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Dedotto E Deducibile

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43 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mansioni superiori: differenze retributive e giudicato
Un dipendente di un ente pubblico ha richiesto l'ammissione al passivo per ottenere il pagamento delle differenze retributive derivanti dallo svolgimento di mansioni superiori come autista soccorritore. Il Tribunale aveva respinto la domanda ritenendo che una precedente sentenza sulla stabilizzazione del lavoratore avesse già definito l'inquadramento, precludendo ulteriori pretese economiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo che il diritto all'inquadramento formale e il diritto al compenso per le mansioni superiori effettivamente svolte sono autonomi e non sovrapponibili.
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Usucapione tardiva: la preclusione da giudicato nega la seconda causa
Una proprietaria, dopo aver perso una causa per la demolizione di un manufatto troppo vicino al confine, ne avvia una nuova per far accertare l'usucapione del diritto a mantenerlo. La Cassazione ha respinto la sua richiesta, applicando il principio della preclusione da giudicato. I giudici hanno stabilito che l'usucapione doveva essere fatta valere correttamente nel primo processo. Non avendolo fatto, la proprietaria ha 'consumato' il suo diritto di difesa e non può riproporre la stessa pretesa in un giudizio separato. La decisione del primo giudice, anche se basata su un errore procedurale, impedisce una seconda possibilità.
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Giudicato esterno e opposizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opposizione a un'esecuzione forzata non può basarsi su un'eccezione di pagamento già esaminata e respinta in un precedente giudizio definitivo. Questo principio, noto come giudicato esterno, si applica anche se la sentenza originaria è stata successivamente revocata in appello, ma tale decisione di revoca non è ancora passata in giudicato. La Corte ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando che il giudicato formatosi sulla questione del pagamento preclude la sua riproposizione in sede di opposizione all'esecuzione.
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Giudicato dedotto e deducibile: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la domanda di risarcimento di un lavoratore per omissioni contributive, ritenendola coperta dal giudicato formatosi in un precedente processo. La Corte ha stabilito che la nuova pretesa, sebbene formulata diversamente, rientrava nel principio del "giudicato dedotto e deducibile", poiché tutti gli elementi di fatto per avanzarla erano già noti e potevano essere fatti valere nel primo giudizio. La richiesta di riscatto dei contributi non costituisce un fatto nuovo idoneo a superare il giudicato.
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Giudicato: il principio del dedotto e deducibile
Una lavoratrice del personale ATA, inizialmente esclusa da una graduatoria, ottiene il reinserimento con una sentenza passata in giudicato. Successivamente, il Ministero la esclude di nuovo, contestando la validità del suo titolo di studio, questione non sollevata nel primo giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la seconda esclusione è illegittima. Il diritto della lavoratrice all'inserimento era ormai coperto dal precedente giudicato, che si estende non solo a quanto discusso (il dedotto), ma anche a quanto si sarebbe potuto discutere (il deducibile), come la validità del titolo, quale presupposto del diritto stesso.
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Giudicato decreto ingiuntivo: blocca nuove azioni?
Un ex amministratore di condominio, forte di un decreto ingiuntivo passato in giudicato per il rimborso di somme anticipate, si è opposto a una successiva richiesta del condominio di restituire un presunto avanzo di cassa. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'amministratore, stabilendo che il giudicato decreto ingiuntivo copre l'intero rapporto di dare e avere, precludendo azioni successive basate sugli stessi fatti contabili, poiché le due pretese sono legalmente incompatibili.
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Giudicato esterno: limiti alla nuova azione bancaria
Una società, dopo aver ottenuto un giudizio definitivo per il ricalcolo del saldo del proprio conto corrente a causa dell'anatocismo, ha avviato una nuova causa per altre nullità (interessi usurari, etc.). La Corte di Cassazione, applicando il principio del giudicato esterno, ha stabilito che la prima sentenza, avendo già determinato il saldo del conto a una data specifica, preclude ogni nuova azione basata su questioni che si sarebbero potute sollevare nel primo processo. La decisione ribadisce l'ampia portata preclusiva del giudicato.
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Giudicato: cosa copre la sentenza definitiva?
Un dipendente pubblico ha richiesto un risarcimento danni, sostenendo la "falsità ideologica" di un provvedimento di distacco. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando le decisioni dei gradi inferiori basate sul principio del giudicato. La Corte ha ribadito che una sentenza definitiva impedisce di riproporre non solo le questioni già sollevate (il dedotto), ma anche tutte quelle che si sarebbero potute sollevare nel medesimo giudizio (il deducibile).
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Interessi ultradecennali: quando non sono ammissibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di interessi ultradecennali su un rimborso fiscale non è ammissibile attraverso un nuovo e autonomo giudizio se questi erano già maturati prima della formazione del giudicato sulla sorte capitale. La pretesa doveva essere avanzata nel corso del primo processo o, in alternativa, attraverso il giudizio di ottemperanza per l'esecuzione della sentenza. La Corte ha quindi cassato la decisione impugnata, dichiarando inammissibile il ricorso originario del contribuente.
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Giudicato esterno: limiti e portata nel lavoro
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in un primo giudizio la declaratoria di nullità del suo contratto di apprendistato, ha intentato una seconda causa per ottenere la riammissione in servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il principio del giudicato esterno preclude il riesame di questioni già decise o che si sarebbero potute decidere nel primo processo. La prima sentenza, non disponendo la reintegra, aveva implicitamente definito le conseguenze della cessazione del rapporto, rendendo inammissibile la nuova domanda.
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Giudicato restitutorio: i limiti della Cassazione
Due investitrici, dopo aver ottenuto la dichiarazione di nullità di contratti finanziari e la condanna della banca alla restituzione delle somme investite, si oppongono alla pretesa della banca di recuperare le cedole incassate. La questione verte sull'estensione del giudicato restitutorio: copre anche le pretese che la banca avrebbe potuto avanzare nel primo giudizio ma non ha avanzato? La Corte di Cassazione, data la rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per un approfondimento.
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Giudicato esterno: i limiti in cause successive
Un promissario acquirente, dopo una prima causa persa per risoluzione contrattuale, ne avvia una seconda per recesso basata su presunti vizi dell'immobile. La Cassazione conferma le decisioni di merito, stabilendo che il giudicato esterno formatosi sulla prima sentenza preclude il riesame delle stesse questioni di fatto (i vizi), in quanto deducibili già nel primo giudizio, anche se la domanda è formalmente diversa (recesso anziché risoluzione).
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Limiti del giudicato: quando si può fare una nuova causa
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato, stabilendo che una domanda risarcitoria non specificamente avanzata in un precedente giudizio non è preclusa. Il caso riguardava un'amministratrice che citava in giudizio la propria commercialista per danni derivanti da una mancata iscrizione previdenziale. La Corte ha stabilito che, poiché nel primo processo era stato accertato con sentenza passata in giudicato che l'amministratrice non aveva proposto alcuna domanda risarcitoria, la successiva azione legale era ammissibile. La preclusione del 'dedotto e deducibile' non si estende a domande nuove e diverse, ma solo a questioni che rientrano nell'oggetto del giudizio già definito. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Impugnazione rationes decidendi: appello inammissibile
Un'azienda ha impugnato una sentenza di primo grado che si basava su molteplici ragioni, omettendo di contestare quella fondata su un precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello, ribadendo un principio fondamentale: per un'efficace impugnazione, è necessario contestare tutte le autonome "rationes decidendi" della sentenza. L'omessa impugnazione di anche una sola di esse la rende definitiva, consolidando da sola l'intera decisione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
Un ente pubblico ha presentato ricorso contro una sentenza senza contestare uno dei suoi fondamenti giuridici, la cosiddetta ratio decidendi basata su un precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello, stabilendo che è obbligatorio impugnare tutte le motivazioni autonome che sorreggono una decisione per evitare che questa diventi definitiva.
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Conciliazione giudiziale: chiude tutte le porte?
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento professionale, ha intentato una nuova causa per ottenere una categoria superiore basandosi su una diversa clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, avendo natura di contratto transattivo, estende i suoi effetti a tutte le questioni che avrebbero potuto essere sollevate (il "deducibile"), non solo a quelle effettivamente discusse (il "dedotto"), precludendo così ulteriori rivendicazioni sulla medesima vicenda.
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Conciliazione Giudiziale: Copre Dedotto e Deducibile
Un dipendente pubblico, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale per il suo inquadramento, ha avviato una nuova causa sullo stesso tema basandosi su una norma diversa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la conciliazione giudiziale ha un effetto transattivo che copre non solo le questioni esplicitamente dedotte ma anche quelle che si sarebbero potute dedurre (il deducibile), precludendo così future controversie sull'argomento risolto.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
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Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento, avevano avviato una nuova causa per ottenere una progressione economica superiore. La Corte ha stabilito che la conciliazione, al pari di una sentenza passata in giudicato, copre non solo le questioni esplicitamente trattate (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), impedendo di fatto la riapertura del contenzioso su basi giuridiche diverse ma già esistenti al momento dell'accordo.
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