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Diffamazione Online

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24 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Diffamazione online: prova e identificazione vittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro un'assoluzione per diffamazione online. Un uomo aveva pubblicato su un social network foto di rifiuti abbandonati, tra cui una ricevuta con un codice fiscale parzialmente leggibile. La Corte ha confermato che, senza una chiara e inequivocabile identificazione della persona offesa, non si può configurare il reato, poiché manca la prova della lesione alla reputazione.
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Diffamazione online: quando si identifica la vittima?
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per diffamazione online, respingendo l'appello dell'imputato. La sentenza stabilisce che, ai fini del reato, la vittima non deve essere necessariamente nominata in modo esplicito, ma è sufficiente che sia identificabile in modo inequivocabile attraverso il contesto generale dei messaggi e i riferimenti a fatti, luoghi o legami familiari noti a un pubblico indeterminato. La Corte ha inoltre rigettato un'eccezione procedurale relativa all'acquisizione di atti in giudizio.
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Diffamazione online: la responsabilità del presidente
La Cassazione conferma una condanna per diffamazione online. L'imputato, presidente di un organo editoriale, è stato ritenuto responsabile per articoli diffamatori firmati dall'ufficio di presidenza, nonostante la presenza di altri membri. La Corte ha rigettato sia le eccezioni procedurali sui termini di notifica che le contestazioni sulla riconducibilità dei fatti all'imputato.
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Diffamazione online: chi scrive dietro un nickname?
Un utente è stato condannato per diffamazione online per un articolo pubblicato con uno pseudonimo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso dell'imputato. La sentenza stabilisce che per provare la paternità di uno scritto diffamatorio non è indispensabile l'accertamento tecnico dell'indirizzo IP. L'identificazione dell'autore può basarsi su una serie di elementi logici e convergenti, come l'uso abituale dello stesso nickname da parte dell'imputato e la sua mancata denuncia per furto d'identità digitale.
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