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Desumibilità

56 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione per cui gli elementi di prova a carico di una persona per un determinato reato sono già presenti e conoscibili dagli atti di un procedimento precedente al momento dell'emissione della prima misura cautelare. Non è una semplice possibilità di conoscenza, ma la reale disponibilità di un quadro indiziario sufficientemente definito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Retrodatazione Custodia Cautelare: Quando i Fatti Nascosti Contano
Un individuo, già sottoposto a custodia cautelare per reati associativi legati allo spaccio, ha ricevuto una seconda misura per cessione di stupefacenti. Dopo che la prima misura è stata dichiarata inefficace, ha chiesto la retrodatazione custodia cautelare della seconda, sostenendo che i fatti erano già desumibili dagli atti del primo procedimento. Il Tribunale del riesame ha negato questa richiesta. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il Tribunale ha errato nell'interpretare il concetto di "desumibilità". La Corte ha chiarito che la desumibilità si riferisce all'oggettiva presenza di indizi negli atti, non alla loro elaborazione soggettiva da parte del pubblico ministero. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Retrodatazione custodia cautelare: no automatismo nei reati
Un corriere accusato di associazione finalizzata al traffico di droga ha impugnato l'ordinanza degli arresti domiciliari, chiedendo la retrodatazione custodia cautelare. L'indagato sosteneva che i fatti fossero già desumibili dagli atti di un precedente arresto in flagranza per detenzione di stupefacenti e che il tempo trascorso avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione non si applica quando gli elementi indiziari provengono da indagini distinte di procure diverse e la condotta associativa si è protratta nel tempo. I giudici hanno inoltre confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, ritenendo gli arresti domiciliari adeguati e proporzionati alla pericolosità sociale derivante dallo stabile inserimento nella rete del narcotraffico.
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Retrodatazione custodia cautelare: quando due indagini non combaciano
Un individuo, già sottoposto a custodia cautelare per reati di associazione a delinquere finalizzata a furti e detenzione di armi, ha chiesto la retrodatazione della custodia cautelare disposta in un secondo procedimento. L'obiettivo era dichiarare l'inefficacia della misura per scadenza dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la retrodatazione non era applicabile. Questo perché gli elementi a fondamento della seconda misura non erano "desumibili" (ricavabili) dagli atti del primo procedimento al momento della sua emissione, trattandosi di procedimenti distinti con fatti emersi in momenti diversi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Retrodatazione termini misure cautelari: quando la difesa non basta
Un Lavoratore è stato sottoposto a custodia in carcere per reati di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha chiesto la retrodatazione termini misure cautelari, sostenendo che gli elementi a base della seconda misura cautelare fossero già noti al momento della prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la retrodatazione opera solo se i fatti della seconda misura erano desumibili dagli atti della prima, non bastando una mera similitudine dei reati. La misura cautelare è rimasta efficace, e il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Retrodatazione termini custodia cautelare: indizi noti, ma non sufficienti
Il Ricorrente, sottoposto a misura cautelare per reati di usura ed estorsione, ha chiesto la **retrodatazione dei termini di custodia cautelare**. La sua difesa sosteneva che gli elementi investigativi, come intercettazioni e accertamenti bancari, erano già disponibili prima dell'informativa finale e dell'esecuzione della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la "desumibilità" degli indizi non è la semplice conoscenza storica dei fatti, ma la possibilità per il Pubblico Ministero di valutare la completezza e gravità degli indizi per richiedere una nuova misura. L'informativa finale ha fornito il quadro complessivo necessario per tale valutazione.
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Retrodatazione dei termini di custodia cautelare: quando e negata
L'Imputato ha proposto ricorso contro l'ordinanza che respingeva la richiesta di inefficacia della custodia in carcere. Egli invocava la disciplina delle contestazioni a catena, chiedendo la retrodatazione dei termini di custodia cautelare per reati associativi e di spaccio, ritenendoli desumibili gia all'epoca di una prima misura per estorsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la desumibilita dei fatti successivi non coincide con la mera conoscibilita storica, ma richiede un quadro indiziario completo e gia valutabile dal Pubblico Ministero prima del rinvio a giudizio del primo procedimento. Nel caso di specie, l'informativa finale era stata depositata molti mesi dopo il primo rinvio a giudizio, escludendo cosi ogni ipotesi di retrodatazione automatica.
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Retrodatazione della custodia cautelare: quando viene negata
L'Indagato, arrestato prima per furto e poi per associazione a delinquere, chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare per il secondo reato, sostenendo che gli indizi fossero già noti agli inquirenti al momento del primo arresto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione della custodia cautelare non scatta per la semplice conoscenza storica dei fatti, ma richiede che gli atti iniziali contengano già un quadro indiziario completo e maturo, tale da consentire al pubblico ministero di richiedere subito la misura senza ulteriori indagini. Di conseguenza, l'indagato rimane in custodia e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Retrodatazione della custodia cautelare: negata per lo spaccio
Il Tribunale di Torino confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di spaccio di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la mancata retrodatazione della custodia cautelare ai sensi dell'art. 297 c.p.p., sostenendo che gli indizi del secondo provvedimento fossero già desumibili all'epoca del primo arresto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la retrodatazione richiede una conoscenza concreta e documentata da parte del Pubblico Ministero, non una semplice conoscibilità storica. Nel caso di specie, l'informativa finale era stata depositata mesi dopo il primo arresto. Pertanto, la Cassazione ha confermato la misura carceraria e condannato il ricorrente alle spese.
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Doppio Arresto: No alla Retrodatazione Custodia Cautelare senza prova
Un imputato, già condannato per spaccio, viene nuovamente arrestato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Chiede la **retrodatazione della custodia cautelare**, sostenendo che i fatti fossero già noti nel primo procedimento. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: non basta affermare che i fatti fossero collegati. L'imputato ha l'onere di indicare in modo specifico e puntuale gli atti del primo fascicolo da cui era già possibile desumere gli indizi per il secondo reato. In assenza di questa prova precisa, la richiesta di unificare i periodi di detenzione non può essere accolta e i termini della seconda misura cautelare decorrono autonomamente.
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Retrodatazione custodia cautelare: no se il reato continua
Un indagato, già detenuto per un reato associativo, viene colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare per un'altra associazione a delinquere. La sua difesa chiede la retrodatazione della custodia cautelare, per far coincidere l'inizio della seconda misura con la prima. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. Il principio non si applica perché il secondo reato associativo è proseguito anche dopo l'emissione della prima ordinanza. La retrodatazione è possibile solo per reati commessi interamente prima della misura cautelare precedente. Di conseguenza, i due periodi di detenzione non possono essere unificati e restano distinti.
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Contestazione a catena: guida alla retrodatazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di retrodatazione dei termini di custodia cautelare per un indagato. Il ricorrente invocava l'istituto della contestazione a catena, sostenendo che i fatti fossero connessi a una precedente ordinanza. Tuttavia, i giudici hanno rilevato l'eterogeneità dei fatti, la diversità dei luoghi e dei soggetti coinvolti, escludendo il vincolo necessario per l'automatismo della retrodatazione.
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Contestazione a catena e termini di custodia
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della contestazione a catena in relazione a un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. Il ricorrente sosteneva che i termini di custodia dovessero essere retrodatati, poiché gli indizi a suo carico erano già presenti prima del rinvio a giudizio in un precedente processo per traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione non opera se il quadro indiziario completo e i necessari riscontri alle chiamate in correità sono emersi solo dopo il rinvio a giudizio del primo procedimento.
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Custodia cautelare: limiti a revoca e retrodatazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca della custodia cautelare per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancata retrodatazione della misura e l'omessa valutazione della buona condotta carceraria. La Suprema Corte ha chiarito che la retrodatazione richiede la prova che i fatti fossero desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio nel procedimento connesso. Inoltre, ha stabilito che il tempo trascorso dai fatti (tempo silente) non rileva per la revoca della misura, ma solo per la sua emissione iniziale, e che la condotta carceraria non è di per sé sufficiente a superare le presunzioni di pericolosità.
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Contestazione a catena e termini di custodia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il fulcro della controversia riguardava l'istituto della contestazione a catena e la richiesta di retrodatazione dei termini di custodia. La difesa sosteneva che i fatti fossero connessi a un precedente arresto avvenuto anni prima. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la retrodatazione non opera se gli elementi indiziari per il nuovo reato non erano desumibili dagli atti al momento della prima ordinanza. Nel caso specifico, la complessità delle indagini ha reso i nuovi elementi disponibili solo in un momento successivo, escludendo l'applicazione del beneficio.
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Retrodatazione termini custodia: guida Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato che invocava la retrodatazione dei termini di custodia cautelare per un secondo reato. Il ricorrente sosteneva che i fatti fossero già noti agli inquirenti grazie a intercettazioni precedenti. La Suprema Corte ha stabilito che la retrodatazione non scatta con la semplice conoscenza dei fatti, ma richiede un quadro di gravità indiziaria completo e maturo. Poiché la difesa non ha fornito prove oggettive della disponibilità di tale quadro indiziario da parte del Pubblico Ministero, limitandosi a congetture, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Contestazione a catena: guida alla retrodatazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una misura cautelare per decorrenza dei termini, applicando l'istituto della contestazione a catena. Il caso riguardava un indagato colpito da due ordinanze successive per reati di associazione mafiosa ed estorsione. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di una connessione qualificata tra i fatti, la retrodatazione dei termini opera automaticamente. Il giudice del rinvio deve attenersi ai principi della sentenza rescindente, dichiarando l'inefficacia della misura se i termini complessivi, calcolati dalla prima ordinanza, risultano scaduti.
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Retrodatazione: la Cassazione sui termini cautelari
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato che richiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare per fatti connessi a un precedente procedimento. Il ricorrente sosteneva che gli elementi indiziari fossero già noti alla Procura. La Corte ha stabilito che la retrodatazione non opera per i reati associativi se la condotta prosegue dopo la prima ordinanza e se la difesa non prova che il materiale investigativo fosse già idoneo a fondare una nuova misura al momento del primo rinvio a giudizio.
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Retrodatazione termini cautelari: le regole
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato che richiedeva la retrodatazione termini cautelari per una seconda ordinanza relativa a condotte estorsive. Il Tribunale del riesame aveva negato il beneficio poiché gli elementi fondanti la seconda misura erano emersi solo in un'informativa di polizia successiva alla richiesta di rinvio a giudizio per i primi fatti. La Suprema Corte ha confermato che la retrodatazione richiede che il quadro indiziario sia già completo e valutabile dal Pubblico Ministero al momento della prima misura, non essendo sufficiente la mera conoscenza storica dei fatti.
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Retrodatazione cautelare: no a nesso reato mafioso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la retrodatazione cautelare dei termini di custodia per un'accusa di omicidio, facendoli decorrere da una precedente misura per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che non sussiste un nesso teleologico qualificato tra il reato associativo (permanente) e i reati-fine successivi come l'omicidio. Inoltre, ha chiarito che la 'desumibilità' degli indizi, necessaria per la retrodatazione, richiede un quadro probatorio già solido e non semplici sospetti al momento della prima ordinanza, quadro che nel caso di specie si è consolidato solo con le successive dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
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Retrodatazione termini: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva la retrodatazione dei termini di una misura cautelare. Il caso riguardava due procedimenti per reati di droga. La Corte ha stabilito che la retrodatazione termini custodia cautelare non è applicabile se gli elementi per la seconda misura non erano concretamente "desumibili" dagli atti al momento dell'emissione della prima. Nel caso specifico, le prove decisive sono emerse solo mesi dopo, a seguito di una consulenza tecnica su un cellulare, rendendo impossibile la retrodatazione.
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