Un uomo, condannato con cinque sentenze definitive per reati molto diversi (armi, stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, guida in stato di ebbrezza) commessi in un arco di sei anni, ha chiesto l'applicazione della continuazione tra reati per ottenere una pena unica più favorevole. Il Giudice ha respinto la richiesta, sottolineando che l'estrema diversità dei crimini, la notevole distanza temporale e i differenti luoghi di commissione escludevano l'esistenza di un unico piano criminale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio sancito è che la semplice successione di reati non basta a provare un disegno unitario, specialmente in presenza di elementi così eterogenei.
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