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Domicilio Coatto

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una misura di sicurezza che impone a una persona di risiedere in un luogo specifico, spesso la propria abitazione, con limitazioni alla libertà di movimento (simile agli arresti domiciliari).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Inammissibile: Evasione Arresti Domiciliari Confermata
Un individuo ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per evasione dagli arresti domiciliari (domicilio coatto), reato previsto dagli artt. 99 e 385 del codice penale. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità e la pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione perché i motivi addotti erano considerati infondati e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La censura sulle attenuanti generiche è stata ritenuta ugualmente infondata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende, a causa dell'inammissibilità del ricorso penale.
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Allontanamento Domicilio Coatto: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per il reato di allontanamento dal domicilio coatto, confermata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso infondati e basati su questioni di fatto già decise, ribadendo la responsabilità del Lavoratore e la sussistenza del dolo generico. La contestazione sul trattamento sanzionatorio è stata giudicata generica. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Aggravamento della misura cautelare: dal permesso al carcere
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ottiene il permesso di uscire in determinate fasce orarie per raccogliere rottami ferrosi. Le forze dell'ordine lo sorprendono invece a eseguire lavori edili non autorizzati in un'area pubblica, contestandogli l'invasione di terreni e il falso per una fornitura elettrica. I giudici di merito dispongono l'aggravamento della misura cautelare con il ripristino della custodia in carcere per la violazione delle prescrizioni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato: la valutazione sulla gravità della trasgressione e sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari spetta unicamente al giudice di merito, la cui decisione risulta motivata in modo logico e coerente.
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Evasione e conoscenza del processo: fuggire non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la nullità del processo per mancata conoscenza dello stesso. I giudici hanno chiarito che l'imputato aveva ricevuto regolarmente la notifica a mani proprie e aveva persino rinunciato a comparire alla prima udienza. Successivamente, l'uomo è evaso dai domiciliari rendendosi irreperibile. La Suprema Corte ha stabilito che non vi è alcuna violazione del diritto di difesa se il soggetto, consapevole del procedimento, decide di fuggire e disinteressarsi del giudizio. Il tema centrale riguarda l'evasione e conoscenza del processo: chi si rende volontariamente irreperibile dopo una regolare notifica non può invocare la nullità del processo.
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Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana dal proprio domicilio coatto per recarsi nell'appartamento di un soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza, viene accusato del reato di evasione. La difesa richiede l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici stabiliscono che l'allontanamento per incontrare un soggetto noto alle forze dell'ordine esclude la particolare tenuità del fatto a causa dell'oggettiva gravità della condotta. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: il ritardo a casa costa la condanna
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione a causa del ritardato rientro presso il proprio domicilio coatto, dove era sottoposto a misura restrittiva. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che anche il semplice ritardo nel rientro integra la condotta materiale del reato di evasione. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'azione da parte dell'agente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: anche pochi minuti fuori casa costano caro
Il caso riguarda un uomo sottoposto agli arresti domiciliari che si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione. La Corte di Cassazione ha confermato che anche un allontanamento di breve durata dal domicilio coatto, senza autorizzazione, configura pienamente il reato di evasione. I motivi addotti dalla difesa, volti a giustificare l'assenza e a ottenere le attenuanti generiche, sono stati ritenuti generici e già correttamente respinti nei gradi di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: l’hotel costa caro all’imputato
L'Imputato, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanato per svariati chilometri dal proprio domicilio coatto, prendendo alloggio in una struttura alberghiera. È stato rintracciato dalle forze dell'ordine in seguito alla segnalazione del responsabile dell'hotel. Condannato nei gradi di merito per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la gravità del trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi riproponevano censure già respinte e non consideravano la gravità della condotta, caratterizzata da una fuga di molti chilometri e da numerosi precedenti penali. L'Imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il delitto di evasione. L'imputato si era allontanato dal proprio domicilio coatto senza alcuna autorizzazione o stato di necessità. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente reiterativi di quanto già esposto in appello, mancando di un confronto critico con la sentenza impugnata. Inoltre, è stata confermata la negazione delle attenuanti generiche a causa della personalità negativa del ricorrente e dei suoi numerosi precedenti penali.
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Evasione arresti domiciliari e pertinenze: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che trovarsi in un cortile adiacente, recintato e non accessibile a terzi, non costituisce reato se l'ordinanza cautelare indica genericamente l'intera struttura come luogo di detenzione. La decisione si fonda sull'assenza di offensività concreta del fatto e sulla mancanza di dolo, dato che l'imputato non si è mai sottratto alla possibilità di controllo da parte delle forze dell'ordine.
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Ricorso Inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per essersi allontanato dal domicilio coatto. I motivi sono stati giudicati generici e riproduttivi di censure già respinte, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per stato di necessità generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per essersi allontanato dal domicilio coatto. Il motivo, basato su un presunto stato di necessità, è stato giudicato generico e mera ripetizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rientro spontaneo evasione: no attenuante per il coatto
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 19/01/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione dell'attenuante per il rientro spontaneo evasione. Il caso riguardava un soggetto che, dopo essersi allontanato dal domicilio coatto, vi aveva fatto ritorno volontariamente. La Corte ha stabilito che, secondo la giurisprudenza prevalente, tale attenuante non è applicabile in questa specifica circostanza, confermando la decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: sì all’evasione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per evasione, stabilendo che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è applicabile a questo reato. I giudici di merito non possono negarla automaticamente, ma devono valutare in concreto la minima offensività della condotta, considerando tutte le circostanze specifiche del caso, come il fatto che l'imputato si sia costituito perché allontanato dal domicilio coatto.
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