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Deducibilità

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263 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società di gestione interportuale riguardante la deducibilità dei costi di acquisto di un centro commerciale. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Costi di sponsorizzazione: il Fisco perde contro lo sport
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di costi di sponsorizzazione versati a favore di due associazioni sportive dilettantistiche, ritenendoli sproporzionati rispetto agli utili aziendali e quindi antieconomici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che le spese di sponsorizzazione verso compagini sportive dilettantistiche godono di una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità come spese di pubblicità. Per l'applicazione di questa agevolazione è sufficiente che il soggetto sponsorizzato sia un'associazione dilettantistica, che sia rispettato il limite di spesa e che l'attività promozionale sia stata effettivamente svolta, rendendo irrilevante qualsiasi valutazione sulla convenienza economica dell'operazione.
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Deducibilità dei costi aziendali: vince l’impresa contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di un costo di 200.000 euro, sostenuto nell'ambito di una complessa operazione di permuta immobiliare. La somma era stata versata per ristrutturare un immobile, come richiesto dall'acquirente finale per concludere l'affare. Il fisco aveva riqualificato il pagamento come donazione liberale non deducibile, basandosi sulla dicitura a fondo perduto usata dalla ditta esecutrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando la piena deducibilità dei costi aziendali in questione. I giudici hanno chiarito che il costo era strettamente inerente all'attività d'impresa, in quanto necessario per perfezionare l'operazione commerciale, a prescindere dalle definizioni formali usate da soggetti terzi estranei all'accordo originario.
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Deducibilità dei costi aziendali: ko la sentenza senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'impresa di smaltimento rifiuti la deducibilità dei costi aziendali relativi all'acquisto di carburante, ritenendoli non documentati e privi del requisito di inerenza. I giudici di secondo grado avevano dato ragione all'impresa, giustificando le spese a causa del sequestro del distributore interno. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. I giudici supremi hanno rilevato una motivazione apparente: la sentenza di appello ha confuso gli acquisti interni con quelli esterni e non ha spiegato l'iter logico seguito, omettendo di verificare la reale inerenza delle spese e la presenza dei documenti obbligatori. La causa dovrà quindi essere interamente riesaminata da un nuovo collegio giudicante.
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Costi di sponsorizzazione: spese maxi e utili minimi ko
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità di alcuni costi di sponsorizzazione a favore di squadre sportive locali, ritenendoli sproporzionati rispetto ai bassi utili conseguiti. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'azienda, ritenendo i costi inerenti all'attività d'impresa per via del ritorno d'immagine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, sebbene il principio di inerenza sia qualitativo, la sproporzione quantitativa e l'antieconomicità della spesa rappresentano indizi fondamentali della mancanza di inerenza. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della congruità dei costi.
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Svalutazione crediti: il Fisco vince contro la banca in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un importante istituto di credito la deduzione di quote di svalutazione crediti calcolate sull'intero periodo dalla costituzione formale della società, anziché dalla data di effettiva autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria da parte della Banca d'Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per le banche il primo esercizio utile ai fini fiscali decorre solo dal momento in cui l'attività può essere legalmente esercitata. Inoltre, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca sulle spese di consulenza per la cessione di sportelli, confermando che tali costi non sono autonomi ma costituiscono oneri accessori che riducono direttamente le plusvalenze realizzate. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia.
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Deducibilità delle perdite su crediti: no al rimborso facile
La Società Contribuente ha richiesto il rimborso Ires per perdite derivanti dalla cessione pro soluto di crediti alla propria Società Controllante. L'Amministrazione Finanziaria ha negato gran parte del rimborso per mancanza di prove sull'insolvibilità dei debitori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la deducibilità delle perdite su crediti richiede la prova di elementi certi e precisi. Una relazione di parte, redatta da una Società di Consulenza privata un anno dopo la cessione e priva di riscontri istituzionali, non è sufficiente a dimostrare l'irrecuperabilità dei crediti. Inoltre, la condotta inerte della società nel non attivare tutele preventive esclude il diritto al rimborso.
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Deducibilità Irap: scontro tra Azienda e Fisco in Cassazione
Una grande società di credito ha richiesto il rimborso della maggiore Ires versata per la mancata deduzione dell'Irap sul costo del personale tra il 2009 e il 2011. L'Agenzia delle Entrate ha concesso solo un rimborso parziale, escludendo i contributi previdenziali e assicurativi dei lavoratori. Dopo i rifiuti nei primi gradi di giudizio, la società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la novità e la grande importanza della questione sulla deducibilità Irap, ha deciso di non emettere una decisione immediata. Con un'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno rinviato la causa a una pubblica udienza davanti alla sezione tributaria per un esame più approfondito.
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Indeducibilità dei costi da reato: lavoro vero ma spesa bloccata
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indeducibilità dei costi relativi all'assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. L'assunzione era avvenuta tramite un meccanismo fraudolento volto a ottenere indebiti sgravi contributivi, configurando il reato di truffa ai danni dell'INPS. I giudici di merito avevano inizialmente dato ragione all'impresa, ritenendo i costi deducibili poiché il lavoro era stato effettivamente prestato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo il principio dell'indeducibilità dei costi da reato quando le spese, seppur reali, sono direttamente collegate e funzionali al compimento di un illecito penale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Deducibilità dei costi black list: scontro tra fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di spedizioni internazionali la deducibilità dei costi black list, ossia le spese per operazioni commerciali con paesi a fiscalità privilegiata nell'anno 2007. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, riconoscendo l'effettivo interesse economico delle operazioni di trasporto richieste dai clienti. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la società contribuente ha chiesto la sospensione del processo per valutare l'adesione alla tregua fiscale tramite la definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio per consentire la definizione della controversia.
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Deducibilità dei costi aziendali: sì anche senza la fattura
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di commercio all'ingrosso di metalli preziosi la deducibilità dei costi aziendali per un importo di 180.000 euro, a causa della mancanza della fattura d'acquisto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del fisco, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la deducibilità dei costi aziendali può essere dimostrata anche senza fattura, purché vi siano altri elementi idonei. Nel caso specifico, la società ha provato l'operazione tramite il documento di trasporto (DDT) che attestava la consegna dell'oro, la regolare iscrizione a bilancio e la non contestazione dell'esistenza della spesa da parte della Guardia di Finanza. Il contribuente vince definitivamente la causa.
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Fatture false e deducibilità dei costi da operazioni inesistenti
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la partecipazione a una frode carosello, qualificandola come società cartiera priva di reale operatività. Di conseguenza, ha recuperato a tassazione i costi relativi a fatture ritenute oggettivamente inesistenti. La società ha impugnato l'accertamento, invocando la deducibilità dei costi da operazioni inesistenti sul presupposto che si trattasse di operazioni solo soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, mentre i costi di operazioni soggettivamente inesistenti possono essere dedotti se i beni sono reali e commercializzati, ciò non vale per le operazioni oggettivamente inesistenti. Poiché la società era una mera scatola vuota senza alcuna reale attività commerciale, le sue operazioni erano del tutto fittizie, rendendo i relativi costi totalmente indeducibili.
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Spese di sponsorizzazione: l’impresa batte il Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società la deducibilità di somme versate ad associazioni sportive dilettantistiche, ritenendole non congrue e riqualificandole come spese di rappresentanza anziché pubblicitarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che le spese di sponsorizzazione erogate a favore di compagini sportive dilettantistiche godono di una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità entro il limite annuo di 250.000 euro. Per beneficiare dell'agevolazione, è sufficiente che il soggetto sponsorizzato sia un'associazione dilettantistica, che l'importo sia nei limiti di legge, che vi sia una reale attività promozionale e che questa miri a promuovere l'immagine dello sponsor. Di conseguenza, l'Amministrazione finanziaria non può sindacare la convenienza economica di tali investimenti.
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Deducibilità costi IRAP: vittoria in Cassazione contro il Fisco
L'Azienda, attiva nel telemarketing, riceveva un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate riqualificava i contratti di appalto per servizi di call center in distacco di personale, escludendo la deducibilità dei relativi costi ai fini IRES, IRAP e IVA. La Corte di Giustizia Tributaria respingeva i ricorsi dell'Azienda. La Cassazione, tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso dell'Azienda. I giudici di legittimità rilevano che i giudici d'appello hanno omesso di motivare sulla spettanza della deducibilità costi IRAP per il personale distaccato, prevista dal cosiddetto cuneo fiscale (Art. 11, comma 4-octies, D.Lgs. 446/1997). La sentenza viene quindi cassata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto, mentre vengono rigettati i motivi relativi al difetto di contraddittorio e alla riqualificazione dei contratti.
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Deducibilità degli interessi passivi: no al favor rei retroattivo
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità degli interessi passivi per l'anno 2006, poiché la partecipazione societaria non era stata posseduta per il periodo minimo di dodici mesi richiesto dalla legge. La società ha chiesto l'applicazione retroattiva delle norme più favorevoli introdotte nel 2008, invocando il principio del favor rei. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le modifiche sulla deducibilità degli interessi passivi hanno natura sostanziale e non sanzionatoria. Di conseguenza, le nuove regole non sono retroattive e non si applicano agli anni d'imposta precedenti. La società perde definitivamente la causa.
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Deducibilità compenso amministratori: serve la delibera dei soci
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione fiscale dei costi relativi al compenso dell'amministratore delegato, ritenendoli privi dei requisiti di certezza poiché non deliberati preventivamente dall'assemblea dei soci. La società sosteneva che l'approvazione del bilancio contenente tale spesa equivalesse a una ratifica implicita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che per la deducibilità compenso amministratori è necessaria una specifica e preventiva delibera assembleare (o la previsione nello statuto). La semplice approvazione del bilancio non è sufficiente a sanare la mancanza di una decisione espressa sui compensi, rendendo indeducibile il relativo costo ai fini Ires.
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Deducibilità compensi amministratori: il bilancio non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità compensi amministratori per l'anno 2011, ritenendo i costi indeducibili per mancanza di una specifica delibera preventiva dei soci. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per la deducibilità di tali somme è indispensabile una esplicita delibera dell'assemblea dei soci o una previsione dello statuto. Non basta la semplice approvazione del bilancio d'esercizio che riporti i compensi nella nota integrativa, né una vecchia delibera di molti anni prima che prevedeva cifre inferiori. Di conseguenza, la sentenza precedente è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per ricalcolare le imposte dovute dalla società.
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Deducibilità costi infragruppo: l’azienda perde ma evita sanzioni
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento IRAP relativo al 2005 con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'indebita deduzione di ammortamenti di terreni, costi per il distacco di personale e costi infragruppo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale. Riguardo alla deducibilità costi infragruppo, la Corte ha ribadito che spetta al contribuente dimostrare l'effettività e l'inerenza dei servizi ricevuti, non bastando un contratto generico privo di data certa. Ha inoltre confermato l'indeducibilità IRAP delle spese per il personale distaccato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda limitatamente alle sanzioni, rilevando che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia sulla richiesta di disapplicazione delle sanzioni per obiettiva incertezza normativa. La causa è stata rinviata per ridiscutere unicamente la questione delle sanzioni.
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Deducibilità spese manutenzione straordinaria: Fisco battuto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a un professionista la deduzione dei costi e la detrazione IVA per lavori di ristrutturazione su un immobile in affitto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la piena deducibilità spese manutenzione straordinaria sostenute dal conduttore su beni di proprietà altrui. I giudici hanno chiarito che non serve la proprietà dell'immobile per scaricare i costi: è sufficiente che esista un nesso di strumentalità, anche solo potenziale o futuro, tra i lavori eseguiti e l'attività d'impresa o professionale esercitata. Di conseguenza, il professionista vince la causa e l'amministrazione finanziaria deve rimborsare le spese di giudizio.
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Inerenza dei costi aziendali: deducibili i lavori in affitto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società concessionaria la deducibilità delle spese di ristrutturazione straordinaria effettuate su un immobile preso in affitto, ritenendo che mancasse l'inerenza dei costi aziendali poiché il beneficiario finale era il proprietario. La Corte di Cassazione ha invece confermato che tali spese sono deducibili per l'inquilino se risultano indispensabili per svolgere l'attività commerciale e rispettare gli standard imposti dal marchio. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco su un secondo punto riguardante altri costi di gestione (utenze e riscaldamento), poiché i giudici d'appello non avevano adeguatamente verificato se, in base al contratto di locazione, tali spese dovessero gravare sul proprietario o sull'inquilino. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame su questo specifico aspetto.
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