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Doglianze — Anno 2023

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292 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Doglianze

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: la Cassazione fissa i paletti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro una condanna per furto aggravato. La sentenza chiarisce che un ricorso inammissibile non può essere 'salvato' dalla sopravvenuta procedibilità a querela del reato, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie a carico della ricorrente.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, aspecifici e privi di un confronto critico con la sentenza precedente. Questa decisione ha comportato per la ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d'Appello di Firenze. Il motivo del ricorso riguardava la determinazione della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le doglianze non si confrontassero adeguatamente con la motivazione della sentenza impugnata, considerata sufficiente e non illogica. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso inammissibile: evasione e dolo confermati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. I motivi, incentrati sulla contestazione del dolo e sulla richiesta di attenuanti, sono stati ritenuti generici e ripropositivi di questioni di fatto non valutabili in sede di legittimità. La Corte ha confermato che la duplice assenza dal domicilio integra il reato, rendendo irrilevante il comportamento successivo. A seguito della dichiarazione di ricorso inammissibile, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello. La decisione sottolinea che l'impugnazione deve contenere una critica argomentata della sentenza precedente e non limitarsi a riproporre le stesse doglianze. Il caso riguardava la richiesta di derubricare il reato di ricettazione in furto, ma la mancanza di specificità ha portato alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Sorveglianza speciale: limiti delle prescrizioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale contestava la legittimità di alcune prescrizioni ritenute generiche (come 'vivere onestamente') e la durata della misura. La Corte ha stabilito che tali prescrizioni, pur non integrando reato in caso di violazione, sono legittime come regole di condotta e possono portare a un aggravamento della misura. È stata inoltre confermata la proporzionalità della durata della sorveglianza speciale, in quanto adeguatamente motivata dalla pericolosità sociale del soggetto.
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Traffico influenze: atto contrario ai doveri d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un ufficiale per traffico di influenze illecite, chiarendo che, secondo la normativa antecedente alla riforma del 2019, per configurare il reato è indispensabile provare che la mediazione fosse finalizzata a far compiere un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio. È stata invece confermata la condanna di un funzionario per accesso abusivo a sistema informatico, anche se il destinatario delle informazioni poteva acquisirle legittimamente, ma la pena è stata annullata per un ricalcolo.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27179/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. La Corte ha negato le attenuanti generiche perché il ricorso si limitava a ripetere argomenti già respinti in appello. La decisione sottolinea che la gravità dei fatti, la mancanza di pentimento e la reiterazione dei reati sono elementi validi per escludere la prevalenza delle attenuanti. Inoltre, ha confermato che la motivazione sull'aumento di pena per il reato continuato era adeguata, essendo la sanzione vicina al minimo edittale.
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Coltivazione di stupefacenti: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre individui condannati per la coltivazione di stupefacenti. La presenza di 340 piante di canapa ben curate, con un alto potenziale drogante e metodi organizzati, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi di lieve entità, confermando la condanna.
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Omissione cautele lavoro: reato anche in ditta individuale?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di omissione di cautele sul lavoro a carico del titolare di una ditta individuale che operava da solo. La Corte ha chiarito che il reato sussiste non solo quando sono in pericolo i dipendenti, ma anche quando la condotta ha l'attitudine astratta a mettere a rischio l'incolumità di una pluralità di persone che, a vario titolo (fornitori, clienti, familiari, ispettori), possono accedere ai luoghi di lavoro.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5265/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo che la notevole quantità di eroina sequestrata (oltre 300 dosi) fosse un elemento ostativo a tale qualificazione, indicando un ruolo non marginale dell'imputato nel mercato della droga.
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Lavoro pubblico: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice del settore pubblico impiegata per anni con contratti a termine. Pur ribadendo che nel lavoro pubblico l'abuso di tali contratti non comporta la conversione automatica in un rapporto a tempo indeterminato (stabilizzazione), ha sancito il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno. La Corte ha chiarito che la normativa regionale non può derogare alla disciplina europea e nazionale che tutela i lavoratori precari, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello e rinviando il caso per la quantificazione del danno.
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