Un uomo, già condannato per tentato furto aggravato ai danni di due esercizi commerciali, ha fatto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio. L'imputato lamentava che la sanzione base fosse superiore di un mese rispetto al minimo stabilito dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito, il quale ha correttamente valutato la gravità del fatto, i danni causati e i numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, in presenza di recidiva reiterata, l'aumento minimo di un terzo per il reato continuato si applica anche se la recidiva stessa è ritenuta equivalente alle circostanze attenuanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »