo una motivazione rigorosa che il Tribunale del riesame non aveva fornito.
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Presunzione distribuzione utili: quando scatta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci per i maggiori redditi accertati in capo a una società a ristretta base sociale. In questa ordinanza, si chiarisce che spetta ai soci fornire la prova contraria che gli utili non siano stati distribuiti, ma, ad esempio, reinvestiti o accantonati. La Corte ha rigettato il ricorso dei contribuenti, validando l'operato dell'Agenzia delle Entrate e ribadendo un principio consolidato in materia fiscale.
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Doppia presunzione: la Cassazione conferma la custodia
Un individuo, condannato per associazione di tipo mafioso, ricorre contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo che il lungo tempo trascorso dai fatti e le sue condizioni di salute avessero fatto venire meno le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità del principio della 'doppia presunzione' per i reati di mafia. Secondo la Corte, il ruolo di rilievo ricoperto dall'imputato nell'organizzazione e il concreto pericolo di fuga, accentuato dall'imminente esecuzione della pena, giustificano il mantenimento della misura detentiva, rendendo irrilevanti il tempo passato e le problematiche di salute non incompatibili con il regime carcerario.
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Custodia cautelare droga: quando è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per droga. Il ricorso si basava sulla presunta cessazione dell'associazione a delinquere e sulla qualificazione dei fatti come spaccio di lieve entità. La Corte ha ritenuto le motivazioni del Tribunale del riesame adeguate, sottolineando il ruolo centrale dell'indagato, l'organizzazione dell'attività di spaccio e la sussistenza concreta delle esigenze cautelari, a prescindere da presunzioni legali.
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Esigenze cautelari e 416-bis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. La difesa sosteneva il venir meno delle esigenze cautelari per via del tempo trascorso e di un percorso di reinserimento lavorativo. La Corte ha invece confermato la validità della misura, basandosi sulla presunzione di pericolosità prevista per questo tipo di reato e ritenendo gli elementi portati dalla difesa (un breve periodo lavorativo e le conseguenze di un incidente) insufficienti a dimostrare un reale allontanamento dal contesto criminale.
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Custodia cautelare padre: salute figlio non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva gli arresti domiciliari per assistere il figlio e la moglie malati. La sentenza chiarisce che la disciplina di favore per la custodia cautelare del padre si applica solo in caso di assoluta impossibilità della madre di provvedere ai figli, condizione non riscontrata nel caso di specie. Pertanto, è stata confermata la detenzione in carcere in virtù della presunzione di pericolosità legata al reato contestato.
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Custodia cautelare mafia: la Cassazione conferma il no
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un soggetto condannato in primo grado per associazione di tipo mafioso. La decisione si fonda sul principio del "giudicato cautelare", che impedisce di riesaminare la questione in assenza di nuovi elementi di fatto. La Corte ha ritenuto insufficienti le argomentazioni della difesa, come il tempo trascorso e la presunta rottura dei legami con il clan, confermando la piena operatività della presunzione di adeguatezza della sola custodia cautelare mafia per reati di tale gravità.
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Doppia presunzione: quando è lecita secondo la Corte?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due amministratori di una società cooperativa, riqualificata dal Fisco come società di fatto. La Corte ha confermato che non esiste un divieto assoluto di 'doppia presunzione' e che le dichiarazioni di terzi, se corroborate da altre prove, sono sufficienti a fondare un accertamento fiscale. La riqualificazione è stata ritenuta legittima sulla base di elementi che dimostravano l'assenza di un reale scopo mutualistico e la presenza di una gestione societaria tipica di una società di persone.
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Società di fatto: prova e presunzioni fiscali
Due amministratori di una società cooperativa sono stati oggetto di un accertamento fiscale che ha riqualificato la loro entità come una società di fatto. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, confermando la decisione. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni di terzi, se supportate da altri elementi probatori, sono sufficienti per dimostrare la natura fittizia di una cooperativa. Inoltre, ha definitivamente rigettato il principio del "divieto di doppia presunzione", affermando che un fatto accertato tramite presunzione può validamente costituire la base per un'ulteriore deduzione logica, legittimando così la riqualificazione in società di fatto.
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Associazione mafiosa: l’appoggio elettorale è prova
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si basa su elementi come il supporto elettorale a un candidato vicino al clan e l'interessamento in appalti pubblici. Secondo la Corte, queste condotte, anche in assenza di precedenti condanne, costituiscono gravi indizi di appartenenza al sodalizio criminale, giustificando la misura detentiva.
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Associazione mafiosa: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda su una precedente condanna per lo stesso reato, unita a nuovi elementi indiziari come l'ingerenza in una campagna elettorale e il recupero di un credito per conto di un altro associato. La Corte ha ritenuto questi fatti una prova della perdurante affiliazione al sodalizio criminale, rigettando il ricorso e sottolineando la difficoltà di superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria per questo tipo di reato, anche in presenza di problemi di salute.
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Presunzione di pericolosità: Cassazione e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato in primo grado per narcotraffico con aggravante mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la presunzione di pericolosità per reati così gravi non viene meno solo per il tempo trascorso dalla commissione dei fatti. La condanna in primo grado, anzi, rafforza le esigenze cautelari, e la mera dissociazione verbale dal gruppo criminale non è sufficiente a dimostrare un effettivo cambiamento, specialmente se smentita da altri elementi come il possesso di ingenti somme di denaro.
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Esigenze cautelari: il tempo da solo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato in primo grado per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con aggravante mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che il semplice trascorrere del tempo (circa due anni dai fatti) non è un elemento sufficiente a far venir meno le esigenze cautelari, soprattutto in presenza di una presunzione legale di pericolosità che l'imputato non è riuscito a superare con prove concrete e innovative.
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Presunzione custodia cautelare: la condotta successiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sottoposto a custodia cautelare in carcere. La Corte ha respinto il motivo relativo alla violazione del principio del 'ne bis in idem', ma ha accolto quello sulla presunzione custodia cautelare. Si è stabilito che il giudice deve valutare attentamente la condotta dell'indagato successiva ai fatti, come un percorso rieducativo o lavorativo, in quanto elemento idoneo a superare la presunzione che impone il carcere per reati gravi, potendo giustificare una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari.
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Aggravamento misura cautelare dopo condanna di primo grado
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'aggravamento della misura cautelare per un imputato condannato in primo grado a 16 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che, per decidere sull'aggravamento, il giudice deve considerare non solo l'entità della pena, ma anche elementi specifici come la condotta violenta tenuta dall'imputato durante il processo, un fattore che il tribunale di merito aveva completamente ignorato.
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Presunzioni tributarie: la Cassazione decide sui conti
Un contribuente contesta un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, invocando l'illegittimità delle autorizzazioni e l'uso di doppie presunzioni tributarie. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che i movimenti bancari creano una presunzione legale di reddito e che il divieto di 'doppia presunzione' non è assoluto nel nostro ordinamento.
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Onere della prova: Cassazione su fatture e sponsorizzazioni
L'Amministrazione Finanziaria contesta a una società sportiva l'effettività di alcune operazioni di sponsorizzazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il contribuente ha correttamente adempiuto al proprio onere della prova, dimostrando con documenti contabili, pagamenti e prove fotografiche la reale esistenza delle prestazioni. La decisione sottolinea che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Presunzione di pericolosità: no a riesame se c’è clan
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di armi con aggravante mafiosa. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la cosiddetta "presunzione di pericolosità" legata a tali reati giustifica la misura detentiva, anche se l'indagato si trova già in carcere per altra causa. Le prove, basate su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, sono state ritenute sufficienti e correttamente valutate dal giudice del riesame.
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Custodia cautelare: il tempo non basta a escluderla
Un soggetto, accusato di far parte di un'associazione per il traffico di stupefacenti, ha impugnato la misura di custodia cautelare in carcere sostenendo che i fatti fossero risalenti nel tempo e che avesse intrapreso un'attività lavorativa lecita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che il solo passare del tempo non è sufficiente a escludere la necessità della custodia cautelare. La Corte ha confermato la valutazione sulla persistente pericolosità sociale dell'individuo, basata sulla stabilità dei suoi legami con ambienti criminali e sulla presunzione di legge prevista per reati di tale gravità.
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Esigenze cautelari associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo accusato di partecipazione a un'associazione mafiosa. Pur confermando la gravità degli indizi a suo carico, la Corte ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La decisione si basa sulla mancata valutazione, da parte del Tribunale, di elementi che dimostravano il distacco dell'indagato dal sodalizio criminale. Questo caso sottolinea che le esigenze cautelari per associazione mafiosa devono essere attentamente vagliate anche a fronte di prove di un'interruzione del legame con il clan.
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