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Discarico Per Inesigibilità

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34 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cassa Forense perde in Cassazione sul discarico per inesigibilità
Un Ente Previdenziale ha chiesto il pagamento di somme non riscosse a un Agente della Riscossione, contestando il mancato completamento delle procedure di recupero crediti per contributi previdenziali risalenti a prima del 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto invocando la normativa sulla rottamazione e il discarico per inesigibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale. I giudici hanno chiarito che l'annullamento automatico dei ruoli sotto i 2.000 euro e la disciplina del discarico per inesigibilità si applicano anche alle casse previdenziali privatizzate. Questo intervento legislativo non cancella il diritto di credito dell'ente, che può ancora agire con i mezzi ordinari, ma riorganizza in modo legittimo il servizio pubblico di riscossione, eliminando vecchie partite contabili ormai inesigibili.
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Riscossione dei contributi previdenziali: Ente ko contro Agente
Un Ente Previdenziale ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione, pretendendo il pagamento di vecchi contributi non riscossi risalenti agli anni 1998 e 1999. L'Ente sosteneva che l'Agente avesse perso il diritto al discarico per non aver inviato tempestivamente le comunicazioni di inesigibilità. La Corte d'Appello ha revocato l'ingiunzione applicando la Legge di Stabilità 2013, che prevede l'annullamento dei vecchi ruoli. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'Ente. I giudici hanno stabilito che la riforma sulla riscossione dei contributi previdenziali si applica anche alle casse professionali privatizzate. Le proroghe dei termini per l'Agente pubblico sono state continue, impedendo la cristallizzazione del debito prima della riforma. L'Ente Previdenziale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Riscossione dei contributi previdenziali: Cassa perde il ricorso
Una Cassa Previdenziale ha chiesto il pagamento di somme non riscosse a un Agente della Riscossione per vecchi ruoli contributivi. L'Agente si è opposto invocando la legge di stabilità del 2013, che prevede l'annullamento dei ruoli sotto i duemila euro e il discarico di quelli superiori per i crediti antecedenti al 1999. La Corte d'Appello ha dato ragione all'Agente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della Cassa. I giudici hanno chiarito che le norme sulla riscossione dei contributi previdenziali e sull'annullamento dei vecchi ruoli si applicano anche alle casse privatizzate. Questa cancellazione ha natura puramente contabile e non estingue il diritto di credito della Cassa, che può ancora agire con le vie ordinarie per recuperare le somme dai singoli professionisti debitori.
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Annullamento automatico dei ruoli: il credito resta in vita
L'Ente Previdenziale dei professionisti ha richiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per recuperare contributi non riscossi degli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto invocando la legge di stabilità che prevede l'annullamento automatico dei ruoli per i crediti antecedenti al 1999. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando che la norma si applica anche alle casse di previdenza private. I giudici hanno chiarito che la cancellazione del ruolo esecutivo non estingue il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora far valere con le ordinarie azioni civili. Di conseguenza, l'annullamento automatico dei ruoli non lede i diritti patrimoniali dell'ente ma riorganizza solo le procedure di riscossione coattiva.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: il credito resta in vita
La Cassa Previdenziale ha chiesto un decreto ingiuntivo contro l'Agente della Riscossione per non aver recuperato i contributi previdenziali di alcuni iscritti relativi agli anni 1998 e 1999. L'Agente della Riscossione si è opposto, invocando la legge che prevede l'automatico annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti antecedenti al 1999. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa Previdenziale. I giudici hanno chiarito che la legge mira a eliminare le vecchie procedure di riscossione ormai antieconomiche. Questo provvedimento non cancella il diritto di credito della Cassa, ma elimina solo il titolo esecutivo cartaceo. Di conseguenza, la Cassa Previdenziale perde la causa e non può pretendere il risarcimento dall'esattore, ma conserva il diritto di richiedere i contributi direttamente ai propri iscritti morosi con le vie ordinarie.
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Responsabilità dell’agente della riscossione: escluso il danno
Una Cassa Previdenziale ha chiesto il risarcimento dei danni all'Agente della Riscossione per aver fatto cadere in prescrizione i contributi di un iscritto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione, escludendo la sua responsabilità. La Corte ha chiarito che il rapporto tra l'ente creditore e l'esattore non è un comune contratto di mandato privato, ma un mandato regolato dalla legge. Di conseguenza, la responsabilità dell'agente della riscossione non si estende al compimento di atti per interrompere la prescrizione, che spettano unicamente al titolare del credito. La domanda di risarcimento della Cassa è stata quindi rigettata.
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Annullamento automatico dei ruoli: cartella persa, credito salvo
L'Ente di Previdenza ha impugnato il provvedimento che negava il recupero di contributi insoluti tramite cartelle esattoriali risalenti a prima del 1999. L'Ente sosteneva che l'annullamento automatico dei ruoli sotto i 2.000 euro violasse il proprio patrimonio, trattandosi di un soggetto privato senza finanziamenti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'annullamento automatico dei ruoli non estingue il diritto di credito sottostante, ma elimina solo la procedura speciale di riscossione coattiva, ritenuta antieconomica dallo Stato. L'Ente di Previdenza conserva intatto il diritto di agire con le tutele ordinarie del codice civile per recuperare le somme dovute dagli iscritti morosi.
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Annullamento dei ruoli esattoriali: il credito resta in vita
Un Ente Previdenziale privato ha contestato l'applicazione del meccanismo di annullamento dei ruoli esattoriali per i crediti previdenziali inferiori a 2.000 euro risalenti a prima del 1999. L'Ente sosteneva che tale cancellazione automatica violasse il proprio patrimonio, configurando un'espropriazione senza indennizzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cancellazione del ruolo esattoriale cancella solo la procedura di riscossione coattiva (il titolo esecutivo), ma non estingue il diritto di credito sottostante. L'Ente Previdenziale può quindi ancora richiedere il pagamento dei contributi ai propri iscritti morosi utilizzando le vie ordinarie del codice civile. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale perde la causa contro l'Agente della Riscossione e viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: paga l’esattore inerte
Una cassa previdenziale ha affidato all'agente della riscossione il recupero di crediti per contributi non versati da un professionista. A causa dell'inerzia dell'esattore, che non ha notificato tempestivamente gli atti interruttivi, è intervenuta la prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha condannato l'agente della riscossione a risarcire il danno subito dall'ente impositore, pari all'importo dei crediti prescritti. L'agente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'applicabilità dello stralcio dei debiti sotto i mille euro e la necessità di un preventivo procedimento amministrativo di discarico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le questioni sollevate erano nuove e non dedotte nei precedenti gradi di giudizio. L'agente della riscossione perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Giurisdizione Corte dei Conti: debito negato, Cassazione rinvia
Una società concessionaria della riscossione nega di avere un debito verso un consorzio, debito che l'Agenzia di Riscossione statale intendeva pignorare. La controversia arriva in Cassazione, dove la società concessionaria sostiene la giurisdizione della Corte dei Conti per le questioni relative al discarico dei crediti inesigibili. Le Sezioni Unite, riconoscendo la grande importanza della questione, non emettono una decisione finale. Sospendono il giudizio e rinviano il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il principio di diritto non è ancora stato stabilito, ma la Corte ha evidenziato la complessità nel definire la corretta giurisdizione in materia.
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Responsabilità dell’agente della riscossione: risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'agente della riscossione per il mancato recupero di crediti affidati da un consorzio privato. L'ente di riscossione sosteneva che la causa spettasse alla Corte dei Conti e che l'azione fosse prematura in attesa della procedura di discarico per inesigibilità. Gli Ermellini hanno invece stabilito che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, poiché il rapporto ha natura privatistica. Inoltre, l'azione risarcitoria per inadempimento contrattuale è autonoma e non dipende dall'esito delle procedure amministrative interne di discarico. Il danno è stato liquidato equitativamente come perdita di chance, sanzionando l'inerzia dell'agente nel perseguire i debitori morosi.
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Discarico ruoli: no all’estinzione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33688/2023, ha stabilito che il discarico ruoli automatico per i crediti antecedenti al 1999, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del diritto di credito. La norma si limita a cancellare il titolo esecutivo (il ruolo), lasciando impregiudicata la possibilità per l'ente creditore, anche se di natura privata come una cassa previdenziale, di agire per il recupero del credito tramite le ordinarie vie giudiziarie. La Corte ha rigettato le censure di incostituzionalità e di violazione del diritto UE.
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Riscossione coattiva e giusto processo: la Cassazione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che le modifiche legislative in materia di riscossione coattiva, introdotte durante un processo, non violano il principio del giusto processo sancito dall'art. 6 CEDU. La controversia vedeva un ente previdenziale opposto all'agente della riscossione per il mancato recupero di contributi. La Corte ha ritenuto gli interventi normativi, che hanno previsto l'annullamento di vecchi ruoli, parte di una prevedibile e organica riforma del sistema, giustificata da motivi di interesse generale, e non un'indebita interferenza nel giudizio.
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Riscossione coattiva: la Cassazione alle Sezioni Unite
Un ente previdenziale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato recupero di crediti contributivi. Durante il processo, sono intervenute nuove leggi che hanno disposto l'annullamento automatico dei ruoli più datati, modificando retroattivamente l'esito della causa a favore dell'agente statale. La Corte di Cassazione, dubitando che questa ingerenza legislativa violi il principio del giusto processo e della parità delle armi, ha rimesso la questione sulla riscossione coattiva crediti alle Sezioni Unite per una decisione di massima importanza.
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