La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per disturbo della quiete pubblica a carico del gestore di uno stabilimento balneare. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente il mero superamento dei limiti di rumore, ma è necessario dimostrare che l'attività sia stata svolta con modalità eccedenti la normale prassi, turbando così la quiete pubblica in modo penalmente rilevante. La sentenza impugnata è stata annullata per carenza di motivazione su questo punto cruciale e rinviata per un nuovo esame.
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