L'Imputato era stato condannato dalla Corte di Appello di Brescia per truffa aggravata e falso, avendo acquistato un'auto pagandola con un assegno circolare falso ai danni di un venditore. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la violazione del divieto di secondo giudizio. L'Imputato, infatti, era già stato giudicato in via definitiva dalla Corte di Appello di Reggio Calabria per lo stesso identico fatto storico (stessa auto, stessa data, stessa vittima e medesimo assegno falso). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che l'identità del fatto sussiste quando vi è corrispondenza storico-naturalistica in tutti gli elementi costitutivi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata in applicazione del divieto di secondo giudizio.
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