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Direttiva 1999/70/Ce

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una legge europea che stabilisce il principio di non discriminazione, vietando di trattare i lavoratori con contratto a tempo determinato in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, a meno che non esistano ragioni oggettive.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Abuso contratti a termine LSU: il Comune perde, vince l’Europa
Una lavoratrice, proveniente dal bacino dei Lavori Socialmente Utili (LSU), denunciava l'illegittima successione di contratti a termine con un Comune. L'ente si difendeva sostenendo che tali contratti rientravano in una speciale legge regionale di stabilizzazione, esente dalle norme ordinarie. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: nessuna legge regionale può creare una deroga alla direttiva europea che vieta l'abuso contratti a termine LSU. Se il rapporto di lavoro è nei fatti subordinato, le tutele europee devono essere applicate. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Precari Scuola: la Cassazione impone il riconoscimento anzianità
La Corte di Cassazione ha stabilito il diritto al pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio per i lavoratori del comparto scuola assunti dopo anni di precariato. La sentenza chiarisce che tutto il periodo lavorato con contratti a termine, anche quello precedente alla scadenza della direttiva europea del 2001, deve essere conteggiato per la progressione stipendiale. Viene così bocciata la prassi del Ministero di riconoscere solo parzialmente il servizio pre-ruolo. La Corte sancisce il principio di non discriminazione, equiparando di fatto il trattamento economico tra personale a tempo determinato e indeterminato ai fini degli scatti di anzianità.
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Precari Scuola: No Discriminazione sulla Progressione Stipendiale
Una collaboratrice scolastica con dieci anni di contratti a termine ha chiesto il riconoscimento della stessa progressione stipendiale dei colleghi assunti a tempo indeterminato. Il Ministero si è opposto, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la normativa europea che vieta la discriminazione tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato prevale sulle leggi nazionali. Di conseguenza, la progressione stipendiale del personale precario deve essere calcolata riconoscendo per intero tutta l'anzianità di servizio maturata, senza alcuna penalizzazione. Il ricorso del Ministero è stato respinto.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento anche per ex LSU
Un lavoratore, impiegato per anni da un Comune prima come Lavoratore Socialmente Utile e poi con una serie di contratti a tempo determinato, ha denunciato un abuso di contratti a termine. Le corti inferiori avevano respinto la sua richiesta, ritenendo che la speciale legislazione regionale per la stabilizzazione degli LSU giustificasse le proroghe. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la normativa europea contro l'abuso di contratti a termine si applica anche a questi rapporti se, nei fatti, il lavoratore svolge mansioni ordinarie e durature per l'ente. La qualifica formale del contratto non può mascherare un reale rapporto di lavoro subordinato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione e per decidere sull'eventuale risarcimento del danno.
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Abuso contratti a termine PA: Comune condannato per lavoratore LSU
Una lavoratrice, impiegata da un Comune prima in lavori socialmente utili e poi con una serie di contratti a termine, ha denunciato l'illegittimità di tale successione. I giudici di merito avevano respinto la sua richiesta, ritenendo prevalenti le leggi regionali speciali sulla stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: le normative nazionali o regionali non possono eludere la direttiva europea che vieta l'abuso dei contratti a termine. Se il rapporto di lavoro, nei fatti, è di natura subordinata e copre esigenze stabili, si configura un abuso. La Cassazione ha quindi sancito il diritto della lavoratrice a una nuova valutazione per ottenere il risarcimento del danno, evidenziando il primato del diritto europeo nella tutela contro l'abuso contratti a termine PA.
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Ricostruzione carriera docenti precari: la Cassazione dà ragione alla prof
Una docente con contratti a termine ha chiesto il riconoscimento della sua anzianità di servizio per ottenere gli stessi scatti di stipendio dei colleghi di ruolo. Il Ministero dell'Istruzione si è opposto, basandosi su una legge nazionale che prevede un trattamento economico iniziale per i precari. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che il diritto alla **ricostruzione di carriera docenti precari** è fondato sul principio europeo di non discriminazione. I giudici devono ignorare (disapplicare) le norme nazionali che creano una disparità di trattamento ingiustificata tra personale di ruolo e precario. Di conseguenza, l'anzianità maturata durante le supplenze deve essere pienamente riconosciuta ai fini della progressione economica.
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Contratti a termine abusivi: Comune paga il danno comunitario
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni dipendenti comunali, precedentemente impiegati come LSU e poi assunti con contratti a termine reiterati. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per l'abuso di tali contratti, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che i contratti successivi al periodo LSU erano già di natura subordinata e che la Corte territoriale ha errato nel non valutare l'illegittimità della loro successione. Il caso è stato rinviato per la quantificazione del cosiddetto danno comunitario pubblico impiego, confermando la tutela dei lavoratori contro la precarizzazione anche nella Pubblica Amministrazione.
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Stabilizzazione LSU: Abuso e risarcimento del danno
Un lavoratore proveniente da un bacino di Lavori Socialmente Utili (LSU), assunto da un ente pubblico con una serie di contratti a termine e poi stabilizzato, ha richiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9407/2023, ha stabilito che anche nel percorso di stabilizzazione LSU, è necessario valutare la natura concreta del rapporto. Se il lavoratore svolge mansioni ordinarie e necessarie, la successione di contratti può configurare un abuso, dando diritto al risarcimento del danno per la pregressa precarietà, anche a seguito dell'avvenuta immissione in ruolo.
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Anzianità pre-ruolo: no a discriminazioni per i precari
Un gruppo di dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ha contestato il mancato riconoscimento dell'anzianità pre-ruolo ai fini delle progressioni economiche. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, giustificando la disparità di trattamento. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per decidere se tale esclusione violi il principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea.
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Anzianità pre-ruolo: la Cassazione valuta il caso
Un gruppo di dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di contratti a termine, ha citato in giudizio l'amministrazione per il mancato riconoscimento dell'anzianità pre-ruolo ai fini delle progressioni economiche orizzontali (PEO). La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo legittima la differenziazione rispetto ai lavoratori di ruolo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto la materia di particolare importanza e, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Progressioni economiche e precari: la Cassazione rinvia
Un gruppo di dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ha citato in giudizio l'ente datore di lavoro per il mancato riconoscimento dell'anzianità pregressa ai fini delle progressioni economiche. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di tale importanza da rinviare la causa a una pubblica udienza. Il caso verte sulla possibile discriminazione dei lavoratori a tempo determinato in violazione della normativa europea.
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Progressioni economiche: rinvio per i precari PA
La Corte di Cassazione esamina il caso di dipendenti pubblici esclusi dalle progressioni economiche durante i loro contratti a termine. Ritenendo la questione nuova e di rilevanza europea, la Corte non decide nel merito ma dispone un rinvio a pubblica udienza per un esame più approfondito sul principio di non discriminazione e sulla legittimità del differente trattamento basato sulla natura del rapporto di lavoro.
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Assegno di sede docenti precari: sì alla parità
Un docente supplente in servizio all'estero si è visto negare l'assegno di sede nella stessa misura dei colleghi di ruolo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7479/2024, ha ribaltato le decisioni dei gradi inferiori, stabilendo che tale disparità di trattamento costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. L'assegno di sede docenti precari deve quindi essere corrisposto per intero, in quanto compensa il disagio del trasferimento all'estero, identico per lavoratori a tempo determinato e indeterminato.
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Anzianità di servizio: vale il contratto a termine?
La Corte d'Appello ha stabilito che l'anzianità di servizio maturata durante un contratto a termine deve essere pienamente riconosciuta ai fini di una progressione di carriera, anche se il rapporto a termine si è concluso prima dell'entrata in vigore della Direttiva 99/70/CE. La mancata valutazione di tale periodo costituisce una discriminazione illegittima.
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