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Demanio Marittimo

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138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro preventivo stabilimento balneare e accordi comunali
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo stabilimento balneare gestito da una società dichiarata decaduta dalla concessione demaniale per abusi edilizi. I gestori avevano impugnato la misura cautelare reale invocando un accordo con il Comune che sospendeva lo sgombero fino a fine stagione. I giudici hanno stabilito l'inammissibilità del ricorso dell'amministratore per difetto di un interesse concreto personale e hanno respinto le tesi della società. La Suprema Corte ha chiarito che una semplice intesa sul differimento dello sgombero non sana l'occupazione abusiva del suolo pubblico, né supera il sequestro penale in assenza di un nuovo atto concessorio formale.
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Occupazione senza titolo di terreno demaniale: condanna record
L'Ente Pubblico ha intimato agli eredi di un concessionario il pagamento di oltre venti milioni di euro. La somma è stata richiesta a titolo di indennità per l'occupazione senza titolo di un vasto terreno costiero demaniale, protratta per quindici anni dopo la scadenza della concessione agraria originaria. Gli occupanti hanno contestato la natura pubblica dell'area e hanno eccepito la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha confermato la titolarità pubblica del bene e ha condannato i privati al versamento della somma dovuta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei privati a causa di vizi formali nella redazione dell'atto e della mancata allegazione precisa dei documenti. Gli occupanti devono quindi pagare integralmente il debito milionario e le spese processuali.
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Spiaggia recintata: condanna per occupazione abusiva del demanio
Un gestore balneare ha annesso 159 metri quadrati di spiaggia pubblica alla propria struttura privata, installando recinzioni, gazebo e tappeti elastici per impedire la sosta indiscriminata di terzi. L'imprenditore ha impugnato la condanna per occupazione abusiva del demanio marittimo, contestando i rilievi satellitari e invocando la particolare tenuità del fatto e la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la piena attendibilità delle misurazioni GPS dell'Agenzia del Demanio rispetto alle perizie di parte. Il reato ha natura permanente e cessa solo con la pronuncia giudiziale di primo grado. Il titolare perde la causa e subisce la condanna al versamento delle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo: arresto confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato alla pena di tre mesi di arresto per il reato di occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo. Le forze dell'ordine hanno accertato la presenza dell'uomo all'interno di un manufatto abusivo vicino alla spiaggia, adibito a stalla per cavalli di sua proprietà. La struttura disponeva di allaccio elettrico, frigorifero attivo e medicinali veterinari, elementi che comprovano un utilizzo stabile e non occasionale dell'area pubblica. La Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo le lamentele difensive perché formulate in modo generico e confermando il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale anche per chi acquista
Due acquirenti di abitazioni costiere utilizzavano una porzione di scogliera demaniale recintata e modificata con opere abusive, impedendo l'accesso alla collettività. Gli imputati sostenevano la propria estraneità al reato, evidenziando che le opere erano state realizzate dai precedenti proprietari prima del loro acquisto. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che l'abusiva occupazione di spazio demaniale si configura anche in capo a chi subentra nell'uso del bene. L'esercizio di un potere di fatto su un'area pubblica già occupata protrae l'illecito e la sottrazione del bene all'uso comune. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Oblazione per reati demaniali: obbligatorio lo sgombero
Il Tribunale dichiarava estinto il reato a carico di una titolare di stabilimento balneare per occupazione abusiva di demanio marittimo, concedendo l'oblazione speciale. Il Procuratore Generale impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata verifica della rimozione delle opere abusive. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'oblazione per reati demaniali richiede necessariamente l'eliminazione integrale delle conseguenze dannose o pericolose della condotta, consistente nello sgombero effettivo delle attrezzature posizionate senza titolo. La natura permanente del reato impone tale accertamento prima di poter estinguere l'illecito penale.
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Auto d’epoca in spiaggia: escluse innovazioni non autorizzate
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'assoluzione di due gestori di uno stabilimento balneare, accusati di aver realizzato innovazioni non autorizzate sul demanio marittimo. I gestori avevano posizionato un'auto d'epoca all'interno dell'area in concessione per usarla come bancone frigorifero per le bevande. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, confermando l'assoluzione dei gestori. La Corte ha chiarito che l'installazione di un veicolo facilmente rimovibile e funzionale all'attività commerciale già autorizzata (la gestione del chiosco-bar) non costituisce una modifica permanente o strutturale del suolo pubblico. Di conseguenza, tale condotta non integra il reato di innovazioni non autorizzate, rientrando invece nella legittima organizzazione dell'attività d'impresa.
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Demanio marittimo o proprietà privata? La Cassazione decide
Una società privata ha contestato la proprietà pubblica di alcuni terreni vicini alla costa, sostenendo che fossero di sua proprietà esclusiva poiché protetti da recinzioni e raggiunti dall'acqua solo in rari casi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno invece stabilito che l'area fa parte del demanio marittimo, qualificandola come arenile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la natura pubblica di una spiaggia o di un arenile dipende esclusivamente dalle sue caratteristiche fisiche e dall'uso pubblico potenziale. Le opere costruite dall'uomo, come muri o recinzioni, non possono sottrarre un bene al demanio marittimo. Di conseguenza, la società privata perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
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Demanio occupato e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
Un cittadino, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo, ha impugnato la sentenza di condanna lamentando il mancato accoglimento dell'oblazione e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'oblazione richiede l'eliminazione delle conseguenze del reato e che l'occupazione demaniale è un reato permanente, impedendo la prescrizione immediata. Infine, per negare la particolare tenuità del fatto, al giudice basta evidenziare anche un solo elemento ostativo, come la gravità del reato desunta dalle circostanze concrete, senza dover analizzare tutti i criteri di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Imposta sulle concessioni statali: la cooperativa deve pagare
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento della Regione Toscana relativo all'anno 2009. L'atto richiedeva il pagamento dell'imposta sulle concessioni statali per l'uso di aree nel porto di Marina di Carrara. La Commissione tributaria regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo che il tributo non si applicasse alle concessioni rilasciate direttamente dall'Autorità portuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Regione. I giudici hanno chiarito che l'imposta è dovuta per il solo fatto oggettivo di occupare beni del demanio statale, a prescindere dall'ente che rilascia l'atto di concessione. Inoltre, la legge regionale del 2012 che ha escluso tale tributo per il futuro non ha valore retroattivo per l'anno 2009.
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Imposta regionale sulle concessioni statali: dovuta nei porti
Una società di servizi ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dalla Regione per il mancato pagamento dell'imposta regionale sulle concessioni statali relativa all'anno 2008. La società sosteneva che il tributo non fosse dovuto poiché la concessione demaniale marittima era stata rilasciata dall'Autorità Portuale e non dallo Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Regione, stabilendo che l'imposta regionale sulle concessioni statali è dovuta per il fatto oggettivo dell'occupazione e dell'uso dei beni del demanio pubblico, a prescindere dall'ente che rilascia l'atto di concessione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la validità degli accertamenti fiscali per l'anno 2008, respingendo definitivamente le contestazioni della società contribuente.
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Imposta sulle concessioni statali: Regione batte impresa
Una società ha impugnato un avviso di accertamento emesso dalla Regione per il mancato pagamento dell'imposta sulle concessioni statali relativa all'anno 2008. La concessione demaniale marittima era stata rilasciata dall'Autorità Portuale. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, ritenendo escluse dal tributo le concessioni delle autorità portuali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Regione. I giudici hanno chiarito che l'imposta sulle concessioni statali si applica all'uso effettivo del bene demaniale, a prescindere dall'ente che rilascia l'atto. Inoltre, l'esenzione introdotta dalla legge regionale nel 2012 non ha valore retroattivo per l'anno 2008. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata e la società è stata condannata a pagare il tributo dovuto.
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Responsabilità del direttore dei lavori: assolto per il passato
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un professionista, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo e deturpamento di bellezze naturali. Il Tribunale lo aveva condannato in qualità di progettista e direttore dei lavori per fatti avvenuti nel 2019. Tuttavia, la difesa ha dimostrato che l'attività del professionista era iniziata solo nel 2020, con la presentazione di una C.I.L.A. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando l'assenza di prove circa la responsabilità del direttore dei lavori per le condotte del 2019. La sentenza è stata annullata per non aver commesso il fatto, disponendo la trasmissione degli atti alla Procura per verificare eventuali irregolarità commesse successivamente nel 2020.
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Occupazione demaniale abusiva: la sanatoria non salva dal processo
Il Tribunale di Larino aveva dichiarato estinti per intervenuta sanatoria i reati contestati a tre cittadini, accusati di aver realizzato un immobile abusivo occupando arbitrariamente un'area demaniale marittima. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che l'occupazione demaniale abusiva e la costruzione nella fascia di rispetto senza autorizzazione costituiscono reati penali non sanabili. La successiva autorizzazione a mantenere le opere non cancella l'illecito penale, poiché non esiste alcuna norma che preveda l'estinzione del reato per sanatoria in questi casi. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Occupazione di demanio marittimo: salva la casa sul canale
Il Tribunale di Pordenone ha assolto La Proprietaria dall'accusa di occupazione di demanio marittimo per aver costruito la propria casa su un'area demaniale. Il giudice di merito ha accertato che l'immobile sorgeva sul demanio idrico, ovvero un canale interno, e non su quello marittimo, escludendo così il reato previsto dal codice della navigazione. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione contestando la natura dell'area. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM, confermando che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati e che le prove, tra cui mappe, foto satellitari e note dell'Agenzia del Demanio, confermavano la collocazione della casa sul demanio idrico. Vince La Proprietaria, la cui assoluzione diventa definitiva.
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Rinuncia all’impugnazione: dal ricorso alla condanna pecuniaria
L'Occupante di un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso per il reato di abusiva occupazione. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione personale per rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa di questa formale rinuncia all'impugnazione. Trattandosi di un atto irrevocabile e formale che rispetta tutti i requisiti di legge, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della ricorrente, condannandola al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la sua colpevolezza nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: locale sequestrato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle strutture di un locale commerciale situate su un'area costiera pubblica. Il Gestore del Locale sosteneva di beneficiare della proroga automatica della concessione. Tuttavia, i giudici hanno accertato il mancato pagamento dei canoni demaniali fin dal 2009. Questo inadempimento ha impedito il rinnovo del titolo, rendendo la concessione ormai scaduta e inesistente ben prima delle leggi sulle proroghe. Di conseguenza, la prosecuzione dell'attività configura il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore del Locale, confermando la legittimità del sigillo giudiziario per evitare il protrarsi dell'illecito.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale: reato sì, demolizione no
Un imprenditore e un acquirente sono stati accusati di abusiva occupazione di spazio demaniale dopo la decadenza della concessione di un porto turistico. L'imprenditore ha anche realizzato opere senza un valido titolo edilizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la sua consapevolezza dell'abuso. Per l'imprenditore, la Corte ha confermato la responsabilità per l'occupazione abusiva, ma ha annullato senza rinvio la condanna per abuso edilizio perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il relativo ordine di demolizione delle opere.
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Notifica del ricorso in Cassazione tardiva: il Condominio vince
Le Amministrazioni Pubbliche hanno richiesto a un Condominio un indennizzo per l'occupazione abusiva di un'area demaniale marittima, causata dall'installazione di uno scarico in muratura. La Corte d'Appello ha ritenuto non dovute le somme così come calcolate. Le Amministrazioni hanno quindi proposto ricorso, ma la prima notifica del ricorso in Cassazione è fallita perché il difensore domiciliatario si era trasferito. Le Amministrazioni hanno riattivato la procedura di notifica solo dopo oltre due mesi, superando ampiamente il termine di trenta giorni previsto per rimediare all'errore non imputabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, condannando le Amministrazioni al pagamento delle spese di lite. Il Condominio ha quindi vinto la causa.
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