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Dichiarazione Di Domicilio

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Dichiarazione di domicilio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata presentazione della dichiarazione di domicilio da parte dell'imputato, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. La Corte ha chiarito che tale dichiarazione deve essere successiva alla sentenza impugnata e non può essere desunta da indicazioni precedenti o generiche, come la residenza indicata nel mandato difensivo. La rigidità di questo requisito formale preclude l'esame nel merito del ricorso.
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Conoscenza del processo: notifica e assenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica del decreto di citazione a giudizio effettuata al difensore d'ufficio, a causa dell'irreperibilità dell'imputato presso il domicilio dichiarato, non è sufficiente a dimostrare la sua effettiva conoscenza del processo. Di conseguenza, è stato accolto il ricorso per la rescissione del giudicato di un uomo condannato in assenza, poiché non si può presumere che egli si sia volontariamente sottratto al procedimento. La Corte ha sottolineato che la semplice regolarità formale della notifica non soddisfa l'esigenza di certezza della conoscenza dell'accusa da parte dell'imputato.
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Dichiarazione di domicilio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha chiarito i requisiti per la validità della dichiarazione di domicilio nell'atto di appello penale. In un caso con due imputati, ha annullato la dichiarazione di inammissibilità per uno, il cui appello richiamava espressamente una precedente elezione di domicilio indicandone la collocazione nel fascicolo. Ha invece confermato l'inammissibilità per l'altro, poiché la mera indicazione della residenza non costituisce una valida dichiarazione di domicilio ai fini processuali.
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Dichiarazione di domicilio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inammissibilità di un appello per la mancata allegazione della dichiarazione di domicilio, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p. (norma poi abrogata). La Corte chiarisce che, sebbene fosse sufficiente un richiamo a una precedente dichiarazione, la sua totale assenza nell'atto di impugnazione ne determina l'invalidità, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Dichiarazione di domicilio: no al formalismo eccessivo
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello, stabilendo che la dichiarazione di domicilio è valida anche se inserita nel corpo della procura al difensore. La sentenza critica un'interpretazione eccessivamente formalistica dell'art. 581, comma 1-ter, c.p.p., privilegiando la sostanza della comunicazione e il diritto di difesa rispetto a rigidi requisiti burocratici.
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Rimessione in termini: annullata ordinanza GIP
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del GIP che negava la rimessione in termini a un imputato. Il GIP aveva erroneamente omesso di verificare la dedotta mancata conoscenza effettiva di un decreto penale, regolarmente notificato via PEC al difensore. La Corte ha chiarito che sull'imputato grava un onere di allegazione, non di prova, e che spetta al giudice verificare la veridicità delle sue affermazioni.
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Dichiarazione di domicilio: appello penale inammissibile
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale perché l'atto di impugnazione non conteneva la dichiarazione di domicilio dell'imputato, come richiesto dall'art. 581 cod. proc. pen. La Corte chiarisce che tale requisito è obbligatorio per tutti gli imputati, anche per quelli presenti durante il processo di primo grado, correggendo la motivazione della Corte d'appello ma confermandone la decisione.
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Dichiarazione di domicilio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19500/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di inammissibilità di un appello. Il motivo risiede nella mancanza, nell'atto di impugnazione, di un riferimento esplicito alla dichiarazione di domicilio dell'imputato, come richiesto dall'art. 581, comma 1-ter c.p.p. (norma applicabile ai fatti di causa). La Corte ha specificato che né la presenza dell'imputato al processo di primo grado né la mera indicazione della residenza in altri atti possono sopperire a tale requisito formale.
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Dichiarazione di domicilio: appello inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10346/2025, ha confermato l'inammissibilità di un appello a causa della mancata e contestuale dichiarazione di domicilio da parte degli imputati. La Corte ha stabilito che la successiva integrazione documentale non può sanare il vizio originario, poiché la norma (art. 581, comma 1-ter c.p.p.), sebbene oggi abrogata, richiedeva tale adempimento al momento stesso della presentazione dell'impugnazione. La recente modifica legislativa non ha effetto retroattivo sui ricorsi già proposti.
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Dichiarazione di domicilio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché l'atto di appello non conteneva un riferimento espresso e specifico alla dichiarazione di domicilio, sebbene questa fosse presente in un altro atto del fascicolo (istanza di gratuito patrocinio). La Suprema Corte, richiamando un recente intervento delle Sezioni Unite, ha ribadito che, per evitare l'inammissibilità, l'atto di impugnazione deve indicare con precisione dove si trova la precedente dichiarazione o elezione di domicilio, per consentirne l'immediata e inequivoca individuazione.
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