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Divisione In Natura

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedimento con cui un bene in comproprietà viene materialmente frazionato in tante parti quanti sono i comproprietari, in proporzione alle rispettive quote.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Divisione ereditaria: quote vendute e immobili interi assegnati
Una sorella avvia una causa di divisione ereditaria contro i due fratelli per spartire i beni lasciati dai genitori, costituiti da un fondo rustico e terreni con fabbricati. Il tribunale assegna un immobile a testa ai due fratelli attivi, disponendo conguagli in denaro per la terza sorella. Uno dei fratelli si oppone, pretendendo l'intero compendio o l'assegnazione del fondo rustico di cui aveva acquistato la quota della sorella. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: la vendita della quota di un singolo bene ereditario ha solo effetti obbligatori e non attribuisce la proprietà immediata. Inoltre, il giudice può dividere l'asse ereditario assegnando interi immobili ai condividenti anziché frazionarli, senza violare le regole sulla divisione. Vince la sorella attrice, mentre il fratello ricorrente perde e deve pagare le spese.
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Comoda divisibilità: sì al frazionamento contro il maggioritario
Un coerede, proprietario della quota di maggioranza di un appartamento di pregio, ha chiesto l'assegnazione dell'intero immobile con versamento di un conguaglio. Gli altri coeredi si sono opposti, chiedendo la divisione fisica del bene. La Corte d'Appello ha disposto il frazionamento dell'appartamento in due unità distinte. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del coerede maggioritario. I giudici hanno chiarito che la comoda divisibilità di un immobile sussiste se il frazionamento è realizzabile senza costi eccessivi e senza deprezzare sensibilmente le nuove quote. La divisione in natura rappresenta la regola principale per sciogliere la comunione, prevalendo sull'assegnazione a un unico soggetto. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Casa ereditata: Giudice non può imporre la comunione parziale
In una causa di divisione ereditaria di un immobile, due fratelli, titolari della quota maggioritaria, si vedono assegnare una porzione dell'edificio in comunione tra loro, contro la loro volontà. Essi avevano chiesto l'assegnazione congiunta solo dell'intero immobile, qualora fosse stato indivisibile. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice non può imporre un 'raggruppamento parziale delle porzioni', ovvero creare una nuova comunione forzata su una parte del bene diviso, se non c'è una richiesta esplicita e specifica da parte degli eredi interessati. Lo scopo della divisione è sciogliere la comunione, non crearne di nuove non volute. La sentenza precedente è stata quindi annullata.
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Divisione quote S.r.l.: lo scioglimento della comunione
In un recente caso di divisione quote S.r.l., il Tribunale ha accolto la domanda di scioglimento della comunione tra due fratelli che avevano ricevuto in donazione una quota dell'80% del capitale sociale. La decisione conferma che la partecipazione in una società a responsabilità limitata è naturalmente divisibile, prevalendo sul desiderio di una gestione unitaria del socio amministratore.
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Divisione ereditaria: quando serve il sorteggio
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della divisione ereditaria in presenza di lotti di egual valore. Il caso nasce dall'opposizione di un coerede all'assegnazione diretta di un lotto operata dal giudice d'appello senza ricorrere al sorteggio. La Suprema Corte ha stabilito che l'estrazione a sorte prevista dall'art. 729 c.c. è la regola generale per garantire l'imparzialità. La deroga a tale criterio è possibile solo in presenza di una motivazione rigorosa basata su ragioni oggettive o soggettive di opportunità. Inoltre, è stato chiarito che nel giudizio divisorio le parti possono modificare le proprie preferenze sui lotti anche dopo il deposito della perizia tecnica, non applicandosi le rigide preclusioni del processo ordinario.
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Comoda divisibilità: i criteri per la divisione di un immobile
La Corte di Cassazione ha chiarito il principio di comoda divisibilità di un bene in comunione. Il caso riguardava la divisione di un giardino annesso a un palazzo storico. La Corte ha stabilito che la divisione non può basarsi solo sulla mera fattibilità materiale, ma deve considerare l'aspetto economico-funzionale. Una divisione che crea porzioni di valore quasi nullo o inutilizzabili non è ammissibile, poiché pregiudica il valore complessivo del bene e il diritto dei comproprietari a ricevere una quota funzionale e di valore proporzionale.
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Divisione parti comuni: l’ex alloggio del portiere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4817/2024, ha affrontato il tema della divisione parti comuni in condominio, specificamente riguardo a un ex alloggio del portiere. La Corte ha stabilito che se la divisione in natura del bene ne compromette la destinazione d'uso originaria (in questo caso, abitativa), il bene deve considerarsi indivisibile. Di conseguenza, è stata confermata l'assegnazione dell'intera proprietà a uno dei comproprietari, con conguaglio economico per l'altro, chiarendo l'applicazione dell'art. 1119 c.c. dopo la riforma del condominio.
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Scioglimento comunione: la divisione in natura
Il Tribunale di Brescia ha definito una causa di scioglimento della comunione tra coeredi, disponendo la divisione in natura di alcuni immobili. Basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.), il giudice ha assegnato alle parti attrici e alla parte convenuta porzioni distinte degli immobili, stabilendo un conguaglio in denaro a favore del convenuto per equilibrare il valore delle quote. La sentenza regola anche le servitù e compensa le spese legali.
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