LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Diritti Quesiti

Pagina 3 di 3

52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento collettivo: limiti e oneri processuali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7695/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore contro un licenziamento collettivo. La Corte ha stabilito che le eccezioni procedurali, come la mancata contestualità delle comunicazioni, devono essere sollevate fin dal primo grado di giudizio per essere ammissibili. Inoltre, ha confermato che la disciplina del licenziamento collettivo si applica anche ai dipendenti di istituti di credito privatizzati, e ha ritenuto non apparente la motivazione della corte d'appello che aveva correttamente individuato il nesso causale tra il recesso e la riorganizzazione aziendale.
Continua »
Inquadramento pubblico impiego: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, ex funzionario giudiziario, ha contestato il suo nuovo inquadramento professionale derivante da un contratto collettivo, sostenendo che fosse nullo e costituisse un demansionamento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando la piena legittimità dell'operato della contrattazione collettiva. Secondo la Corte, la definizione dell'inquadramento pubblico impiego è una prerogativa delle parti sociali, sottratta al sindacato del giudice, e il passaggio a un nuovo sistema non viola i diritti acquisiti né costituisce automaticamente un demansionamento.
Continua »
Disconoscimento lavoro agricolo: notifica online valida
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notifica telematica per il disconoscimento lavoro agricolo, anche se riferita a periodi lavorativi antecedenti alla legge del 2011 che l'ha introdotta. La Corte ha chiarito che la norma regola la forma della comunicazione, non il diritto sostanziale, respingendo il ricorso di una lavoratrice per intervenuta decadenza del termine di impugnazione.
Continua »
Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
Continua »
Progressione verticale: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla progressione verticale a due dipendenti pubblici. Nonostante fossero risultati idonei in una selezione per 920 posti, l'Amministrazione aveva ricevuto autorizzazione solo per 460. La Corte ha stabilito che la mancanza dell'autorizzazione per i posti successivi e l'entrata in vigore di una nuova normativa (d.lgs. 150/2009) hanno impedito il sorgere di un diritto soggettivo all'inquadramento superiore, trattandosi di una mera aspettativa.
Continua »
Tassazione buonuscita: vince la norma regionale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la tassazione della buonuscita per i dipendenti regionali siciliani deve seguire la legge regionale più favorevole per le quote maturate fino al 31 dicembre 2003. La pronuncia stabilisce la prevalenza della norma speciale regionale su quella nazionale, a tutela dei diritti quesiti e per garantire un passaggio graduale tra sistemi retributivi.
Continua »
Premio di collaborazione: prevale il contratto individuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 774/2024, ha stabilito che un accordo sindacale peggiorativo non può modificare un trattamento più favorevole, come un premio di collaborazione, previsto nel contratto individuale di lavoro. Inoltre, ha confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto a seguito delle riforme sulla stabilità.
Continua »
Trattamento retributivo: retroattività e diritti quesiti
Un gruppo di docenti universitari si oppone all'applicazione retroattiva di un accordo collettivo che peggiora il loro trattamento retributivo per prestazioni già effettuate. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, non decide nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza. Il fulcro della disputa è la tutela dei diritti quesiti contro modifiche contrattuali peggiorative con effetto retroattivo.
Continua »
Recupero somme indebite: la PA può chiedere i soldi?
La Cassazione conferma il diritto di un ente pubblico di richiedere la restituzione di stipendi accessori versati ai dipendenti dopo il 31 dicembre 2012. Tali pagamenti, basati su accordi collettivi decentrati dichiarati nulli per violazione dei vincoli finanziari, costituiscono un indebito oggettivo. La Corte ha rigettato il ricorso dei lavoratori, affermando che il recupero somme indebite è un atto dovuto per la Pubblica Amministrazione quando manca un valido titolo giuridico.
Continua »
Riliquidazione pensione estera: la clausola di salvezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di salvezza, che protegge i trattamenti pensionistici più favorevoli, non si applica in caso di riliquidazione pensione estera se il trattamento non era stato liquidato in via definitiva prima dell'entrata in vigore della nuova legge. Nel caso specifico, un pensionato con contributi versati in Italia e Svizzera si è visto applicare il nuovo metodo di calcolo, meno vantaggioso, poiché la sua pensione era oggetto di una controversia con l'ente previdenziale e quindi non considerata "già liquidata" in senso definitivo.
Continua »
Diritti quesiti nei contratti collettivi: la Cassazione
L'erede di un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione provinciale per ottenere il pagamento di un'indennità di posizione basata su un accordo del 1999-2001. La richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che nella successione tra contratti collettivi, il nuovo accordo sostituisce integralmente il precedente, anche se peggiorativo. I 'diritti quesiti' tutelati sono solo quelli già maturati e definitivamente entrati nel patrimonio del lavoratore, non le mere aspettative basate su regole previgenti.
Continua »
Calcolo pensione pro rata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8021/2019, ha affrontato il caso di un professionista e della sua cassa previdenziale riguardo al calcolo della pensione di anzianità maturata nel 2006. La Corte ha stabilito un importante principio: per le anzianità maturate prima del 1° gennaio 2007, si applica il principio del calcolo pensione pro rata, preservando le regole più favorevoli vigenti fino a quella data. Tuttavia, ha ritenuto legittima l'applicazione di un "coefficiente di neutralizzazione" che riduce l'importo per chi continua l'attività professionale, considerandolo uno strumento per garantire l'equilibrio finanziario della cassa non soggetto al principio del pro rata.
Continua »