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Distacco

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58 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di rischio: diritto anche in distacco
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni dipendenti pubblici, in servizio presso altri enti in regime di distacco, a percepire l'indennità di rischio e di disagio per l'uso prolungato del computer. L'ente pubblico di appartenenza aveva presentato ricorso, sostenendo di non essere il soggetto tenuto al pagamento e contestando le prove fornite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il lavoratore può agire contro l'ente titolare del rapporto di lavoro e che le contestazioni dell'ente erano troppo generiche per invalidare le prove del diritto dei lavoratori.
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Specificità del ricorso: Cassazione su ultrapetizione
L'ente previdenziale ricorre in Cassazione lamentando un vizio di ultrapetizione da parte della Corte d'Appello, che aveva annullato un avviso di addebito per intero, nonostante una parte della pretesa contributiva fosse passata in giudicato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di specificità del ricorso. L'ente non ha chiarito se le due contestazioni (distacco illecito e mancanza di certificato di agibilità) fossero autonome e a quali importi specifici si riferissero, impedendo di valutare l'effettiva sussistenza del vizio denunciato.
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Indennità aggiuntiva: servizio valido senza trasferimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente dell'amministrazione pubblica ha diritto al calcolo dell'indennità aggiuntiva anche per il periodo di servizio svolto presso un altro ente, a condizione che non vi sia stato un trasferimento definitivo. La Corte ha chiarito che la semplice assegnazione temporanea non interrompe il rapporto con l'amministrazione di appartenenza, che rimane responsabile per le conseguenze economiche, inclusa l'indennità di fine servizio. La decisione si fonda sulla distinzione cruciale tra assegnazione provvisoria e trasferimento definitivo.
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Indennità aggiuntiva: spetta per servizio in ETI
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un ex dipendente pubblico a ricevere l'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo in cui ha lavorato presso un altro ente, l'Ente Tabacchi Italiani (ETI). La Corte ha stabilito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo ma solo un'assegnazione temporanea, il rapporto di lavoro con l'amministrazione originaria e l'iscrizione al relativo fondo di previdenza non si sono mai interrotti. Di conseguenza, quel periodo di servizio deve essere computato ai fini del calcolo dell'indennità.
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Indennità aggiuntiva: sì a ex AAMS assegnati a ETI
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per un ex dipendente dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che era stato temporaneamente assegnato all'Ente Tabacchi Italiani (ETI) senza mai essere trasferito in via definitiva. La Corte ha chiarito che, a differenza dei colleghi transitati stabilmente in ETI, il lavoratore rimasto nel ruolo provvisorio del Ministero ha diritto al computo di tale periodo per il calcolo del beneficio, poiché il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine non si è mai interrotto.
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Indennità aggiuntiva: vale il servizio in distacco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14139/2024, ha chiarito che un dipendente pubblico ha diritto all'indennità aggiuntiva anche per il periodo di servizio svolto in assegnazione temporanea presso un altro ente, a condizione che non vi sia stato un trasferimento definitivo. La sentenza sottolinea che, in assenza di un passaggio formale nei ruoli del nuovo ente, il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine persiste, garantendo così la continuità dei diritti previdenziali.
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Indennità aggiuntiva: sì per il personale distaccato
Un ex dipendente di un'amministrazione autonoma statale, assegnato temporaneamente a un ente pubblico economico, ha diritto all'indennità aggiuntiva di fine servizio per quel periodo. La Cassazione ha stabilito che, non essendoci stato un trasferimento definitivo, il rapporto di lavoro ai fini previdenziali è rimasto con l'amministrazione di origine, rendendo valido il servizio prestato presso l'ente esterno.
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Indennità aggiuntiva: sì al servizio presso altro ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14140/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico, inserito in un ruolo provvisorio e assegnato a un altro ente senza un trasferimento definitivo, ha diritto al calcolo dell'indennità aggiuntiva di fine servizio anche per il periodo lavorato presso tale ente. Il rapporto di lavoro con l'amministrazione di origine, infatti, non si interrompe. Il ricorso del Fondo di Previdenza è stato rigettato, confermando il diritto del lavoratore a percepire l'intera indennità.
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Trasferimento dirigente sindacale: no nulla osta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca di un distacco e il conseguente rientro di un dirigente sindacale nella sua sede originaria non costituisce un "trasferimento" in senso tecnico. Pertanto, tale provvedimento non necessita del preventivo nulla osta dell'organizzazione sindacale. Tuttavia, resta possibile per il sindacato agire in giudizio per condotta antisindacale, ma a condizione di dimostrare l'intento discriminatorio o il concreto pregiudizio all'attività sindacale. Nel caso di specie, la Corte ha rigettato il ricorso del sindacato, non ritenendo provata l'antisindacalità del provvedimento datoriale.
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Inquadramento superiore: il giudicato non si estende
Un lavoratore, a cui era stato riconosciuto un inquadramento superiore con sentenza passata in giudicato per il lavoro svolto presso un'amministrazione regionale, ha chiesto il mantenimento dello stesso livello presso una nuova agenzia pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il giudicato precedente non si estende automaticamente a un nuovo e distinto rapporto di lavoro. Il lavoratore non ha fornito la prova né della continuità del rapporto né dello svolgimento effettivo delle mansioni superiori presso il nuovo datore, rendendo irrilevante la precedente decisione sull'inquadramento superiore.
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Indennità di mobilità: quando non è dovuta
Un lavoratore di un ente pubblico, a seguito di una riorganizzazione aziendale, chiedeva un'indennità di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda, chiarendo che tale indennità era strettamente legata all'esercizio di una specifica opzione di passaggio ad altra amministrazione, opzione che il lavoratore non aveva esercitato. La sentenza sottolinea come i benefici contrattuali non possano essere estesi oltre il loro scopo originario.
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Recesso dal distacco: quando è legittimo?
Un lavoratore ha impugnato il recesso dal distacco internazionale esercitato dall'azienda, sostenendo la natura vessatoria della clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un differente potere di recesso tra le parti è giustificato dalla funzione del distacco, che risponde primariamente all'interesse del datore di lavoro. Non si configura quindi uno squilibrio ingiustificato. Inoltre, pur non essendo formalmente richiesto, il datore di lavoro ha agito in buona fede fornendo le ragioni concrete del recesso.
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Comando dipendente pubblico: chi è responsabile?
Un dipendente di un'agenzia pubblica, in comando dipendente pubblico presso una società privata, ha citato l'agenzia per demansionamento. La Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, affermando che l'amministrazione di appartenenza mantiene la legittimazione passiva e la responsabilità sulla gestione del rapporto di lavoro, inclusi gli oneri economici derivanti da un eventuale demansionamento.
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Mutamento mansioni: quando è legittimo? Il caso
Un autista-soccorritore accetta un corso per operatore socio-sanitario per evitare il licenziamento a causa di esuberi. Successivamente contesta il mutamento mansioni come dequalificazione. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'assegnazione a nuove mansioni era legittima, poiché basata sul consenso del lavoratore e finalizzata a salvaguardare il posto di lavoro, senza che si configurasse un distacco o demansionamento illegittimo.
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Indennità giudiziaria: no a dipendenti comunali
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'indennità giudiziaria a tre dipendenti di un Comune distaccati presso l'Ufficio del Giudice di Pace. Secondo la Corte, il trattamento economico dei lavoratori distaccati è disciplinato esclusivamente dal contratto collettivo dell'ente di appartenenza, in questo caso il Comune, e non da quello dell'amministrazione presso cui prestano servizio. La natura delle mansioni svolte è irrilevante, poiché non può esserci una "contaminazione" tra diversi regimi contrattuali del pubblico impiego.
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Indennità chilometrica: no se sei impiegato distaccato
Un lavoratore ha rivendicato il diritto a un'indennità chilometrica prevista da un contratto collettivo specifico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il lavoratore, un impiegato informatico, era semplicemente 'distaccato' dalla sua amministrazione regionale a un'agenzia, e non trasferito in modo permanente. Di conseguenza, rimaneva soggetto al suo contratto originale di pubblico impiego, che non contemplava tale indennità, la quale era peraltro riservata al solo personale operaio.
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Competenza territoriale lavoratore distaccato: dove?
Un dipendente pubblico, sanzionato disciplinarmente quando lavorava in una città e successivamente distaccato temporaneamente in un'altra, ha impugnato la sanzione presso il tribunale della sua sede originaria. La Corte di Cassazione, risolvendo il conflitto di competenza, ha stabilito che la competenza territoriale per il lavoratore distaccato si radica nel luogo in cui egli presta effettivamente servizio al momento della proposizione della domanda, anche se il distacco è temporaneo. Pertanto, il foro competente è quello della sede di distacco e non quello di origine.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un complesso caso di diritto del lavoro, incentrato su un presunto demansionamento a seguito di distacco, si conclude in Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente e dell'adesione delle altre parti, la Corte Suprema ha terminato il procedimento senza pronunciarsi nel merito, evidenziando il ruolo degli atti procedurali nel definire le controversie.
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