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Dissesto

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138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Bancarotta preferenziale: rimborso spese e responsabilità
Un amministratore delegato ricorre in Cassazione contro una condanna per bancarotta semplice, preferenziale e fraudolenta impropria. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che il pagamento di crediti a un co-amministratore in stato di dissesto integra il reato di bancarotta preferenziale, anche se per rimborsi spese. Viene inoltre confermata la sua corresponsabilità in virtù del suo ruolo apicale e la rilevanza penale dell'aggravamento del dissesto tramite false appostazioni di bilancio.
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Bancarotta impropria: dolo per omessi versamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta impropria. La Corte ha stabilito che l'omissione sistematica del versamento di ingenti debiti fiscali e previdenziali non è mera negligenza, ma una precisa scelta gestionale per autofinanziare l'azienda, integrando così il dolo richiesto per il reato.
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Bancarotta impropria: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta impropria. La Corte ha ribadito che il reato sussiste anche se le operazioni dolose hanno solo aggravato un dissesto preesistente, e che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello o a contestare valutazioni di fatto.
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Bancarotta Fraudolenta: la prova del dolo specifico
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale a carico di un amministratore. La sentenza chiarisce che il dolo specifico, ovvero l'intento di recare pregiudizio ai creditori, può essere desunto dalla complessiva condotta fraudolenta dell'imputato, come la sottrazione di beni e la contestuale omissione delle scritture contabili per occultare tali operazioni. La mancata riscossione di crediti rilevanti verso società collegate è stata ritenuta una forma di distrazione patrimoniale.
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Bancarotta impropria extraneus: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta impropria extraneus a carico di un consulente. Egli aveva ideato e realizzato operazioni dolose, come l'affitto di un ramo d'azienda a società neocostituite, che hanno svuotato la società originaria, cagionandone il fallimento. La Corte ha chiarito che anche chi non ricopre cariche formali può essere responsabile se il suo contributo è stato decisivo, e che la preesistenza di una crisi aziendale non esclude la colpevolezza se la condotta ha aggravato il dissesto.
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Bancarotta per operazioni dolose: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta per operazioni dolose a carico dell'amministratrice di una società, fallita a causa di un debito erariale di oltre 1.6 milioni di euro. Secondo i giudici, l'omissione sistematica e protratta del pagamento dei tributi costituisce un'operazione dolosa che rende prevedibile il dissesto, essendo sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di compiere un'azione pericolosa per la salute finanziaria dell'impresa, senza la necessità di volere specificamente il fallimento.
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Bancarotta semplice: quando il ritardo è colpa grave
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta semplice di un amministratore che ha ritardato la dichiarazione di fallimento, aggravando il dissesto della società. Secondo la Corte, i finanziamenti dei soci, se a titolo di mutuo, non escludono la responsabilità penale né l'aggravamento del dissesto, in quanto creano un nuovo debito di restituzione per la società. La colpa grave è stata desunta dalla piena consapevolezza della crisi irreversibile.
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Operazioni dolose: il dissesto per debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore che, tramite il sistematico mancato pagamento di oneri fiscali e previdenziali per oltre 200.000 euro, ha causato il dissesto della società. Tali condotte sono state qualificate come operazioni dolose, in quanto l'esito negativo era prevedibile. L'esistenza di un presunto credito verso terzi non è stata ritenuta una valida giustificazione.
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Bancarotta fraudolenta documentale: quando è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta documentale. La Suprema Corte ha stabilito che l'intento fraudolento di danneggiare i creditori può essere desunto da elementi indiretti, come l'omessa tenuta della contabilità unita alla sistematica omissione dei versamenti fiscali e previdenziali, in quanto tali condotte impediscono la ricostruzione del patrimonio aziendale.
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Bancarotta per operazioni dolose: il nesso causale
Un amministratore viene assolto dall'accusa di bancarotta per operazioni dolose per aver affittato l'unico ramo d'azienda della società poi fallita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che, poiché la società aveva già cessato ogni attività prima del contratto d'affitto, l'operazione non poteva aver causato né aggravato il dissesto, facendo venir meno il necessario nesso causale per la configurabilità del reato.
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Bancarotta fraudolenta: salvare un’azienda è reato?
Un amministratore è stato condannato per bancarotta fraudolenta per aver trasferito fondi da una società in crisi a un'altra, a lui riconducibile, con la scusa di un contratto preliminare fittizio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo che l'intento di 'salvare' l'altra impresa a discapito dei creditori della prima costituisce distrazione di beni. La sentenza ha solo ritoccato la pena per un errore di calcolo.
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Responsabilità sindaco società: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del presidente del collegio sindacale di una società fallita per concorso in bancarotta. La Corte ha stabilito che la sua responsabilità deriva dalla mancata vigilanza e dall'aver ignorato evidenti 'segnali d'allarme', come crediti fittizi iscritti a bilancio. Questa condotta omissiva è stata ritenuta un contributo causale essenziale ai reati commessi dagli amministratori, aggravando il dissesto della società.
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Bancarotta impropria: quando il dolo è prevedibilità
L'amministratrice di una S.r.l. è stata condannata per bancarotta impropria a causa del sistematico omesso versamento di imposte e contributi, che ha causato il dissesto della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che per integrare il dolo in questo reato è sufficiente la mera prevedibilità del dissesto come conseguenza della propria condotta gestionale, non essendo necessaria l'accettazione dell'evento fallimentare.
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Colpa grave bancarotta: quando il ritardo è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta semplice di un amministratore che ha ritardato la dichiarazione di fallimento. La sentenza chiarisce che la colpa grave bancarotta non è presunta, ma deve essere provata attraverso elementi concreti che dimostrino la consapevolezza dello stato di decozione e la prevedibilità dell'aggravamento del dissesto. In questo caso, debiti tributari ingenti, mancati pagamenti e inerzia gestionale hanno costituito prova sufficiente della colpa grave.
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Colpa grave bancarotta: quando ritardare il fallimento?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per bancarotta semplice, specificando che il ritardo nel dichiarare fallimento non implica automaticamente la colpa grave dell'amministratore. È necessario che i giudici valutino in modo approfondito se la crisi aziendale fosse irreversibile e se le azioni intraprese per il salvataggio fossero irragionevoli. La semplice capitalizzazione dei costi, se consentita, e i tentativi di ristrutturazione devono essere considerati per determinare la colpa grave bancarotta.
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Bancarotta fraudolenta documentale: quando scatta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale nei confronti di un amministratore che aveva sistematicamente omesso di registrare nelle scritture contabili un ingente debito fiscale. Tale condotta, protratta per anni, ha impedito la reale rappresentazione del patrimonio sociale, prolungando artificialmente la vita dell'impresa e causando un grave pregiudizio ai creditori, integrando così pienamente il reato.
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Bancarotta fraudolenta: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta e semplice. La Corte ha respinto le eccezioni procedurali come tardive e ha confermato le conclusioni dei giudici di merito sull'aggravamento del dissesto societario, sulla mancanza di giustificazioni per i prelievi di denaro e sulla tenuta irregolare delle scritture contabili.
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Bancarotta impropria: quando la valutazione è reato
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta impropria a due amministratori. Una sopravvalutazione di un immobile in bilancio, usata per coprire perdite e continuare l'attività, è stata ritenuta reato di false comunicazioni sociali, aggravando il dissesto che ha portato al fallimento. La Corte ha ribadito che anche le valutazioni, se si discostano dai criteri legali senza giustificazione, integrano il reato.
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Bancarotta documentale: la Cassazione fa il punto
Un amministratore di società, condannato per bancarotta documentale e impropria, ha presentato ricorso in Cassazione. Era accusato di aver distrutto le scritture contabili e di aver peggiorato il dissesto della società con operazioni dolose, come l'evasione fiscale sistematica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la totale assenza di contabilità dimostra l'intento di danneggiare i creditori e che il mancato pagamento sistematico delle imposte costituisce un'operazione dolosa che aggrava il dissesto.
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Responsabilità sindaci: doveri e colpa grave
La Corte di Cassazione analizza la responsabilità dei sindaci e dell'amministratore nel fallimento di una S.r.l. I sindaci, accusati di bancarotta semplice per omessa vigilanza, vedono il reato estinto per prescrizione. La Corte chiarisce però che la loro inerzia di fronte al dissesto conclamato configura la loro responsabilità. Viene invece confermata la condanna dell'amministratore per bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver omesso di riscuotere ingenti canoni di affitto dovuti da una società collegata.
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